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Schio. “Buoni pasto, due terzi agli stranieri: troppi sotto la soglia di povertà”

“L’emergenza covid ha rivelato che a Schio ci sono troppi stranieri che vivono al di sotto della soglia di povertà e che necessitano di aiuto. Oppure mentono sulle loro reali condizioni economiche”.
Lo pensa Alex Cioni, capogruppo e consigliere di Schio Città Capoluogo, che dopo aver preso atto che su 280 domande per buoni spesa presentate per la terza tranche, 200 sono andati a cittadini di origine straniera.

I dati, presentati come risposta ad una interrogazione all’amministrazione comunale, aprono uno squarcio sulle condizioni di molti cittadini residenti a Schio e, ha evidenziato Cioni, “i dati che emergono dall’assegnazione dei buoni spesa rivelano chiaramente che in città esistono centinaia di stranieri che vivono in condizioni al di sotto della soglia di povertà o che dichiarano il falso mentendo sulle loro reali condizioni economiche”.
Secondo il consigliere: “Se i buoni spesa sono stati pensati per aiutare chi ha avuto problemi lavorativi a causa delle restrizioni e per le chiusure imposte in particolare alle attività commerciali, come la ristorazione o le palestre, come mai la maggior parte delle richieste continua ad arrivare da cittadini extracomunitari e non da chi ha subito più pesantemente le conseguenze delle restrizioni? Come per le altre due erogazioni, anche per quest’ultima tranche, su duecentottanta (280) domande accolte per un totale di circa 88mila euro, quasi duecento (200) sono stati i cittadini extracomunitari o di origine straniera ad ottenere il contributo. Il dato incontestabile – ha continuato Cioni – è che il grosso degli aiuti sociali pagati dai contribuenti finisce poi nelle tasche degli ultimi arrivati, togliendo risorse preziose ai cittadini italiani. Questo genere di politica sociale, invece di diminuire le discriminazioni alimenta un vortice di ingiustizia sociale nei confronti degli italiani. L’ordinanza 658 del 29 marzo 2020 della Presidenza del Consiglio e della Protezione Civile attribuisce ai Servizi Sociali di ciascun Comune l’individuazione della platea dei beneficiari e il relativo contributo tra i nuclei familiari. Alla luce di questa indicazione, si sarebbe potuto, almeno per quest’ultima tranche e per quella in corso con altri 61mila euro circa da distribuire, restringere la platea, imponendo i medesimi requisiti previsti per accedere al Reddito di cittadinanza che è già abbondantemente aperturista verso gli stranier, ma prevede che il cittadino extra Ue debba essere in possesso di un permesso di soggiorno per soggiornanti di lungo periodo e residenti in Italia da almeno 10 anni, di cui gli ultimi due in modo continuativo”.