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Asiago. Lupi, qualcuno li sta avvelenando. Munari: “Serve informazione adeguata”

Uccidere il lupo avvelenando le bestie da lui predate sembra essere l’idea che qualcuno ha avuto nell’Altopiano di Asiago.

Non si spiega altrimenti il ritrovamento di carcasse, colorate di un veleno bluastro, a Sasso di Asiago, dove il predatore aveva lasciato alcuni animali morti e sbranati. E il fatto riapre il dibattito sulla decisione della regione di ripopolare il territorio con il lupo, scontrandosi in parte con le amministrazioni locali che, anche se non si sono dette contrarie, chiedono di avere certezze sul numero degli esemplari, la sicurezza e i rimborsi in caso di attacco agli animali da pascolo. Perché evidentemente, non avendo ancora risposte chiare, alcuni cittadini hanno deciso di agire in prima persona per eliminare il lupo.

Ma andando avanti di questo passo, il risultato rischia di essere tutt’altro, perché il lupo non torna dalla sua preda, ma lascia gli avanzi ad altri predatori, come volpi o cani, che approfittano della carcassa abbandonata.

La convivenza con il lupo, riapparso nelle montagne dall’Altopiano alla Lessinia, stanno creando timore e le reazioni si stanno dimostrando incontrollate.

Nell’Altopiano l’attenzione nei confronti della presenza del lupo è sempre alta e sono sempre di più gli avvistamenti, anche di comuni cittadini che passeggiano tra le montagne.

Una cittadina di Asiago, proprietaria di un bar a Gallio ne ha avvistato uno in zona Pennar, una contrada residenziale, la domenica mattina andando ad aprire. Stupore e incredulità nel notare che non si trattava della solita volpe ma del maestoso lupo. Federico Povoledo, cacciatore e naturalista, appassionato osservatore di animali da settimane piazza le sue foto trappole ogni giorno nella speranza di immortalare il predatore che suscita grande fascino e ammirazione. Li descrive come molto timidi e paurosi nei confronti dell’uomo. Non sono dunque pericolosi perché scappano, inoltre sembra si stiano alzando di quota, in generale si muovono molto facendo fino a 20, 25 km a notte. Povoledo afferma con orgoglio che lo fa con una passione “che va seguita e portata avanti tutto l’anno e non solo nella stagione della caccia”, proprio per questo si definisce naturalista.

Ma non è solo stupore o curiosità ad animare la gente nei confronti del lupo, in molti ancora si definiscono impauriti e ammettono che non saprebbero come comportarsi se si dovessero trovare faccia a faccia con l’animale.
Emanuele Munari, sindaco di Gallio e Presidente dell’Unione Montana dei Comuni, ha recentemente partecipato  ad un incontro a porte chiuse tenutosi venerdì 24 marzo che ha lasciato ancora molte domande e solo qualche sicurezza. “È stata una riunione positiva con la Regione, rappresentanti del mondo della caccia e Coldiretti – ha spiegato – La Regione e la Provincia hanno espresso le loro istanze e garantito che continueranno a monitorare la situazione. Hanno parlato di un numero massimo di lupi anche se i monitoraggi sono ancora in fase embrionale. Inoltre si sono resi disponibili a mettere in atto caso per caso, secondo le esigenze sistemi di protezione quali recinti e cani specifici.”. Anche per i cittadini è stato ribadito, non c’è nulla da temere: “È stata confermata la sicurezza per le persone, che non sarebbero in pericolo, ma non c’è nulla di scontato. Noi sindaci e autorità locali nutriamo ancora forti dubbi sulla reintroduzione del lupo in Altopiano, ma dobbiamo rispettare il piano regionale, che per ora è solo all’inizio”.

Preoccupazione è stata invece espressa per i rimborsi dovuti alle uccisioni da parte del lupo degli animali. “Solo due estati fa l’orso M4 ha fatto razzie di animali al pascolo – ha continuato Munari – I risarcimenti non sono arrivati o lo sono solo parzialmente. Per quanto riguarda i risarcimenti diretti ed indiretti nel caso di attacco a persone, animali domestici o cose, dovranno essere certi e celeri. Inoltre è necessario che vengano prese precauzioni. Proviamo ad accettare la convivenza con il lupo a condizione che faccia il lupo allo stato brado, cibandosi di animali selvatici magari i più deboli. Ci vuole chiarezza e abbiamo chiesto il monitoraggio da parte di entrambi.”

Giulia Rigoni