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Thiene-Monte di Malo. ‘Abbiamo chiuso per colpa dello Stato”

“Lo Stato ci ha fatto chiudere”. Rabbia e delusione per Paolo Vivian di Thiene e Lorenzo Dalla Via di Monte di Malo. Due ex partite Iva schiacciate da tasse e costi. Una cancrena diffusa, di cui poco si parla e per la quale la politica poco fa nel concreto. E se non vuoi farlo, se non ti vuoi arrendere, ‘paga e tasi’. Col rischio di dovere poi girare in mutande.

Uno commerciante, l’altro artigiano. Lorenzo impegnato per anni a far uscire piatti dalla cucina del suo ristorante. Paolo invece girando in lungo e largo il Veneto a montare serramenti, partendo l’alba, non rientrando a casa se prima non ha finito il cantiere.
Lavorando di lena, facendo fronte agli impegni, ogni santo giorno. Cercando di fare quadrare i conti, arrivando al  16 del mese a pagare l’obolo statale. Con la mazzata più dura che arriva con la dichiarazione dei redditi, ma non solo.  Una non vita la loro. Ma una sopravvivenza, che caratterizza il popolo delle partite Iva. Che di volta in volta vengono tirate in ballo dalla politica tutta, quando è tempo di promesse elettorali, ma che alla fine sono carne da macello.

Oggi il treno per Paolo e Lorenzo è giunto al capolinea. “E’una storia lunga che parte anche dall’ambizione personale di creare qualcosa e di fare qualcosa più degli altri- raccontano Lorenzo Dalla Via e Paolo Vivian -E anche, perché no, dal desiderio di avere qualcosa in più anche economicamente. Uno di noi è stato un commerciante e l’altro un artigiano. Tutto normale fino a vent’anni fa o forse più. Fino a quando nelle persone, ma soprattutto nello Stato, si è insinuata la convinzione  che queste due categorie rappresentassero la quintessenza degli evasori”.

Lo Stato si prendeva il 70%
“Questo perché hai un’attività, un’auto di grossa cilindrata o perché tua moglie può fare tre settimane di ferie in albergo. Sembra fantasia ma è la triste realtà, la realtà che ancora vive chi non è un ex – continuano -Noi abbiamo chiuso a causa di uno Stato che ti ruba più del 70% di quello che guadagni. Uno Stato che pretende la puntualità dei tuoi pagamenti, ma di contro se ti deve qualcosa decide e quantifica lui come e quando saldare il conto”.

Tanti doveri, ma pochi diritti
“Uno Stato che pretende che un ristorante sia pulito e in ordine,cosa legittima e giusta, ma lascia i topi circolare nei suoi ospedali. Uno Stato che ti obbliga a mille corsi di aggiornamento che ti devi pagare perché deve dare lavoro a schiere di presunti dottori neolaureati che dovrebbero spiegare a un muratore come si deve costruire una casa- spiegano sempre Paolo e Lorenzo- Uno Stato che pretende che tu non rubi, ma mette le mani nel tuo conto al riparo di una coperta di presunta legalità che allunga o accorcia a seconda del bisogno. Uno Stato che non permette che tuo figlio ti aiuti nel lavoro ma chiude gli occhi, anzi li abbassa,davanti ai caporali o ai capannoni dove schiere mai censite di cinesi lavorano per tre euro al giorno. Uno Stato che,per poter capire come devi e puoi lavorare,ti obbliga ad assumere minimo tre professionisti che si sappiano districare nelle paludi e sabbie mobili della burocrazia”.

“Uno Stato che dopo aver rubato e sprecato più della metà dei tuoi soldi, vuole controllare dove e come spendi quelli che ti rimangono in tasca. Ma ritiene di non dover spiegare come li spende lui. Che, paradossalmente,ti mette in condizione di lavorare non rispettando le regole perché se rispetti le regole sei meno tutelato di chi non lo fa. Uno Stato che, solo perché hai una tua attività, ti tratta come un potenziale evasore e chiude gli occhi sulle grandi industrie e multinazionali-  continuano le due ex partite Iva-Uno Stato che permette ad un Landini qualsiasi di proclamare uno sciopero generale e snobba due categorie che danno lavoro a molte più persone di quelle impiegate nelle grandi industrie. Due categorie che, a differenza delle grandi industrie, non chiede a Roma di  investire per loro in ricerche e tecnologie. Chiedono solo di poter lavorare in pace”

“Si potrebbe continuare ma ci sembra che possa bastare – uno sfogo per questi due ex imprenditori, che si conclude nella speranza che chi di dovere presti ascolto -Ma non siamo fiduciosi. Sarà perché noi non abbiamo ville al mare o in montagna e tre fuoriserie in garage e siamo,anzi eravamo un artigiano e un commerciante, quindi due pericolosi delinquenti evasori – concludono Paolo Vivian e Lorenzo Dalla Via, rivolgendosi sempre allo Stato -Grazie per averci fatto chiudere la nostra attività”.

Paola Viero