di Natalia Bandiera

Nel settembre 2020, capita ancora di ascoltare pronunciare il termine ‘teron’ con accezione negativa. E’ chiaramente un’accezione negativa quando da cronista abituata ad ascoltare la ‘pancia’ ed il parere del popolo ti imbatti in persone dell’Alto Vicentino a cui chiedi l’intenzione di voto alle regionali ormai alle porte e ti senti rispondere dal ‘veciotto di destra’ : ‘E’ bravo, parla bene, non ha mai cambiato partito, ha studiato ed è preparato, ma el xe teron’. Sono questi i commenti su Vincenzo Forte (Fratelli d’Italia), al centro di una campagna elettorale non proprio pulita da parte degli avversari, che specialmente nella Valle dell’Astico lo stanno screditando con argomentazioni da terzo mondo culturale. Qualcosa che fai fatica a comprendere nella regione più civile d’Italia, dove il popolo operoso e devoto al lavoro più che a Dio, ha reso questa terra il ‘cuore dell’economia italiana’, un motore così potente da riuscire a trascinare lo Stivale intero. Una regione, che però poi, finisce nel primitivo quando  senti discriminare le persone che chiedono opportunità oneste, che esse siano nell’ambito nella politica, dell’università, dell’imprenditorialità, della medicina, solo perchè le origini appartengono a realtà distanti qualche centinaio di chilometri da te. Io sarò terrone, nel senso dispregiativo del termine, ma tu chi sei che nel 2020, vuoi mettere all’angolo il tuo avversario con argomentazioni di tale bassezza intellettuale e culturale?

Premetto che il termine terrone mi è sempre piaciuto e quando qualcuno mi chiede del mio accento variegato, nonostante la regione Veneto sia la terra in cui abbia risieduto di più in tutta la mia vita, la prima cosa che rispondo è: ‘sono mezza terrona’. Lo dico con un pizzico di orgoglio, come se volessi fare valere quel valore in più, che le mie origini ‘diverse’ credo conferiscano alla mia modesta esistenza. Faccio davvero fatica ad accettare che si discrimini per essere nati nel Lazio, in Sicilia, in Calabria. Non lo accetto ai giorni nostri.

Penso a tutti i terroni che hanno dato un grosso contributo alla regione Veneto, parlo di ufficiali dei Carabinieri che proprio per aver fatto trincea nel meridione, hanno saputo infliggere colpi durissimi alla criminalità del Nord. Parlo di fior fiore di medici, che da decenni vivono qui come il Professor Andrea Crisanti, romano, che arginando il focolaio del Covid 19, quando esplose a Vo Euganeo, ha lasciato il segno nella scienza ed ora è ricercatissimo all’estero, da dove sono arrivati milioni di euro affinchè lui possa continuare i suoi studi sul caso veneto e aiutare il mondo a sconfiggere un virus che ci ha cambiati per sempre.

Voglio citare con orgoglio, Francesco Pagano, nato l’8 settembre 1932 in provincia di Messina, dove si è laureato per poi trasferirsi a Padova. Qui si specializza e diventa ricercatore e professore associato in Urologia. Nel 1978 diventa professore ordinario e direttore dell’Istituto di Urologia e vi resta fino alla pensione nel 2005, dopo essere stato Pro-rettore nel 2002-2005.In campo scientifico acquista fama interna-zionale e fa diventa-re la scuola padovana di Urologia uno dei massimi punti di forza dell’Ateneo. Non pago dei successi nel suo campo, crea un model-lo di centro di ricerca, organizzato secondo i più avanzati paradigmi internazionali. Diventa così uno dei creatori della Fondazione Ricer-ca Biomedica Avanzata di Padova, che sostiene il VIMM, l’Istituto Veneto di Medicina Molecolare. Del Vimm mantiene tuttora la presidenza, conti-nuando a lavorare con una intensità e una lucidi-tà che smentiscono l’anagrafe. Molti veneti si sono visti salvare la vita da questo gioiellino di origini siciliane, che paga le tasse in Veneto da sempre e a Padova fa accorrere ancora oggi, malati di tumore da tutta l’Italia.

Voglio menzionare la calabrese Emilia Laugelli, natia di Soverato e ancora oggi, al servizio dellUlss 7, dove accompagna alla morte con straordinaria professionalità i malati oncologici senza scampo. Un lavoro che non richiede solo altissima competenza nel suo campo, ma una empatia, che l’ormai nonna Emilia Laugelli, ha ereditato dalla sua terra d’origine e messo al servizio dei veneti. Va ricordato che è di questa professionista calabrese residente a Schio, l’idea del telefono che ha salvato la vita a centinaia di imprenditori in crisi. Il progetto lo ha ‘partorito’ proprio lei, quando la Ulss 7 era ancora Ulss 4 e ne parlò con il Presidente della Regione Luca Zaia, che non esitò a finanziarlo. Psicologa responsabile del servizio e dell’U.O.D. Psicologia Clinica Ospedaliera Ospedale ‘Alto Vicentino’ Santorso, negli anni il telefono anti suicidio, ‘fiore all’occhiello’ della sanità della Regione Veneto, è stato esteso anche alle vittime del crac della Banca Popolare di Vicenza, che hanno perso i loro risparmi e a tutte le persone che stanno subendo disagi a causa del Covid 19, anche al solo scopo di ricevere una parola d’ascolto.

E ancora, vive a Thiene, ma è siciliana e già dal 31 gennaio, quando in Italia non si parlava ancora di Covid-19, Francesca Russo, 55 anni, ex dirigente (fino al 2016) della Ulss 4 e oggi,  Capo dipartimento della Prevenzione del Veneto. Questa ‘terrona’ aveva predisposto un piano di emergenza per il Veneto che, di fatto, ha salvato la Regione.

Se il governatore Luca Zaia non ha sbagliato un passo nella gestione dell’emergenza e se il ‘modello Veneto’ è stato imitato da mezza Italia, è grazie a questa professionista, che prima del ‘paziente zero’, prima delle fiere internazionali di Milano e prima che il Coronavirus diventasse l’incubo in cui è piombata l’Italia per due mesi, aveva già immaginato quel che sarebbe potuto accadere e aveva elaborato una task force che prevedeva l’isolamento e i tamponi in caso di eventuale riscontro di paziente con i sintomi da covid.

Potremmo citare decine e decine di casi di ‘terroni’ trapiantati in Veneto, dopo aver studiato nelle loro terre d’origine, si potrebbe scrivere un libro del peso di un mattone. Perchè un politico che vuole fare bene per una terra in cui vive ormai da anni, che ha sposato una veneta, che ha un curriculum con una marcia in più, non può avere chance solo perchè di origini romane? Non voterò Vincenzo Forte e l’ho incontrato una sola volta per lavoro in vita mia, ma per carità, cari avversari di questo candidato, ‘fategli la guerra’ con mezzi civili e non squallidi. Dimostrate che è un incapace, un disonesto e che non ha intenzioni buone per il popolo veneto che vuole rappresentare, se siete in grado di farlo. Altrimenti smettetela di ricorrere ai mezzucci sporchi della politica meschina, che quando non ha argomentazioni di qualità, ricorre ai pettegolezzi e al razzismo, facendo breccia sulle ‘masse fragili culturalmente’.

Natalia Bandiera

 

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