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Malo. Confartigianato spinge per la fusione con Monte di Malo

“Meno tasse, investimenti e burocrazia veloce”. Confartigianato spinge per la fusione tra Malo e Monte di Malo, che dopo gli entusiasmi iniziali, ha assunto una battuta d’arresto.

Il progetto di fusione dei Comuni di Malo e Monte di Malo ha animato negli ultimi mesi la vita politica locale e, nonostante i buoni propositi suffragati da diversi incontri tra i consiglieri comunali delle due realtà territoriali, l’argomento fusione sembra essere arrivato al bivio.

La situazione di stallo e incertezza non è passata inosservata a Confartigianato Vicenza, che nella sua politica incentiva verso forme di semplificazione amministrativa.

A intervenire sull’argomento è Nerio Dalla Vecchia, delegato alle politiche territoriali di Confartigianato Vicenza, il quale si dice sorpreso e amareggiato di questa circostanza.
“Proprio due giorni fa avevamo proposto ai sSindaci un incontro – ha dichiarato Dalla Vecchia – per confrontarci sulla questione e per sostenere le ragioni a sostegno della fusione, ma nonostante ciò l’invito non è stato colto. Un atteggiamento ingiustificato se consideriamo che la nostra volontà era quella di avere un confronto per analizzare assieme la quantità considerevole dei vantaggi, per cittadini e imprese, che ne deriverebbero. Per questo motivo auspico un maggior coraggio da parte degli amministratori e in particolare a Monte di Malo dove ci risultano maggiori criticità”.
La ragione risiede soprattutto nella nuova concezione dei comuni, non più semplicisticamente intesi come enti caratterizzati dai soli elementi costitutivi ‘classici’ del territorio e della popolazione, ma considerandoli enti che devono essere posti nelle condizioni di raggiungere un elevato livello di welfare. A dare una mano in tutto ciò i contributi straordinari statali erogati per dieci anni successivi alla costituzione del comune nato da fusione che, secondo i calcoli dell’associazione porterebbero, da un lato, a una diminuzione della fiscalità locale a carico del cittadino che potrebbe arrivare fino al 16%. Inoltre, fondamentale la possibilità di incrementare le spese di investimento di oltre il 60% rispetto all’attuale.

“I dati parlano chiaro e se tutto questo non dovesse bastare interverrebbero anche i contributi regionali che diventano obbligatori”, – ha continuato Dalla Vecchia.

Secondo Confartigianato, dalla fusione dei comuni ne trarrebbe beneficio anche il processo di riorganizzazione sovracomunale dei servizi, delle funzioni e delle strutture, attraverso la messa in rete delle risorse umane, finanziarie e strumentali e dell’adozione di logiche di polifunzionalità nel personale con minori spese di struttura grazie allo sfruttamento delle economie di scala nei costi e nei tempi e conseguenti maggiori risorse da dedicare ai servizi ai cittadini e alle imprese. Molti sono dunque i vantaggi derivanti dalla fusione anche in una logica di strategia di programmazione e sviluppo territoriale e urbanistico sovracomunale di area vasta o di sviluppo di politiche di marketing territoriale, nonché il maggior ‘peso istituzionale’ del nuovo ente.

Anche il presidente mandamentale Andrea Nardello interviene sulla questione che contraddistingue l’operato dell’associazione in prossimità dei due comuni coinvolti. “Auspicavo che il percorso fosse tracciato e che questo nostro territorio potesse essere uno dei primi in provincia e in regione. La fusione dei due comuni è molto importante, fondamentale per noi imprenditori, essa può portare solo benefici che si ripercuoteranno sulla competitività anche delle imprese che rappresentiamo. Chi si opporrà e non vorrà sfruttare questa importante occasione dovrà avere un nome e un cognome e si dovrà assumere la responsabilità delle proprie azioni nei confronti di cittadini e forze economiche”.
“Non ci sono ragioni plausibili per giustificare questo comportamento – ha concluso Nerio Dalla Vecchia – Certo è che questa battuta d’arresto non è di buon auspicio. Non vorremmo pensare che dietro a tutto ciò si nasconda solo l’ambizione e l’interesse politico personale a cospetto di un’intera comunità”.
“Le elezioni amministrative del 2019 a Monte di Malo non possono essere la ragione di questo arresto del processo di fusione – ha incalzato Nardello – La politica deve prendersi le responsabilità per il bene comune, non calcolare che questa questione possa costituire l’ago della bilancia sul futuro esito elettorale”.

Anna Bianchini