La fascia tricolore torna a far discutere. Succede a Bassano del Grappa, dove l’uso del simbolo distintivo del sindaco è finito al centro di una segnalazione formale inviata al Prefetto di Vicenza dai gruppi di opposizione, Bassano Passione Comune, Bassano per Tutti, È il Momento e Partito Democratico, che contestano al primo cittadino Nicola Finco un presunto utilizzo improprio del tricolore.
Secondo la minoranza, il sindaco avrebbe indossato la fascia durante un’attività di promozione di un’impresa commerciale privata, circostanza che, a loro giudizio, esulerebbe dai contesti ufficiali previsti dal Testo Unico degli Enti Locali e dalle circolari del Ministero dell’Interno. Da qui la richiesta di un chiarimento istituzionale e l’accusa di aver piegato un simbolo pubblico a finalità non consentite.
La polemica è seria, perché la fascia tricolore non è un accessorio decorativo: è il segno distintivo della funzione sindacale, carico di valore simbolico e giuridico. Ma è anche una polemica che, a ben guardare, non nasce oggi e non riguarda solo Bassano.
Da anni, infatti, l’uso della fascia tricolore è oggetto di interpretazioni, polemiche, interrogazioni parlamentari e richiami prefettizi in tutta Italia. Sindaci fotografati con la fascia in contesti discutibili, vicesindaci che la indossano impropriamente, assessori “promossi” per una cerimonia, primi cittadini che la portano a destra o a sinistra scatenando dibattiti degni di un congresso di araldica civica. La casistica è ampia e trasversale, coinvolgendo amministratori di ogni colore politico e latitudine.
Lo stesso Ministero dell’Interno, con la circolare n. 5 del 1998, é dovuto intervenire per chiarire che la disciplina normativa non è sempre stata esaustiva e che molto dipende dalla natura dell’evento e dalla veste con cui il sindaco vi partecipa. Non a caso, la legge oggi si limita a prescrivere che la fascia vada portata “a tracolla”, lasciando agli enti locali , e al buon senso istituzionale, il compito di declinarne l’uso corretto.
In questo quadro, la vicenda bassanese appare meno come un’eccezione clamorosa e più come l’ennesimo capitolo di una disputa ricorrente, dove il confine tra rappresentanza istituzionale, comunicazione politica e visibilità pubblica diventa sottile.
Il problema esiste, ma non nasce né finisce a Bassano del Grappa. È un nodo strutturale del rapporto tra simboli istituzionali e comunicazione contemporanea, amplificato dai social network e dalla personalizzazione della politica locale. Chiamare in causa il Prefetto è legittimo e magari, da questa vicenda, molti primi cittadini che da tempo dovrebbero essere bacchettati, prendano spunto per evitare di portarsi la fascia tricolore pure all’inaugurazione del retrobottega dell’amico.
Ora la parola passa agli organi competenti, che dovranno valutare se l’episodio contestato rientri o meno nei limiti della normativa. Nel frattempo, una certezza resta: la fascia tricolore continua a pesare più per le polemiche che suscita che per i grammi di seta di cui è fatta. E, a giudicare dai precedenti, non sarà certo l’ultima volta.
Cosa dicono le regole istituzionali
Destinazione d’uso: secondo il Ministero dell’Interno, la fascia deve essere indossata dal Sindaco (o dal Vice) solo nell’adempimento delle proprie funzioni.
Contesto privato: l’inaugurazione di una nuova attività commerciale non è un evento istituzionale. L’uso della fascia per tali scopi è considerato un uso illegittimo.
Regolamenti Comunali: spesso i regolamenti comunali vietano l’uso dello stemma e del gonfalone, e per estensione della fascia, in contesti non strettamente pubblici o ufficiali.
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