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Schio. ‘Caso Teppa’. Sindaci ed ex: ‘Impossibile che Orsi non sapesse’

Se per molti Valentino ‘Teppa’ Bortoloso, il partigiano appena insignito dal Governo con la ‘medaglia della Liberazione’ nonostante la condanna per essere stato parte attiva  nell’eccidio di Schio e aver partecipato al massacro di  54  detenuti della Resistenza, tra cui donne e bambini, è un eroe , il sindaco Valter Orsi si dissocia pubblicamente . Lo fa con un comunicato stampa e sul suo profilo facebook, dove in queste ore fioccano commenti al vetriolo per la rappresentanza del Comune in Prefettura per quella medaglia che il primo cittadino dichiara di non condividere.

 

La cerimonia si è svolta giovedì a Vicenza a Palazzo Leoni Montanari alla presenza del Prefetto Eugenio Soldà e di altri 83 partigiani vicentini, insigniti dello stesso riconoscimento, istituito per il 70° della fine della seconda guerra mondiale.

 

Ma a queste dichiarazioni che piacciono tanto alla destra di Schio fanno contrasto delle voci fuori dal coro, in particolare quella di un ex sindaco che di sinistra non lo è proprio mai stato, Maurizio Colman, amministratore di Piovene Rocchette dal 2004 al 2014 sotto la bandiera della Lega Nord.

 

Non certo per appoggiare il mito di  Teppa ‘eroe’, ma per chiedersi come sia possibile che il sindaco di Schio non sia venuto a conoscenza dei nomi dei partigiani ai quali sarebbe stata consegnata la medaglia, in particolare di quello di questo concittadino famoso oltre i confini regionali, in una cerimonia voluta dal Ministero della difesa, per le quali non solo gli inviti all’amministrazione vengono fatti con un largo anticipo, ma è impensabile che i destinatari dell’onorificenza non vengano messi nero su bianco.

 

Va da sé che la storia di un Orsi che, come si dice da queste parti, cade letteralmente ‘dal peraro’, non convince i vecchi amministratori come Colman che di comunicazioni dalla Prefettura ne hanno ricevute a centinaia. E sorge il dubbio che l’aver mandato un assessore al posto suo non sia una mossa casuale.

 

‘Quando la Prefettura comunica l’elenco di insigniti di onorificenze – spiega infatti Colman – non trascura certo nome e cognome. Quindi Orsi sapeva benissimo chi sarebbero stati i destinatari delle medaglie. Sorgono quindi due ipotesi: o il sindaco di Schio non sapeva di cosa stava parlando, oppure non controlla i suoi assessori, che manifestano uno smodato desiderio di esposizione di fascia tricolore’.

 

 Dello stesso parere, usando di sicuro toni meno perentori, sembrano essere anche altri ex amministratori, che confermano la tesi del ‘non poteva non sapere’.

Piero Menegozzo, noto esponente del Pd, anch’egli ex sindaco di Santorso per due mandati negli stessi anni di Colman, conferma che ‘in queste onorificenze di Stato, come anche in quelle relative ai cavalieri del lavoro e della Repubblica, le comunicazioni sono chiare e vengono fatte per tempo, con tanto di inviti ufficiali fatti all’amministrazione’.

 

Giorgio Meneghello, ex sindaco di Sarcedo, avvalla le parole di Menegozzo: ’E’ sempre stato così – ha confermato Meneghello – almeno fino a un paio d’anni fa, e dubito che le cose siano cambiate’.

 

 

 

Caustico si rivela invece Andrea Cecchellero, che di mandati ne ha visti due e sta ‘consumando’ il terzo, anche lui sotto il segno del leone leghista: ‘Il Prefetto deve aver avuto uno svarione colossale a non comunicare i nomi, ma è una cosa che ritengo praticamente impossibile. Se Orsi non sapeva ha comunque mandato alla cerimonia un assessore. Se non conosceva i nomi poteva almeno informarsi’.

 

A conferma del clima avvelenato dopo l’eclatanza mediatica partita dopo il primo articolo de Il Giornale di Vicenza, che mette in prima pagina  l’assessore scledense con tanto di fascia tricolore accanto al  ‘partigiano-assassino’ la si respira persino virtualmente dalla pagina facebook del sindaco Valter Orsi. Qualcuno, provocatoriamente, gli propone una raccolta firme per chiedere al Ministero della Difesa la revoca di quell’onorificenza, che ha tanto turbato il clima scledense.

P.V.