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Schio. Aumenta la tassa sui rifiuti ma le minoranze difendono Ava: “Va tutelata”

Se l’aumento della tassa dei rifiuti non ha trovato tutti i consiglieri d’accordo, diversamente è andata per la voglia di conoscere nel dettaglio i costi di Ava (Alto Vicentino Ambiente), questione sulla quale nessuno, dall’amministrazione all’opposizione, ha posto dei dubbi.

Nel Comune di Schio la Tari aumenta di 10mila euro, lo 0,26%, con il solo voto della maggioranza, dopo un dibattito durato quasi due ore che ha coinvolto tutti i rappresentanti consigliari che, nonostante nei giorni scorsi si fossero lanciati addosso fuoco e fiamme, accusandosi a mezzo stampa e social anche di “falsità”, lunedì sera hanno discusso pacatamente, nel pieno rispetto delle idee altrui.

A rendere obbligatorio l’aumento è Arera, l’Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente che ha il compito di vigilare sulle tariffe, a livello nazionale, nell’esclusivo interesse dei cittadini, che ha imposto una regolamentazione sulle tariffe di Ava.

Era stato proprio l’adeguamento tra i vari Comuni a creare uno scontro diretto tra l’amministrazione di Schio ed i colleghi, nei mesi scorsi, poiché per ‘livellare’ le reciproche esigenze all’interno di Ava, la partecipata di cui Schio è socio maggioritario, proprio Schio avrebbe dovuto un aumento tariffario importante.

Da lì la decisione degli altri Comuni di auto imporsi un aumento massimo del 6% (Schio avrebbe avuto il 18% mentre Thiene il 12%), ma la questione non ha visto l’accordo del sindaco Valter Orsi, che aveva abbandonato la riunione, in totale disaccordo anche con Ava.

“In prima battuta il PEF proposto da AVA ipotizzava un incremento tariffario del 28% – ha spiegato il sindaco Orsi – E ciò senza prendere minimamente in considerazione il raggiungimento degli obiettivi qualitativi legati alla raccolta differenziata che a Schio ha raggiunto l’obiettivo prefissato dalla Regione Veneto per il 2020, ossia il 76% del totale. Se si considera, inoltre, che AVA negli ultimi anni ha sempre conseguito utili e, nell’ultimo esercizio, ha addirittura distribuito dividendi per circa un milione di euro, l’ipotesi di un incremento del 28% è apparsa subito del tutto ingiustificata, se non assurda. Infatti, Schio, pur avendo il 21 % degli abitanti del bacino servito da AVA, nel 2019 ha sostenuto costi per circa il 25% del totale. Quindi non si può certo dire che goda di condizioni particolarmente vantaggiose a danno dei comuni più piccoli. Il costo sostenuto da ogni scledense nel 2019 era di 97,6 euro contro una media (riferita a tutti 31 comuni) di 84,8 euro.  Accettare un incremento del 28% avrebbe comportato per Schio passare da 97,6 euro (2019) a 124,6 euro (2020) per abitante. L’amministrazione scledense si è subito attivata per comprendere come AVA abbia potuto richiedere un incremento tariffario così anomalo, ricorrendo anche a consulenze esterne. Nella relazione redatta da Samuele Zanardello, consulente incaricato dall’amministrazione comunale, si “rileva l’impossibilità di desumere puntualmente i driver utilizzati per la ripartizione dei costi che concorrono ad un sostanziale riequilibrio nella distribuzione dei costi stessi tra tutti i Comuni serviti – … – Ciò mettendo in crisi la gestone economica del servizio in diversi comuni tra cui il Comune di Schio”. La legittima richiesta da parte del Comune di Schio di precise indicazioni circa le modalità di attribuzione dei costi ha indotto AVA ad un primo ridimensionamento: nella formulazione ufficiale del PEF proposto da AVA, l’incremento è sceso al 18%, percentuale che, rimane comunque inaccettabile per la cittadinanza, specie in una situazione economicamente critica come l’attuale. Poiché i dati forniti da AVA al Comune di Schio continuano ad essere lacunosi e contraddittori e certamente non tali da giustificare un incremento tariffario del 18%, la Giunta ha optato per richiedere al Consiglio Comunale di approvare un incremento nei limiti dell’inflazione programmata, pari a € 0,26 %. È importante che le forze di minoranza, pur non esprimendo voto favorevole, abbiano compreso le finalità che muovono l’amministrazione comunale e al termine di lunga e approfondita disamina, con i distinguo del caso, si siano astenuti. In particolare, precisando di non aver mai chiesto l’approvazione di un aumento del 18%, il PD ha condiviso la necessità che AVA faccia chiarezza nei suoi conti, auspicando però che non si arrivi ad una rottura perché AVA costituisce una ricchezza per tutti”.

Se la posizione del Comune di Schio, molto risoluta nei confronti della grande partecipata che gestisce il ciclo dei rifiuti, non ha visto l’accordo di tutti, con le opposizioni di centro sinistra più a favore di un aumento maggiore della tassa e le opposizioni di centro destra contrarie nel tenere un atteggiamento troppo “muscolare” contro Ava, è emersa la volontà comune di essere messi a conoscenza in modo puntuale sui numeri e sui soldi gestiti dall’azienda.

