C’è un momento preciso in cui la scuola smette di essere solo un luogo da attraversare e diventa una responsabilità. Per Domenico Merlino, quel momento è arrivato prima del previsto. Aveva appena lasciato i banchi di un istituto tecnico della provincia di Messina quando, pochi mesi dopo, si è ritrovato dall’altra parte della cattedra, a Schio, nel cuore del Veneto industriale.

Diciannove anni, una valigia preparata in fretta e oltre mille chilometri da percorrere: il tempo di realizzare che il concorso era andato bene — benissimo — e la vita aveva già cambiato direzione. In cinque giorni Domenico ha salutato la Sicilia, la famiglia, le abitudini di sempre. Destinazione: una scuola superiore veneta, dove oggi insegna informatica come docente di ruolo.

Non è una storia di precocità ostentata, né di genialità da copertina. È piuttosto il racconto di un ragazzo che ha scelto la via più diretta: studiare, superare un concorso pubblico, mettersi alla prova. Al concorso per insegnanti tecnico-pratici ha ottenuto uno dei punteggi più alti della regione. Numeri che spiegano il risultato, ma non raccontano tutto.

Entrare in classe quando gli studenti hanno quasi la stessa età non è semplice. «La prima sfida — racconta — è farsi riconoscere senza alzare la voce». Niente autoritarismo, niente distanza artificiale. Il suo metodo passa dal rispetto e dalla concretezza: spiegare a cosa serve davvero quello che si studia, come si applica fuori dalla scuola, nel lavoro e nella vita quotidiana.

Anche per questo l’intelligenza artificiale è diventata uno dei temi centrali delle sue lezioni. Non come scorciatoia, ma come strumento da capire e governare. «Proibirla non serve — spiega — bisogna insegnare a usarla con criterio». È la visione di chi è cresciuto dentro la tecnologia, non accanto.

Dal Sud al Nord senza retorica

Schio non era nei suoi piani, ma oggi è una scelta che rivendica. Città a misura d’uomo, ritmi diversi, un contesto scolastico che gli ha permesso di inserirsi senza pregiudizi. Il Nord produttivo visto con gli occhi di un ragazzo del Sud che non cerca rivincite simboliche, ma opportunità concrete.

Nei fine settimana esplora il territorio, studia all’università — è iscritto a più corsi — e prepara le lezioni della settimana successiva. La sua è una quotidianità normale, se non fosse per un dettaglio: a 19 anni molti imparano a orientarsi nel mondo, lui è già chiamato a farlo fare agli altri. La storia di Domenico Merlino parla anche di una scuola italiana in trasformazione, che fatica a trovare docenti tecnici e apre spazi a profili giovani, competenti, formati sul campo. Una scuola che, forse, ha bisogno proprio di questo: insegnanti che ricordano perfettamente cosa significhi stare seduti dall’altra parte del banco. E così, mentre i suoi ex compagni affrontano i primi esami universitari, lui firma registri, prepara verifiche e impara ogni giorno che insegnare non è solo trasmettere nozioni, ma assumersi una responsabilità. Grande. Anche se hai solo diciannove anni.

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