Un’agenda ampia e complessa, che punta a ridisegnare il welfare veneto. Con una scommessa di fondo: fare del Sociale non un capitolo accessorio, ma l’asse portante delle politiche regionali. Natalità in calo, popolazione che invecchia, famiglie sempre più sotto pressione. È da qui che parte l’agenda di Paola Roma, nuova assessora regionale al Sociale del Veneto, un incarico che il presidente Alberto Stefani ha voluto fortemente, tanto da scorporarlo dalla Sanità e renderlo un assessorato autonomo, centrale nell’azione di governo.
Un segnale politico chiaro, che Roma traduce in una parola chiave: integrazione. In questi giorni, l’amministratore ha rilasciato una dettagliata intervista alla Nuova Venezia. Roma, all’urna regionale ha arraffato 8.485 preferenze. Ex sindaca di Ponte di Piave, presidente della conferenza dei sindaci dell’Ulss 2, incarna bene il volto di una Lega di “Governo”, senza “estremismi” ideologici. Nelle sue interviste, subito dopo il responso delle regionali e l’affidamento da parte di Stefani della delega al Sociale ha detto :” Abbiamo costruito il programma con i cittadini e con le imprese, con gli amministratori; quello che c’è deve essere rispettato, lavoreremo su quello che abbiamo concordato con i cittadini”.
Famiglia e natalità al centro
La priorità assoluta è il sostegno alla natalità, a partire dall’attuazione della legge regionale 20 del 2020. L’obiettivo è costruire un vero e proprio ecosistema di servizi per l’infanzia, con particolare attenzione alla fascia 0-6 anni e a un percorso scolastico più lineare e accessibile.
Tra le misure allo studio ci sono l’accompagnamento alla maternità, anche sul fronte della prevenzione della depressione post partum, rette degli asili più leggere, bonus nido, aiuti per le famiglie numerose o fragili e un forte investimento sul welfare aziendale, con strumenti come smart working e flessibilità oraria per conciliare lavoro e vita privata.
«Serve una visione integrata», sottolinea Roma, che guarda al sostegno alla genitorialità come a una politica trasversale, non settoriale.
Invecchiamento attivo e sanità di prossimità
Accanto all’inverno demografico corre un altro fenomeno strutturale: l’invecchiamento della popolazione, legato anche ai progressi della medicina. Qui la strategia regionale punta su assistenza di prossimità, prevenzione e invecchiamento attivo.
Dagli assistenti di quartiere alla promozione di stili di vita sani, fino al ruolo centrale di associazionismo, volontariato e reti di assistenza, il modello è quello di una comunità che si prende cura dei propri anziani prima che le fragilità diventino emergenze.
Un tassello fondamentale sarà la riorganizzazione della sanità territoriale: telemedicina, diagnostica di prossimità, riduzione degli accessi impropri ai pronto soccorso e delle liste d’attesa. Le case di comunità e le residenze per anziani dovranno diventare nodi attivi, grazie ai point of care, al telemonitoraggio domiciliare e alla consegna dei device direttamente a casa degli utenti.
Risorse e Pnrr
Un piano ambizioso, che pone inevitabilmente il tema delle risorse. Roma richiama i fondi del Pnrr, già destinati agli Ats, e insiste sulla necessità di ottimizzare i servizi esistenti, integrando assistenza domiciliare e case di comunità.
Il coinvolgimento del terzo settore non è visto come un ripiego, ma come un investimento in prevenzione: educazione all’attività motoria, reti territoriali capaci di intercettare i bisogni e ridurre i costi sociali nel lungo periodo.
Ats prima delle Ipab
Sulla riforma delle Ipab, promessa ma mai realizzata dalla precedente amministrazione, l’assessora frena: la priorità, al momento, sono gli Ats. Un percorso che Roma sta costruendo incontrando sindaci e amministratori di tutto il Veneto, per accompagnare i territori nel cambiamento.
Casa e welfare abitativo
Infine, il tema dell’abitare, strettamente legato alle politiche sociali e alla natalità. La Regione ha già messo sul tavolo 50 milioni di euro, destinati in primo luogo agli inquilini delle case popolari. Parte delle risorse servirà all’efficientamento energetico, per ridurre sprechi e bollette.
Ma lo sguardo va anche all’housing sociale, per quella fascia di popolazione che, pur lavorando, fatica a trovare casa: infermieri, operatori socio-sanitari, vigili del fuoco, forze dell’ordine, ma anche studenti, giovani coppie, genitori separati e persone che arrivano da altri territori.
di Redazione AltovicentinOnline
Stampa questa notizia




