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L’ansia sul futuro fa tenere i soldi in tasca agli italiani

La paura dell’inflazione stronca le tentazioni degli italiani che preferiscono tenere i soldi in banca. A fronte di una crescita dei prezzi senza freni, il potere d’acquisto delle famiglie italiane è salito nel primo trimestre solo dello 0,3% mentre il deflatore implicito dei consumi finali è aumentato del 2,2%.

Secondo l’Istat nei primi tre mesi il reddito lordo disponibile delle famiglie è aumentato del 2,6% rispetto al trimestre precedente, ma nello stesso trimestre, la propensione al risparmio delle famiglie è stata pari al 12,6% (+1,1 punti percentuali rispetto al quarto trimestre 2021), a fronte di una crescita della spesa per consumi finali più debole rispetto a quella del reddito disponibile (+1,4% e +2,6% rispettivamente).

Il tasso di investimento delle famiglie consumatrici è stato pari al 7,2%, in aumento di 0,4 punti percentuali rispetto al trimestre precedente, a fronte di un aumento degli investimenti fissi lordi dell’8,1% e dell’aumento del reddito lordo disponibile del 2,6%.

In calo anche  la quota di profitto delle società non finanziarie è stata pari al 41,0%, in diminuzione di 0,6 punti percentuali rispetto al trimestre precedente. La flessione è il risultato di una lieve diminuzione del risultato lordo di gestione (-0,2%), a fronte di un aumento del valore aggiunto dell’1,4%.

Nello stesso trimestre, a fronte di un aumento degli investimenti fissi lordi del 5,2%, il tasso di investimento delle società non finanziarie è aumentato di 0,9 punti percentuali rispetto al trimestre precedente, attestandosi al 24,1%.