AltoVicentinOnline

Stop ai prodotti importati: scatta l’obbligo di etichettatura per pasta e riso

Un sospiro di sollievo per i consumatori che vogliono garanzie in merito ai cibi che consumano e soddisfazione per le aziende del territorio, che finalmente, con l’entrata in vigore dell’obbligo di etichettatura per pasta e riso, potranno riconoscere e certificare l’origine del grano impiegato e mettere fine all’inganno dei prodotti importati e spacciati per nazionali.

“Un importante segno di trasparenza a favore dei consumatori e della tutela delle aziende del territorio”, hanno commentato Martino Cerantola e Roberto Palù, rispettivamente presidente e direttore di Coldiretti Vicenza.

“L’etichetta di origine da oggi obbligatoria su pasta e riso permette finalmente di conoscere l’origine del grano impiegato e mette fine all’inganno dei prodotti importati, spacciati per nazionali, in una situazione in cui un pacco di pasta su tre è fatto con grano straniero, come pure un pacco di riso su quattro, senza che questo fosse indicato in etichetta”. Con queste parole Cerantola e Palù hanno commentato l’entrata in vigore dei due decreti interministeriali sull’indicazione dell’origine obbligatoria del riso e del grano per la pasta in etichetta dopo 180 giorni dalla pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, che cade esattamente il 13 febbraio per il riso ed il 14 febbraio per la pasta.

“L’assenza dell’indicazione chiara dell’origine non consente di conoscere un elemento di scelta determinante per le caratteristiche qualitative, ma impedisce anche ai consumatori di sostenere le realtà produttive nazionale e con esse il lavoro e l’economia del territorio – hanno sottolineato il presidente e il direttore di Coldiretti Vicenza – Le confezioni di pasta secca prodotte in Italia dovranno d’ora in poi avere obbligatoriamente indicato in etichetta il nome del Paese nel quale il grano viene coltivato e quello di molitura; se proviene o è stato molito in più paesi possono essere utilizzate, a seconda dei casi, le seguenti diciture: paesi UE, paesi NON UE, paesi UE E NON UE. Inoltre, se il grano duro è coltivato almeno per il 50% in un solo Paese, come ad esempio l’Italia, si potrà usare la dicitura: Italia e altri Paesi UE e/o non UE. Si tratta del risultato della guerra del grano lanciata da Coldiretti – hanno concluso Cerantola e Palù – con decine di migliaia di agricoltori scesi in piazza per difendere dal rischio di abbandono della coltivazione più diffusa in Italia realizzata spesso in aree marginali senza reali alternative”.