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Scuola, assegnati meno della metà dei posti a concorso. E il sostegno allontana i docenti

La stabilizzazione, e con essa la lotta al precariato, degli insegnanti italiani, per il momento, rimane una grande incompiuta. Almeno stando ai dati forniti da Tuttoscuola e commentati dall’Anief, secondo cui il concorso a cattedra 2016 sarebbe “un flop senza precedenti”. “Saranno assegnati meno della metà dei posti messi a bando”, commenta il sindacato, denunciando anche i limiti della riforma del sostegno agli alunni disabili, a seguito della quale rimarrebbero circa 40mila posti vacanti.

Buona scuola ancora da costruire, insomma, con il concorso a cattedra che presta il fianco a una serie di critiche. In Lombardia, una delle regioni dove erano stati messi in palio più posti (esattamente 4.963), ne risultano coperti da vincitori soltanto 2.458 (il 49,5%). Gli altri 2.505 (il 50,5%) rimarranno vacanti per mancanza di candidati vincitori. I dati sono stati riportati da Tuttoscuola, che si sofferma sul caso più clamoroso: quello di matematica e scienze (classe di concorso A28 per la scuola media) per il quale “nonostante la notevole quantità di posti in palio (915, il dato in assoluto più elevato tra tutti gli Uffici scolastici regionali), aveva presentato domanda di partecipazione un numero di candidati (900) inferiore al numero dei posti disponibili”. A livello nazionale si parla di oltre 30mila posti persi su 63mila messi a bando.

“Ebbene – si legge ancora sulla rivista specializzata – al termine di tutte le prove, sono risultati iscritti nella graduatoria di merito pubblicata ieri dall’Usr Lombardia soltanto 372 candidati, cioè il 41% di quelli che avevano presentato domanda, il che significa che ha superato la selezione molto meno della metà di quei 900 candidati che partivano con la vittoria in tasca in quanto virtualmente c’era posto per tutti. Per effetto di questa severa selezione rimarranno vacanti 543 posti, pari quasi al 60% di quelli messi a concorso nella regione”. A questi posti già vacanti, ricorda l’Anief, vanno aggiunti quelli dei docenti che chiederanno il passaggio di ruolo alle superiori e i pensionamenti, sommati ai molti altri oggi assegnati al 30 giugno, ma in realtà liberi poiché senza titolare.

Il problema è che “nel triennio di validità della graduatoria dei vincitori l’effetto dei posti vacanti non si farà sentire, perché quei 372 vincitori basteranno a colmare il fabbisogno del primo anno, ma nel biennio successivo, esaurita la graduatoria, non si potrà ricorrere alle Gae (graduatorie a esaurimento, ndr) in quanto anch’esse esaurite. Sarà, quindi, necessario ricorrere a supplenti abilitati o meno, confermando per questo settore una situazione di precarietà che viene da lontano”.

Quanto sta accadendo in Lombardia, secondo il sindacato, sarebbe la riprova che la gestione del precariato scolastico del prossimo triennio va gestita attraverso una fase transitoria che apra necessariamente le graduatorie a esaurimento anche agli abilitati dopo il 2011: si tratta di tutti quei docenti precari che hanno acquisito il titolo dopo il 2011, quindi coloro che hanno frequentato con esito positivo i vari corsi Tfa, Pas, Scienze della formazione primaria, all’estero e altri ancora. Tuttavia, questo non è previsto dal decreto delegato sul “riordino, adeguamento e semplificazione del sistema di formazione iniziale e di accesso nei ruoli di docente nella scuola secondaria” (Atto n. 377): “Per introdurre la collocazione in coda alle Gae di tutti i supplenti abilitati, basterebbe però dare seguito alle richieste emendative alle otto leggi delega presentate dal sindacato durante l’audizione in Senato tenuta la scorsa settimana”.

“In caso contrario – dichiara il presidente nazionale Anief, Marcello Pacifico – il ricorso sistematico al personale precario non potrà che acuirsi. Diventerà, nei prossimi anni, un problema endemico della nostra scuola pubblica, sovvertendo, dunque, quanto prospettato dal Governo Renzi che aveva invece promesso di abbattere il precariato proprio attraverso l’approvazione della riforma della scuola più contestata nella storia della Repubblica italiana”.

“Incrementare i posti a supplenza, oltre che comportare problemi didattici e formativi notevoli, allontana ulteriormente la nostra scuola dall’Unione Europea che ha chiesto in più occasioni, anche attraverso la Corte di giustizia di Lussemburgo, di provvedere a stabilizzare tutti i precari con titoli che abbiano svolto più di 36 mesi di servizio. È ovvio che se non si aprirà agli abilitati delle graduatorie d’istituto, a partire dalle classi di concorso dove non vi sono più candidati nelle Gae e nemmeno nelle graduatorie di merito, Anief è pronta – conclude il sindacalista – a citare di nuovo lo Stato italiano per inadempienza e a richiedere risarcimenti milionari”.

Anief ricorda, a questo proposito, che i tempi di messa a regime del nuovo modello selettivo dei docenti della scuola pubblica prevedono un’attesa di almeno sei anni: “In base allo schema approvato il 14 gennaio scorso dal Consiglio dei ministri, nelle superiori un precario che insegna nelle nostre scuole, già escluso dal piano straordinario di assunzioni della legge 107/15, dovrebbe aspettare fino al 2020 per vincere un concorso, frequentare un corso abilitante, abbandonare la supplenza come docente a tempo determinato per riavere la stessa supplenza con stipendio dimezzato, poiché tirocinante. Dopo di che, tornerebbe a fare il docente dopo sei anni con stipendio iniziale (quindi fino 2023) senza scatti di anzianità e, in caso di mancato superamento dell’esame finale, sarebbe pure bocciato. Mentre i vincitori, saranno formalmente stabilizzati solo nel 2024”.

Deludente, a parere del sindacato, pure la riforma sul sostegno ipotizzata dal Governo Gentiloni attraverso l’approvazione del decreto legislativo della legge 107/15, recante norme per la promozione dell’inclusione scolastica degli studenti con disabilità. Il testo, da approvare in via definitiva entro un mese e mezzo, allontanerebbe i docenti specializzati dall’esercizio della professione. “Attraverso la delega in via di approvazione, l’esecutivo vuole estendere per i docenti il vincolo a dieci anni di permanenza, pur piegandosi al riconoscimento del servizio pre-ruolo nel computo: si tratta, per il sindacato, di una decisione sbagliata raddoppiare la permanenza minima di anni sul sostegno, dagli attuali cinque a dieci, perché non aiuta la continuità didattica, contrasta la motivazione e discrimina il docente specializzato rispetto ai colleghi del consiglio di classe che continueranno ad avere il blocco triennale sulla disciplina”.

Da Anief, una proposta che prevede la progressiva stabilizzazione del personale sui 40mila posti liberi ancora oggi assegnanti annualmente: “Nel caso in cui l’ultimo contratto su posto vacante e disponibile complessivamente assegnato superi i 36 mesi di servizio è convertito a tempo indeterminato”, propone l’associazione sindacale, insieme alla possibilità di consentire ai docenti di ruolo di essere utilizzati su posti di sostegno, sempre se in possesso del titolo di specializzazione.