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Pfizer e studio sulla terza dose: “Anticorpi più alti contro variante Delta”

epa08906078 Vials containing the Pfizer/BioNTech Covid-19 vaccine stand on a table during vaccinations at a nursing home of the German Red Cross (DRK) on the first day of the nationwide launch of Covid-19 vaccinations during the second wave of the coronavirus pandemic in Grossraeschen, Germany, 27 December 2020.. Germany is beginning the vaccinations on 27 December mainly with mobile teams who are inoculating senior citizens in nursing homes. The volume of delivered vaccine is to rise sharply next week and many mass vaccination centers will open their doors in early January. EPA/Sean Gallup / POOL

“Un ulteriore richiamo entro 6-12 mesi dalla seconda dose aiuta a mantenere un alto livello di protezione contro il Covid-19″. È quanto spiegano in una nota Pfizer e BioNTech, annunciando di aver presentato alla Food and Drug Administration (Fda) i dati iniziali emersi dalla loro sperimentazione a supporto della valutazione della terza dose di vaccino anti-Covid per una futura autorizzazione di questo richiamo in persone dai 16 anni in su.

Pfizer e BioNTech informano che dai primi dati emerge un livello di anticorpi neutralizzanti ‘significativamente’ più alto contro il virus Sars-CoV-2 iniziale e le varianti Beta e Delta in quanti hanno ricevuto un ulteriore richiamo, rispetto ai livelli osservati dopo due dosi. Nel comunicato a firma delle due aziende si legge inoltre che i risultati della fase 1 di sperimentazione saranno presentati nelle prossime settimane anche all’Agenzia europea del farmaco Ema e ad altri enti regolatori.

Il presidente e Ceo di Pfizer, Albert Bourla, dichiara che “la vaccinazione è il nostro mezzo più efficace per prevenire l’infezione da Covid-19, in particolare le malattie gravi e il ricovero, e il suo profondo impatto sulla protezione delle vite delle persone è indiscutibile”.

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