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Buropazzia, questo male tutto italiano

di Fabrizio Carta

E così si ricomincia, a colpi di dippiciemme, decretini, conversioni, modifiche, circolari, ordinanze, e cartastraccia varia, mantenendo ed accrescendo l’ipertrofia burocratica del nostro paese, alimentando la mortificante confusione interpretativa delle nostre norme. Senza lasciare indietro nessuno, ci dicono. Sì, che capisca cosa vogliano veramente dire o realmente fare!

Ed insieme riparte anche lo spettacolo mediatico del nostro Giuseppi, che si fa attendere come la migliore delle star televisive, gestendo la crisi come una trasmissione di intrattenimento qualsiasi.

Niente da fare. Oramai, e da tempo, l’Italia è in preda alla follia burocratica. La buropazzia ci invade, ci segna, frenando ogni tentativo di investimento, e pervade ogni settore della vita economica e pubblica del Paese.

A dirlo non sono (solo) io, ma alcune recenti ricerche condotte da autorevoli istituzioni internazionali, i cui risultati nei giorni scorsi sono stati ripresi dalla Fondazione Nazionale dei Commercialisti, nell’ambito di un complesso studio avente ad oggetto una ”Analisi della pressione fiscale in Italia, in Europa e nel mondo”.

L’indice utilizzato per questa speciale rilevazione si chiama Paying Taxes score, un indicatore che misura proprio il “peso degli adempimenti burocratici”, aggiungendo al peso della pressione fiscale, dove naturalmente siamo ai primi posti, il costo della burocrazia, e specificatamente: -) il tempo necessario per gli adempimenti; -) il numero dei pagamenti di imposte, tasse e contributi; -) tutte le attività successive al pagamento delle imposte e all’invio delle dichiarazioni fiscali.

Più lunghi sono i tempi della Pubblica Amministrazione, più pesanti sono gli adempimenti, più basso sarà il punteggio. Ebbene, manco a dirlo l’Italia si pone al 128° posto su 189 paesi esaminati, gli ultimi tra i paesi del G8.

La media dei punteggi attribuiti all’attività amministrativa, preoccupantemente basso, ci restituisce la fotografia di un sistema fiscale assolutamente macchinoso ed inefficiente.

Tanto per fare un esempio, è stato rilevato che per ottenere un rimborso iva, ovvero la restituzione di soldi vostri che sono stati versati in più all’Erario, bisogna aspettare ben 63 settimane, un tempo di attesa che ci fa guadagnare zero punti nella speciale classifica del Paying Taxes score.

Come detto, il calcolo rileva anche i tempi necessari per completare tutti gli adempimenti fiscali, ovvero l’insieme bulimico, duplicato e ridondante, delle svariate dichiarazioni che ogni anno lo stato ci richiede di inviare.

Smentendo il nostro Gualtieri, quello del “basta un click”, secondo questa ricerca il tempo totale medio impiegato a questo scopo è in Italia di ben 238 ore. In Gran Bretagna ce ne vogliono 114, meno della metà. A queste 238 ore se ne aggiungono altre 169 ore per elaborare le tasse sul lavoro e sui contributi, mentre in Canada ne bastano appena 36.

Nella speciale classifica del paying taxes la Germania quasi ci doppia con 97 punti contro i nostri 52,4, mentre il Giappone ne ha 95,2 e 94 punti gli Stati Uniti.

In compenso un primato ce l’abbiamo: siamo tra i più veloci quando si tratta di avviare una verifica fiscale dell’imposta sul reddito delle imprese!

I dati sono impietosi, ma non possiamo sempre prendercela con i lavoratori dello Stato. Proprio in questo lungo periodo pandemico ne abbiamo avuto la prova: un coacervo di disposizioni sempre più complesse, che tra di loro si accavallano e si sovrappongono, migliaia di disposizioni frammentate e spesso incoerenti per ottenere un minimo di aiuto dallo stato, una produzione di leggi sgangherata e scollata, un male che ha colpito tutti e che ha messo in mostra tutti i limiti del nostro apparato governativo.

La burocrazia dovrebbe regolare e controllare, e soprattutto far funzionare, il sistema produttivo, mantenendone l’equilibrio. “I burocrati (…) si suppone che siano necessari, così come si suppone che siano necessarie alla vita certe sostanze chimiche, ma provocano la morte se crescono oltre un certo limite.”.

Ma noi questo limite l’abbiamo superato da tempo, avvelenandoci lentamente, perdendo il lume della ragione e diventando vittime predestinate di una sconvolgente buropazzia. Ma andrà tutto bene.

Ad maiora!