AltoVicentinOnline

Asiago. 32mila euro per imprese in crisi: “A fondo perduto”

Il Comune di Asiago investe 32mila euro a fondo perduto per dare supporto alle piccole imprese in crisi a causa del lockdown.

L’intervento dell’amministrazione comunale ha coinvolto 40 attività che hanno ridotto il fatturato per la chiusura forzata durante l’emergenza sanitaria e ha previsto lo stanziamento della somma da destinare ad attività produttive asiaghesi per fronteggiare le difficoltà economiche connesse e conseguenti all’emergenza sanitaria da Covid -19.

Un gesto per contribuire al mantenimento e al rilancio delle piccole imprese locali che, durante il lockdown, hanno subito la sospensione totale delle proprie attività con la conseguente riduzione del fatturato.

Un intervento, finanziato con fondi di rotazione, con cui ad ogni realtà produttiva che ne ha fatto richiesta è stato erogato un contributo straordinario a fondo perduto nella misura massima del 40% della spesa sostenuta nel periodo di chiusura forzata o di 600 euro mensili fino alla concorrenza massima di 1200 euro.

“Le piccole imprese sono il cuore pulsante della nostra economia e per questo abbiamo deciso di adottare una misura straordinaria per dare loro un segnale concreto di vicinanza nella difficile congiuntura economica che stiamo vivendo – ha dichiarato il sindaco di Asiago Roberto Rigoni Stern – Oggi più che mai il gioco di squadra pubblico-privato è necessario per resistere alle situazioni di crisi e poi ripartire con rinnovata fiducia. L’Amministrazione comunale continuerà a fare la propria parte”.

Sulla lunghezza d’onda del primo cittadino, l’assessore al Commercio di Asiago, Nicola Lobbia: “Aiutare le attività produttive significa aiutare le famiglie di un territorio che vogliamo difendere e valorizzare, stimolando il senso di appartenenza alla comunità – ha concluso – Nel presentare con soddisfazione il risultato dell’intervento che abbiamo promosso, auspichiamo che non si verifichi più un lockdown. Commercianti, artigiani e lavoratori autonomi non se lo possono permettere perché non se lo può permettere la nostra economia”.

di Redazione Altovicentinonline