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L’aeroporto di Thiene a un passo dalla privatizzazione. Michelusi: ” Non ci arrenderemo”

Una doccia fredda per Thiene la bocciatura dell’emendamento presentato dalla senatrice Daniela Sbrollini e che mirava ad ottenere il rinvio di un anno dell’obbligo di dismissione delle partecipazioni pubbliche detenute in società che, pur non soddisfacendo i requisiti per essere mantenute secondo i criteri dettati dall’art. 24 del Testo Unico sulle Società Partecipate, avessero prodotto un risultato medio in utile nel triennio 2018-2020, reiterando così una sospensione analoga già approvata lo scorso anno dal Governo.

Nella norma, infatti, ricade anche la struttura aeroportuale cittadina, fiore all’occhiello della città e di tutto il territorio vicentino, con un bilancio in attivo e con potenzialità importanti, punto di riferimento tra le strutture di questa tipologia anche a livello nazionale per l’attività che vi svolge e che ha ricadute positive sull’economia e sul turismo.

«Sono innumerevoli i miei appelli, sia come assessore con delega all’Aeroporto sia, più recentemente, come Sindaco, lanciati in questi ultimi anni a chi deve rappresentarci a Roma perché si metta in atto un’azione congiunta trasversale mirata a salvare dalla privatizzazione decine e decine di società partecipate sane e, in primis e per quanto ci compete, quel gioiellino che è l’Aeroporto di Thiene – dichiara con amarezza il Sindaco, Giampi Michelusi -. Da tempo, infatti, abbiamo chiesto ai politici locali di chiedere al governo una modifica normativa e in particolare che venga abbassato il limite del fatturato da un milione a 500 mila euro. Purtroppo, nonostante le rassicurazioni ricevute, oggi ci troviamo con una bocciatura incomprensibile dell’emendamento presentato dalla sen. Sbrollini, che ringrazio sentitamente per avere preso a cuore concretamente la situazione del “Ferrarin”. Esprimo delusione e rammarico per un esito che avrebbe potuto essere molto diverso se i nostri parlamentari avessero scelto di sostenere concordemente un’esigenza sentita e radicata del territorio».

«Con la bocciatura dell’emendamento segnalato a mia firma sulla dismissione delle aziende partecipate il governo dimostra una sconfortante miopia – commenta Daniela Sbrollini, senatrice di Azione-Italia Viva, a proposito del Milleproroghe -. La nostra proposta di modifica intendeva rinviare l’obbligo di dismettere le partecipate nei casi in cui l’azienda avesse conseguito un utile nell’ultimo triennio. L’idea era quella di non privare lo Stato delle entrate garantite dalle aziende virtuose. Tra queste c’è, per esempio, un gioiello nazionale come l’aeroporto di Thiene. La proroga avrebbe consentito di valorizzarlo ulteriormente prima di decidere se rinunciare a esso o meno. Il governo ha invece deciso di vendere subito la struttura di Thiene come tutte le altre aziende efficienti. In questo modo – conclude la Sbrollini – otterrà delle entrate immediate dalla vendita ma perderà tutti i possibili utili futuri. Si tratta di una decisione del tutto priva di buon senso per la sua totale miopia economica».

«L’Aeroporto di Thiene funziona e dà lavoro e servizi al territorio – dichiara Giovanni Gasparotto, Presidente della società aeroportuale di Thiene – .Privatizzare la struttura significa che gli utili non saranno più interamente reinvestiti nella società, come avviene invece ora, nonché aprire alla concreta possibilità di un aumento delle tariffe che renderebbe non più sostenibile il permanere di molte delle attività operanti al “Ferrrarin”».   

Il D.LGS. 175/2016 (Testo Unico Società Partecipate) all’art. 24 dispone che «Le partecipazioni detenute, direttamente o indirettamente, dalle amministrazioni pubbliche alla data di entrata in vigore del presente decreto in società non riconducibili ad alcuna delle categorie di cui all’articolo 4, ovvero che non soddisfano i requisiti di cui all’articolo 5, commi 1 e 2, o che ricadono in una delle ipotesi di cui all’articolo 20, comma 2, sono alienate o sono oggetto delle misure di cui all’articolo 20, commi 1 e 2». L’aeroporto di Thiene, pertanto, ricade in una delle ipotesi previste dall’art. 20 comma 2, vale a dire in quella di partecipazioni in società che, nel triennio precedente, abbiano conseguito un fatturato medio non superiore a un milione di euro. Stante l’obbligo di alienazione, il citato art. 24, ai commi 4 e 5, disciplina le modalità di alienazione, da effettuarsi entro un anno dalla conclusione della ricognizione di cui al comma 1. Il Testo Unico Società Partecipate contiene, però, al medesimo art. 24, anche una deroga fino al 2022 con i commi 5-bis e 5-ter: «A tutela del patrimonio pubblico e del valore delle quote societarie pubbliche, fino al 31 dicembre 2021 le disposizioni dei commi 4 e 5 non si applicano nel caso in cui le società partecipate abbiano prodotto un risultato medio in utile nel triennio precedente alla ricognizione. L’amministrazione pubblica che detiene le partecipazioni è conseguentemente autorizzata a non procedere all’alienazione. 5-ter. Le disposizioni del comma 5-bis si applicano anche per l’anno 2022 nel caso in cui le società partecipate abbiano prodotto un risultato medio in utile nel triennio 2017-2019».

Ora verranno tentate altre strade, la prima delle quali è la presentazione domani di un ordine del giorno in Senato. Non viene escluso che si possa arrivare ad un ripensamento del MEF in materia, ma anche a una rilettura puntuale e analitica dell’emendamento da parte sempre del MEF.