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Container e filo spinato: il primo centro italiano per trattenere chi chiede asilo pur arrivando da Paesi sicuri. Uno in ogni regione

Sulla «collina» di Pozzallo, nell’ex area industriale del paese, distante un chilometro dal porto. Realizzato in 40 giorni con dei container sistemati in un’area protetta da un perimetro con base in cemento, inferriate e filo spinato. È la prima struttura di trattenimento di richiedenti asilo che sarà attiva in Italia – da oggi, 24 settembre – per le cosiddette procedure accelerate di frontiera. La zona è poco frequentata ed è isolata rispetto al centro abitato di Pozzallo. All’interno 84 dei 300 posti previsti sono «riservati» ai migranti che potranno utilizzare il nuovo iter che prevede il versamento di 5.000 euro per evitare di esservi trattenuti.

L’annuncio della sua attivazione è stato dato dal ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, a Benevento, dove è intervenuto a concludere i lavori di «Sud Invest», confermando che di Cpr ce ne sarà uno in ogni regione, ma precisando che «sul tavolo al momento però c’è solo qualche ipotesi» sulle collocazioni specifiche.

Il sindaco di Pozzallo, Roberto Ammatuma, evita commenti diretti, limitandosi ad affermare di «riconoscersi perfettamente nelle parole del presidente della Repubblica Mattarella». «Siamo per accogliere – aggiunge – siamo per integrare ma a patto di regolarizzare questi immigrati».

«Ho avuto iniziali perplessità per questo tipo di strutture – spiega il sindaco – specie perché nell’hotspot a ridosso dell’area portuale attualmente gestiamo un centro con 220 posti disponibili e ne stiamo accogliendo 500. Il governo investa nell’accoglienza e nella conseguente regolarizzazione per fare in modo che si possano realizzare velocemente procedure di stabilizzazione, di rifugiato o di rimpatrio».