“La relazione sociosanitaria, restituisce una fotografia di una Regione che non risponde alle fragilità e, soprattutto, certifica, alla luce delle risposte di questa mattina, l’esistenza di veneti di serie A e di serie B. A preoccupare è inoltre lo stato degli organici Spisal, drammaticamente bassi rispetto all’aumento delle morti sul lavoro che nel 2025 raggiungono le 100 vittime”. Con queste parole Chiara Luisetto, Vicepresidente della V Commissione Sanità, assieme alle consigliere regionali, Monica Sambo e Anna Maria Bigon, commentano la relazione sociosanitaria, a margine della seduta della V Commissione consiliare permanente, evidenziando il forte scollamento tra i dati presentati e la realtà vissuta dai cittadini.
“I numeri non possono coprire i vuoti assistenziali che pesano ogni giorno sulle famiglie, – incalzano le consigliere. Dalle liste d’attesa di anziani e persone con disabilità, a coloro che attendono un servizio domiciliare, al ‘boom’ dei codici bianchi, i costi insostenibili per la residenzialità, fino a un’assistenza domiciliare su cui regna l’incertezza: non sappiamo come le persone fragili siano realmente seguite. In questo scenario, le pesanti diversità tra le diverse ULSS, specialmente nei servizi di salute mentale, rendono l’accesso alle cure un terno al lotto territoriale”.
“Iniziamo con i numeri crescenti delle attese – commentano le consigliere -: 10.972 gli anziani non autosufficienti in attesa di una Casa di riposo da 6 mesi a oltre un anno, 3213 persone che attendono una impegnativa di cura domiciliare, c’è una popolazione crescente che aspetta in casa un sostegno”.
“Un passaggio critico riguarda inoltre l’emergenza legata all’età evolutiva – sottolineano le consigliere -: i dati che ci sono stati forniti sul disagio giovanile risultano preoccupanti e drammaticamente parziali. I 34 posti letto in Neuropsichiatria sono del tutto insufficienti a coprire il fabbisogno regionale con il risultato che ancora troppi ragazzi sono ricoverati in reparti per adulti; così come sono inadeguate le aperture limitate dei centri di salute mentale di fronte a un bisogno che esplode tra i più giovani. Oggi si prova a dare qualche risposta, ma siamo ben lontani dall’offrire una rete di protezione solida: non si può rincorrere un’emergenza sociale con servizi a mezze aperture”.
Troppi codici bianchi
“Per quanto riguarda i codici bianchi – proseguono le consigliere – i dati veneti sono inequivocabili: oltre la metà degli accessi ai Pronto Soccorso avviene con codice bianco. All’ingresso, nel 55,5% dei casi viene attribuito il codice colore di triage bianco, mentre il 17,7% è classificato come verde. Solo una quota minoritaria degli accessi riguarda situazioni di reale urgenza: l’11,2% in codice giallo, il 13,3% in codice arancione e appena il 2,1% in codice rosso”.
“La lettura politica di questi numeri è chiara: il dato, certificato dalla stessa Regione, – dichiarano le consigliere – smentisce la narrazione secondo cui il sovraffollamento sarebbe dovuto principalmente alle emergenze. Finché la sanità territoriale resterà fragile e disomogenea, il Pronto Soccorso continuerà a essere utilizzato come unico punto di accesso al sistema, con ricadute pesanti sui tempi di attesa, sulla qualità dell’assistenza e sulle condizioni di lavoro degli operatori”.
“Se vogliamo davvero tutelare il modello veneto, dobbiamo tornare a investire sui servizi di prossimità e sulla parità di accesso alle cure. Questa relazione, purtroppo, – concludono Luisetto, Bigon e Sambo – conferma che la bussola della Giunta ha puntato lontano dalle risposte ai bisogni dei più fragili”.
Ulss 7: “La situazione della Neuropsichiatria infantile è gravissima, intervenga la Regione Veneto”
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