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Albo dei Commercialisti: cala il numero degli iscritti. Una professione senza appeal per i giovani

Fabrizio Carta

Chili e chili di carte inondano le scrivanie dei commercialisti mentre intorno ai tavoli, seduti ben comodi in poltrona, si parla di digitalizzazione. Le scadenze si susseguono mostruosamente insensate, per essere poi rinviate il giorno dopo la scadenza stessa, norme che abrogano leggi che sostituiscono decreti, per poi infine applicare una circolare dell’agenzia delle entrate, divenuta oramai l’unico organo legiferante in materia fiscale e tributaria.

Ore ed ore passate a dare seguito ad adempimenti inutili e ridondanti, solo per trasmettere un’infinita mole di dati ad una pubblica amministrazione che alla fine non sa come utilizzarli perché le banche dati tra di loro non si parlano (ah be’…), o almeno così dice Ruffini, l’uomo solo al comando dell’agenzia delle entrate.

Così, in modo tanto scontato quanto prevedibile, si conta per la prima volta un calo a livello nazionale sia tra gli iscritti all’albo nazionale dei dottori commercialisti, che soprattutto tra i praticanti, dove si registra addirittura un calo del 9,8%, dato che in Veneto peggiora raggiungendo un meno 15%.

E, come aggiunge Andrea Cecchetto, commercialista componente del Consiglio Confprofessioni del Veneto, “il numero di commercialisti non è in caduta libera solo per l’allungamento dell’età lavorativa e le contenute cancellazioni dei senior, magari già in pensione da tempo”. Infatti in Veneto solo il 16,7% dei commercialisti ha meno di 40 anni, il 62,2% si colloca fra i 41 e i 60 anni; il 21,1% ha più di 60 anni.

Ma secondo  Cecchetto, una soluzione per rendere più attrattiva tra i giovani la tanto vituperata professione sarebbe quella di appoggiare il disegno dilLegge sulle lauree abilitanti, in discussione in questi mesi in Parlamento, come ha fatto l’ordine degli ingegneri, così da accelerare l’ingresso nel mondo del lavoro dei più giovani, introducendo ulteriori misure di sostegno per gli under 40-50.

“Sarebbe auspicabile – aggiunge il dottor Cecchetto – un ragionamento a livello legislativo/ordinistico per incentivare la presenza dei più giovani a ricoprire determinati incarichi, penso ai Collegi Sindacali o agli incarichi in Tribunale, al fine di far ruotare gli incarichi privilegiando chi è all’inizio o nel pieno della propria vita lavorativa rispetto magari a chi essendo già in pensione può già godere di un reddito aggiuntivo.”.

Essere d’accordo con Cecchetto risulta molto difficile. Il fascino della professione decade giorno dopo giorno perché mancano le tutele e le esclusive.

Che senso ha iscriversi ad un albo per essere poi subissati dalla mattina alla sera di obblighi ed adempimenti? La privacy, l’antiriciclaggio, la sicurezza dei lavoratori, obblighi che si sovrappongono con gli invii dei dati delle farmacie, dei medici e delle pompe funebri, LiPe, tessera sanitaria, così via, in modo da avere tutti pronti a maggio il proprio 730 precompilato, che poi di giusto non ce n’è mai uno, mentre incombono come sempre i bilanci e i dichiarativi. Eh sì, ci vorrebbero tutele.

Che motivo c’è di superare un esame di stato in 4 prove, tre scritti e un orale, su tutto lo scibile umano in materia di fisco e diritto, dopo ben tre anni di tirocinio, se poi chiunque con un computer ed un software può fare il 95% del lavoro che fa un commercialista, spesso male, frequentemente peggio, mentre nessuno si oppone agli stregoni che giorno dopo giorno spuntano in rete promettendo a 1 euro al mese un risparmio fiscale del 300%, o alle contabilità tenute in Albania. Eh sì, ci vorrebbero esclusive.

All’ultimo sciopero nazionale programmato per protestare contro questo fisco cervellotico e delirante quasi tutte le sigle sindacali si sono ritirate alla sola e semplice promessa, naturalmente mai mantenuta, di aprire un tavolo di concertazione tra governo e commercialisti.

Credo che ai giovani non serva avere delle semplificazioni nel percorso di accesso alla professione, ma i giovani hanno bisogno di sogni, di senso di appartenenza ad un progetto comune, dell’orgoglio di far parte di una sola grande famiglia; perché poi la strada, chi ha le capacità, la trova da solo. Invece così i giorni passano, e poi gli anni, e tutti si rimane curvi sulle scrivanie, pronti a giocare come sempre allo schiaffo del soldato. E chi ha dato l’ultimo schiaffo però non lo becchiamo mai.