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“Caro-bollette dipende dal prezzo del gas, che non calerà a breve”

“Se a fine anno avevamo detto che c’era l’aspettativa che dopo il primo trimestre 2022 ci si aspettava un decremento dei prezzi del gas, francamente ora la cosa diventa più difficile da credere perché sono subentrate questioni geopolitiche” che riguardano la Russia e le sue relazioni con l’Unione europea. “Quindi, sebbene ci si possa attendere una stabilizzazione, questa non è più così imminente”. Il ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani, lo dice in audizione alle commissioni riunite Attività produttive della Camera e Industria del Senato. Gli analisti vedono i tempi per un raffreddamento dei prezzi “molto lunghi, e difficilmente su esauriranno a marzo 2022, quindi servono misure strutturali e non contingenti”, precisa il ministro.

L’attuale e perdurante impennata dei prezzi dell’energia “non dipende dalla transizione ecologica ma da congiunture correlate al prezzo del gas”, sottolinea Cingolani. Ad esempio, ricorda il ministro, “il costo della CO2 contribuisce al massimo al 20%” ed è “importante ricordarlo per evitare un’avversione” nei confronti delle rinnovabili, badando sempre e comunque a una transizione che sia giusta e senza impatti sociali.

Per abbattere il costo dell’energia il Governo punta “all’utilizzo dei proventi delle aste della CO2”, dichiara Cingolani, e “come stima abbiamo valutato un risparmio di 1,5 miliardi” che verrebbero usati per agire “sulla componete Asos delle bollette”, gli oneri di sistema per il sostegno alle rinnovabili. “La metà di questi proventi è in capo al MiTE, 700-800 milioni” e “abbiamo deciso già di dedicarli all’abbattimento del costo delle bollette”, mentre “l’altra metà è in quota Mef che in maniera sinergica valuta di usare i fondi per la stessa ragione”.
Per quanto riguarda le azioni di defiscalizzazione per ridurre le bollette, si può “bisogna riflettere sull’Iva, ma non è prerogativa MiTE, ma del Mef”, rimarca Cingolani.

“Stiamo lavorando all’ipotesi di una revisione del sistema elettrico che va fatta in ottica europea, con un riassetto che veda lo spostamento delle rinnovabili su mercati di contrattazione di lungo termine e non più ancorati a gas e CO2″, annuncia Cingolani. Per il titolare del MiTE, andrebbe usato “il mercato spot a prezzo marginale solo come mercato di aggiustamento, nel quale opererebbero solo impianti a gas”, in Italia “con il capacity market l’energia di questi impianti avrebbe uno strike price massimo”. Si tratta, spiega il titolare del MiTE, di “una riflessione europea e sono in molti a pensare allo sganciamento dal mercato del gas”.

NESSUN RISCHIO BLACKOUT

“Se l’inverno permane a questo livello credo si possa essere ottimisti” e “in Italia, a meno di un febbraio tremendamente glaciale, non corriamo rischi” di blackout, “anche se le riserve sono un po’ meno piene” di gas rispetto “agli anni passati”, ma “non sostanzialmente diverse”, tranquillizza Cingolani. “In Europa alcuni Paesi potrebbero avere difficoltà”, rileva quindi il ministro.

IL NO AL ‘VECCHIO’ NUCLEARE

Noi non abbiamo centrali nucleari, non le possiamo fare e non le vogliamo fare“, afferma il ministro. “Quelle che non vogliamo fare”, precisa Cingolani, sono in particolare le centrali “di terza generazione e più vecchie“, come quelle di seconda generazione. Ciò detto, cosa diversa sono gli Small modular reactor-Smr “che minimizzano” la produzione di scorie, “nulla hanno a che vedere con il nucleare che abbiamo deciso di non fare e non vogliano a casa nostra”.

Bill Gates ha messo 5 miliardi sugli Smr, il primo lo consegnerà in Romania nel 2024″, quindi “è giusto vedere cosa accade”, prosegue il ministro della Transizione ecologica. Ciò detto, “io non parlo di nucleare, se però voi mi fate 15 domande sul nucleare io ne parlo”, dice Cingolani rivolto alle commissioni.