Monta la rabbia degli industriali vicentini contro i parlamentari europei eletti in provincia e in tutta la circoscrizione elettorale del Nord Est che il 21 gennaio a Bruxelles hanno votato per bloccare l’accordo di libero scambio tra l’Unione Europea e i Paese sudamericani del Mercosur (Argentina, Brasile, Paraguay, Uruguay). A farsi portavoce del profondo disappunto, anzi della vera e propria indignazione degli industriali berici verso gli europarlamentari che hanno determinato il rinvio deltrattato commerciale al giudizio di compatibilità legale con altri trattati della Corte Europea di Giustizia, è Giulia Faresin, vicepresidente all’internazionalizzazione ed Europa di Confindustria Vicenza e direttore esecutivo della Faresin Industries di Breganze, azienda produttrice di macchinari per i settori zootecnico ad agricolo.

Il suo j’accuse è nero su bianco in un post pubblicato oggi sul profilo ufficiale Linkedin dell’associazione degli industriali berici. Anche se non menzionati, oggetto degli strali di Faresin sono i parlamentari della Lega, del Movimento Cinque Stelle e di Alleanza Verdi e Sinistra. Cioè i partiti che hanno votato in blocco per fermare, o perlomeno rallentare temporaneamente, l’entrata in vigore dell’accordo Mercosur. Ma è evidente che nel mirino sono soprattutto i leghisti, esponenti di una forza politica storicamente molto vicina alle istanze delle imprese manifatturiere: “Con quali argomentazioni si ripresenteranno ai nostri tavoli rivendicando la vicinanza al settore produttivo contro “l’Europa matrigna”?”, si chiede Faresin.

L’accordo Ue-Mercosur era arrivato a definizione a inizio gennaio, dopo 25 anni di stop and go nelle negoziazioni. Sembrava fatto, grazie proprio al decisivo via libera in Consiglio Ue del governo italiano. Ma le divisioni nella politica, non solo a livello italiano, restano. E si sono appunto palesate nel voto dell’Europarlamento. Divisioni trasversali a molti partiti, che riflettonouna spaccatura tra settori favorevoli e settori contrari dell’economia. A volere fortemente giungere a un trattato di libero scambio con i Paesi del Mercosur è infatti il mondo dell’industria, che vede in America Latina un importante mercato per l’export (i quattro paesi sudamericani in questione contano assieme 250 milioni di abitanti, con prospettive interessanti di crescita). Ad avversarlo con altrettanta forza è invece gran parte del mondo dell’agricoltura europea, anche quella italiana e veneta, che teme un’invasione di prodotti alimentari sudamericani a basso prezzo e con standard di sicurezza inadeguati.

Di seguito, l’intero testo del post Linkedin di Confindustria Vicenza: https://www.linkedin.com/posts/confindustria-vicenza_mercosur-activity-7420352087814762496-UJeD?utm_source=share&utm_medium=member_desktop&rcm=ACoAAA42dicBZbF73m7zPYCPh0KREV_e9d8wF2Y

Giulia Faresin, Vicepresidente all’Internazionalizzazione ed Europa: “Gli eurodeputati italiani e i relativi partiti che hanno votato per il rinvio dell’accordo EU-hashtag#Mercosur alla Corte EU sono responsabili di sabotaggio nei confronti dei lavoratori e delle imprese del Made in Italy. In special modo in riferimento alle imprese del Veneto e di Vicenza, che è la provincia con l’export pro capite più alto d’Italia.

Anche perché, numeri e specialmente nomi alla mano (come da verbale pubblicato sul sito del Parlamento Europeo), i voti italiani e, peggio ancora, quelli degli eletti nella circoscrizione Nord Est, sono stati decisivi visto che l’esito infausto per chi lavora in Italia è dipeso da soli 5 voti che, anziché opporsi al rinvio, hanno deciso di appoggiarlo.

Ed è un sabotaggio gravissimo perché siamo in un momento storico, evidente a chiunque, in cui il grado di libertà nel commercio internazionale è minacciato da più parti. In cui i nostri mercati di riferimento, ovvero i nostri migliori clienti, ci pongono barriere doganali o sono in difficoltà economica e quindi comprano meno da noi.

Dall’altra parte abbiamo una Cina in surplus produttivo che riversa in Italia ed Europa quantità enormi di prodotti, sussidiati e deregolamentati, erodendo la competitività delle produzioni di casa nostra.

Abbiamo aziende, anche storiche, che chiudono o rischiano di chiudere. Nella sola Vicenza, 840.000 abitanti, nel 2025, abbiamo avuto richieste di prima attivazione di CIGO per un totale di 11.685 lavoratori potenzialmente interessati e le richieste di proroga riguardano altre 14.664 persone.

Chi ha votato contro il Mercosur e chi ha ordinato di procedere in questo senso è cosciente di questi numeri?

Con quali giustificazioni hanno deciso di mettere la faccia su questa scelta?

Con quali argomentazioni si ripresenteranno ai nostri tavoli rivendicando la vicinanza al settore produttivo contro “l’Europa matrigna”?

Con la decisione di ieri, queste persone hanno di fatto votato contro un accordo che prevede l’eliminazione dei dazi, anche del 90%, per le nostre imprese esportatrici.

Parliamo, nel 2024 (ultimo dato completo disponibile), di un valore dell’export italiano pari a quasi 6,2 miliardi di euro, di cui quasi 2,3 miliardi esportati dal Nordest, 885 milioni dal Veneto e ben 547 milioni dalla sola Vicenza, che è quasi il 9% del totale nazionale verso il Mercosur.

Con il trattato firmato e attivo, si stima che l’export verso l’area possa arrivare a 14 miliardi a livello nazionale. Vuol dire che, potenzialmente, Vicenza potrebbe aspirare ad esportare oltre 1 miliardo di euro. Invece il trattato è ad oggi sospeso per 5 voti.

L’Europa matrigna, oggi, non è quella di von der Leyen, ma di coloro, europarlamentari e partiti, che hanno votato contro il Mercosur e contro il lavoro delle aziende del Nordest”.

F.P.

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