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Rivoluzione del ministro per le liste d’attesa. Punire i dg inefficienti

L’antica questione delle liste d’attesa nella Sanità italiana torna prepotente con ogni nuovo governo ed ogni nuovo ministro che si succede ad ogni cambio a Palazzo Chigi. Un problema che non risparmia nemmeno le regioni più virtuose. Persino nell’eccelente Veneto, i cittadini ormai fanno i conti con liste d’attesa a volte inaccessibili per chi ha una urgenza. E quindi sei costretto a rivolgherti al privato.

Questa volta la ricetta della ministra alla Salute Grillo porta a provvedimenti specifici: “abbiamo fatto uno sforzo importante, cioè  varato dopo 10 anni il nuovo piano nazionale di governo per le liste d’attesa – dice Giulia  Grillo  – abbiamo fondato per la prima volta un fondo per le liste d’attesa di 350 milioni di euro, prevediamo la decadenza di quei manager che non realizzano i risultati attesi e anche abbiamo previsto un numero di pubblica utilità (il 1500 operativo dal lunedì al venerdì dalle ore 10,00 alle 16,00) per segnalare malfunzionamenti sulle liste e per dare suggerimenti agli utenti su come risolvere certe problematiche”.

Un piano nazionale in verità mancava da circa 10 anni e non era stato mai monitorato né applicato. Dallo scorso febbraio il ministero ha dato mandato per attivare l’Osservatorio nazionale sulle Liste d’Attesa che affiancherà Regioni e Province col fine di rilevare ogni criticità a riguardo fornendo indicazioni su come superare le disuguaglianze per territorio.

Le novità sostanziali sulle liste annunciate dal ministro Grillo non sono di poco conto. Dopo la prima prestazione prescritta dal medico per esempio, quindi dopo la prima visita o prestazione, ulteriori richieste saranno fatte dal medico che ha fatto la visita senza dovere tornare dal medico di famiglia per ulteriore richiesta. E’ prevista totale trasparenza  perché l’accesso alle agende di prenotazione delle strutture pubbliche e convenzionate sarà per via informatica aziendale e regionale in rete.  L’attuazione da parte di regioni e province autonome  ha un termine di 60 giorni dallo scorso febbraio.

I Piani delle liste d’attesa territoriali dovranno riportare i tempi massimi d’attesa di ogni prestazione ambulatoriale e di ricovero, prevedendo l’utilizzo delle grandi apparecchiature di diagnostica per immagini, per esempio, per almeno l’80% della loro capacità produttiva. Infine, come ribadito ieri dal ministro poi, i direttori generali saranno valutati secondo gli obbiettivi di salute raggiunti (connessi a valutazioni particolari sui Lea, livelli essenziali di assistenza), vuol dire che chi non mette come priorità l’efficienza sulle liste d’attesa potrà essere rimosso dall’incarico.

Giuseppe Scarcella