I dati dell’Osservatorio Economico Confcommercio e l’analisi del presidente provinciale Nicola Piccolo: “Il contesto internazionale non aiuta, ma serve comunque aumentare la capacità di spesa delle famiglie” Il Terziario di mercato vicentino ha chiuso il 2025 in sostanziale stabilità, anche se appaiono più in sofferenza il settore del commercio al dettaglio – in particolare dei prodotti per la persona (che comprende anche il segmento abbigliamento e calzature) e prodotti per la casa – e il settore ingrosso. È quanto emerge dall’Osservatorio Economico Occupazionale di Confcommercio Vicenza riferito all’anno appena concluso, che rileva i principali indicatori delle imprese attraverso un questionario al quale hanno risposto più di 300 aziende del commercio, turismo e servizi della provincia.

Secondo il report elaborato dall’Associazione di via Faccio, solo il 13% delle imprese coinvolte nell’indagine hanno dichiarato di trovarsi, al 31 dicembre 2025, in una situazione critica (ovvero in uno stato non buono o pessimo), mentre il restante si colloca nel range tra discreto e ottimo. Tra i settori più in sofferenza, come si diceva, il dettaglio prodotti per la persona, dove un’impresa su 5 segnala difficoltà. Un dato, questo, confermato anche leggendo altri indicatori dell’indagine: quello del fatturato, che è in calo nel raffronto 2024-2025 per il 42% di imprese del dettaglio prodotti per la persona interpellate; percentuale analoga lo registrano pure le imprese al dettaglio di prodotti per la casa. In difficoltà anche l’ingrosso, dove il calo di fatturato è stato percepito dal 48% delle imprese che hanno risposto al questionario. Ovviamente in queste attività ne ha risentito anche l’utile, con analoghe percentuali di flessione. Più performanti sono stati, sempre nel confronto tra i due anni, altri settori: il dettaglio prodotti alimentari ha visto il fatturato in aumento per il 43% delle imprese, anche se probabilmente il fenomeno si spiega con la crescita dei prezzi dovuta ai rincari delle materie prime, più che dall’aumento dei volumi (e infatti l’utile è rimasto invariato). Bene i servizi, dove per il 35% delle imprese il fatturato è cresciuto (il 48% lo segnala come invariato) e gli utili sono stati a loro volta in crescita per il 45% delle imprese interpellate. Positiva anche la performance del turismo e ristorazione: il 38% delle imprese hanno dichiarato fatturati in aumento (analoga la percentuale di chi ha segnalato stabilità), pur con utili non brillanti (solo il 27% li segnala in crescita e il 40% invariati). “A fine anno qualche leggero segnale positivo sul fronte dei consumi si è notato e questo apre una prospettiva più positiva sul 2026, ma ciò che serve alle imprese del commercio, turismo e servizi è un serio rilancio della capacità di spesa delle famiglie che non vediamo all’orizzonte – è l’analisi del presidente provinciale di Confcommercio Vicenza Nicola Piccolo -. Il contesto internazionale, poi, non aiuta, perché genera incertezza, aumentando la propensione al risparmio che si colloca su livelli storicamente molto elevati. Di fronte a tutto ciò appare evidente la prudenza delle imprese, che percepiscono le difficoltà della clientela e si trovano a fare i conti con l’aumento dei costi”. E in effetti, secondo quanto rilevato dall’Osservatorio di Confcommercio, l’85% delle imprese dichiarano di aver osservato tra la propria clientela, nel corso del 2025, sintomi di difficoltà (marcata nel 59% dei casi); il 91% ha subito, nello stesso periodo, un aumento dei costi aziendali (nel 53% dei casi fino ad un 10% di costi in più), anche se il 51%, poi, ha dichiarato di non aver aumentato i prezzi. “Ci incoraggia in ogni caso il fatto che un terzo delle nostre imprese con dipendenti abbia dichiarato di voler incrementare il proprio personale nel primo semestre di quest’anno – evidenzia il presidente di Confcommercio Vicenza -, segno che c’è voglia di crescere e investire”.

Il settore più propenso ad assumere è quello del turismo e ristorazione, dove la metà delle imprese interpellate ha dichiarato di voler inserire nuovo personale, ma questa propensione si scontra con la difficoltà a trovare figure professionali da assumere, segnalato dall’82% delle imprese del settore interpellate. “È un problema diffuso che non riguarda ovviamente solo questo settore – conclude il presidente Piccolo -: le soluzioni non sono dietro l’angolo, perché sono legate anche a fattori sociali, ma ciò che si può fare e su cui ci stiamo impegnando come Associazione, è di lavorare con le scuole per orientare i giovani verso le professioni del turismo e del commercio e al contempo garantire alle imprese, attraverso il nostro centro di formazione, personale adeguatamente preparato e pronto per essere subito operativo in azienda, anche attraverso specifici percorsi a costo zero per disoccupati”.

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