Astenuto il Pd: “Ava non potrà sopportare il mancato gettito del Comune di Schio”

“Finalmente in Consiglio Comunale a Schio si è potuto discutere con pacatezza di un tema delicato su cui maggioranza e opposizione hanno idee radicalmente diverse: l’approvazione del Piano Economico Finanziario e i rapporti con AVA – ha commentato il capogruppo piddino Leonardo Dalla Vecchia – Avrebbe potuto essere un consiglio comunale di fuoco e invece, senza attacchi personali o toni offensivi, il Consiglio ha messo in pratica quel Manifesto della comunicazione non ostile approvato un anno fa in questa stessa sede. L’intervento di Arera ha lo scopo di ottenere in tutta Italia equità per il consumatore finale, a parità di servizio, indipendentemente da dove vive.

AVA ha dovuto rivedere tutte le tariffe e tutti i Comuni hanno avuto delle sorprese, infatti alcuni hanno avuto notevoli ribassi e altri notevoli aumenti da parte di AVA per la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti. Noi comprendiamo e approviamo la necessità del sindaco di fare chiarezza sui numeri forniti dalla società: è una richiesta legittima e doverosa, anche se ricordiamo che il Comune di Schio siede nell’assemblea dei soci che aveva approvato il bilancio. Il nostro comune, come socio di maggioranza (al 22%) aveva anche indicato il presidente della società, recentemente dimessosi. Non condividiamo il fatto che Schio sia andato allo scontro con la società e non abbia cercato una via diversa, mentre tutti gli altri comuni l’hanno trovata. Questo ci dà la misura dell’isolamento: la battaglia di Schio contro AVA è solitaria, nessun altro comune socio ci ha seguiti. Ava non potrà sopportare il mancato gettito di Schio per due anni di seguito. E tra pochi mesi decideremo proprio su questo”.

Coalizione Civica: “Avremmo preferito un accordo con gli altri Comuni”

“Non ci opporremo mai alla volontà dell’amministrazione di rendere trasparenti i parametri e i centri di costo, ma è evidente che qualcosa nel rapporto tra il nostro Comune, Ava e gli altri sindaci si è rotto. Il sindaco dice che risponde ai cittadini, e questo è scontato, ma non basta. Schio dovrebbe avere ben altra ambizione, dovrebbe essere in grado di guidare i processi dell’Alto Vicentino – hanno sottolineato Carlo Cunegato e Giorgio De Zen di Coalizione Civica– Probabilmente si può ipotizzare che, nel passato, i Comuni più grandi siano stati favoriti, se dalla nuova tariffazione si prevede un aumento del 12% per Thiene e del 18% per Schio. Stupisce che il passaggio, tra l’altro virtuoso per noi, alla raccolta differenziata spinta nel nostro comune non abbia portato ad un aumento della tariffa. Se Schio pagherà l’1,6% invece del 18%, la differenza verrà messa dalla società, quindi, se vogliamo essere onesti, dagli altri comuni. Su questo punto come Coalizione Civica l’anno scorso avevamo presentato una mozione per chiedere che Schio proponesse di non distribuire l’utile di Ava: in questo modo si sarebbe potuto omogeneizzare i sistemi di raccolta tra vari comuni. Invece con la scelta di applicare un aumento inferiore a quello richiesto da Ava, si eroderà l’utile della stessa azienda senza essere però in accordo con gli altri comuni soci. Non neghiamo le difficoltà connesse al cambio di paradigma, tuttavia bisognava trovare un compromesso tra la necessità di contenere l’aumento della tariffa, l’equilibrio finanziario della società e gli interessi e i diritti degli altri soci”.

Astenuto il centro destra: “Non bisogna indebolire Ava”

“Il centrodestra ha scelto la via dell’astensione. Abbiamo compreso e condiviso la richiesta di trasparenza che l’amministrazione ha reclamato ad Ava – ha spiegato Alex Cioni – Essere messi nelle condizioni di esaminare in maniera analitica i costi, in modo da appurare se l’aumento del 18% calcolato per il Comune di Schio è giustificato, non è solo un diritto sacrosanto per Schio ma vale per tutti gli altri Comuni soci. Non è pensabile, soprattutto in questo particolare momento, andare a pesare sulle tasche dei cittadini dopo che gli stessi hanno contribuito negli ultimi anni al raggiungimento del traguardo di un alto livello di percentuale di raccolta differenziata dei rifiuti, in ragione peraltro del tanto decantato processo di economia circolare”. Secondo Cioni però ci deve essere più tolleranza e collaborazione con Ava: “che è un patrimonio pubblico dei Comuni che, anche in ragione del fatto di possedere uno dei due termovalorizzatori operativi in regione Veneto, non va solamente tutelato, bensì rafforzato per evitare di indebolire una società strategica per l’alto vicentino e i suoi abitanti stimolando appetiti che potrebbero mal conciliarsi con gli interessi del nostro territori”.

Anna Bianchini