“Harry, il ciclone che ha flagellato le coste della Calabria, Sicilia e Sardegna, non è stato un semplice maltempo, ma un evento estremo multi-rischio con piogge abbondanti, vento forte e soprattutto mare estremo che hanno lavorato in sinergia, nello stesso momento, sugli stessi territori”.

Lo spiega alla redazione di AltovicentinOnline il meteorologo Ampro e presidente di Meteo in Veneto Marco Rabito, che sottolinea come tali eventi eventi estremi possono verificarsi anche nel nostro mare Adratico.

“Prima ancora di analizzare i meccanismi fisici e meteorologici che hanno dato origine al ciclone Harry, sento il dovere, come Meteorologo ma prima ancora come essere umano, di fermarmi sulle vite umane spezzate nel Mediterraneo durante questo evento atmosferico estremo. Mentre sulle coste del Sud Italia e in particolare in aree già fragili come quella di Niscemi si contavano danni materiali gravissimi, frane, evacuazioni e distruzione del territorio, in mare si consumava una tragedia silenziosa e purtroppo trascurata dai media nazionali. Parliamo di centinaia di uomini, donne e bambini, migranti in condizioni di estrema vulnerabilità, che stavano affrontando la traversata del Mediterraneo su imbarcazioni precarie e che non hanno avuto alcuna possibilità di sopravvivere di fronte a un mare reso improvvisamente ostile da un ciclone di eccezionale intensità. Le stime parlano di numeri drammatici, sicuramente nell’ordine delle centinaia, con il rischio concreto che il bilancio reale possa avvicinarsi alle migliaia di vite perdute. Non si tratta di freddi numeri o statistiche, ma esseri umani. Ritengo pertanto doveroso che ogni analisi scientifica debba necessariamente partire da questa presa di coscienza umana e con la tristezza nel cuore”.

Rabito, nel nostro mare Adriatico potrebbe verificarsi un evento simile?

Sì, fenomeni estremi sono possibili anche nel nostro mare, compreso l’Adriatico, anche se con caratteristiche locali diverse. Il Mediterraneo nel suo complesso sta diventando più dinamico e “energetico” a causa delle temperature della superficie marina più elevate, il che aumenta la probabilità di eventi intensi sul breve periodo. Anche se l’Adriatico è un mare più chiuso e tipicamente meno soggetto a cicloni profondi come quelli del Tirreno o del Canale di Sicilia, non possiamo escludere sistemi di bassa pressione stazionaria che producano mareggiate intense, piogge torrenziali o venti forti come già visto in altri episodi recenti (penso alla Acqua Granda a Venezia e Pellestrina del 12 novembre 2019.

Come mai il ciclone Harry nel Sud Italia ha generato un fenomeno così violento con onde alte fino a 16 metri?

Dal punto di vista meteorologico, il ciclone Harry non è stato un semplice sistema di bassa pressione: è stato un profondo ciclone mediterraneo con caratteristiche di bassa pressione stazionaria su vaste aree del bacino centrale. Quando un sistema di questo tipo rimane per giorni sul mare, si innesta con aria calda e umida proveniente dal Mediterraneo molto più caldo del normale, trasformando l’energia termica del mare in energia cinetica nei venti e nelle onde. In condizioni normali, il Mediterraneo è un mare relativamente piccolo e la formazione di cicloni intensi è rara, ma quando la temperatura superficiale del mare è molto elevata, come è avvenuto in questo caso, si crea un gradiente termico e umidità tali da alimentare venti forti e onde enormi, con picchi osservati fino a circa 16 metri di altezza al largo.

Oltre alla velocità molto elevata, quanto ha pesato la durata su una superficie del Mediterraneo molto vasta?

La durata è stata un fattore critico. Un ciclone può generare onde alte se i venti soffiano intensamente per un tempo prolungato su una lunga “fetch”, ovvero una distanza di mare libera su cui essi agiscono senza ostacoli. Nel caso di Harry, i venti forti hanno sofferto su vaste estensioni di Mediterraneo centrale per più giorni, permettendo al moto ondoso di crescere progressivamente fino a raggiungere ampiezze eccezionali. Questa combinazione di vento sostenuto, estensione geografica e mare anomalmente caldo ha alimentato una risposta oceanica violenta e persistente. Le condizioni di anomalia termica superficiale, diffuse non solo sul bacino del Mediterraneo, ma anche sul vicino Atlantico, risultano ormai quasi permanenti in ogni periodo dell’anno, rendendo questo fattore cruciale per l’innesco e l’intensificazione dei sistemi perturbati che attraversano tali latitudini, una costante strutturale con cui è inevitabile confrontarsi.

Siamo di fronte a un evento estremo legato al cambiamento climatico o ci sono altre cause, ad esempio un Mediterraneo più caldo per il riscaldamento globale?

La spiegazione non è univoca, ma la componente climatica è ormai inequivocabilmente importante. Il Mediterraneo ha mostrato negli ultimi anni anomalie termiche della superficie marina significativamente positive rispetto alle medie storiche. Queste anomalie aumentano l’energia disponibile per l’atmosfera, favorendo sistemi di bassa pressione più intensi, più duraturi e con maggiori capacità di generare fenomeni estremi come forti venti, piogge intense e onde eccezionali. La letteratura Climatologia e gli esperti dell’IPCC indicano che il contributo umano al riscaldamento globale ha aumentato le temperature marine, incrementando così il potenziale energetico per tempeste più violente. Quindi mentre i meccanismi meteorologici classici (pressione, vento, gradiente termico) spiegano la dinamica dell’evento, l’anomalia termica di base del mare è coerente con ciò che ci aspetteremmo in un clima che si sta riscaldando.

Perché le onde sono diventate così alte?

Le onde in mare aperto sono il risultato dell’accumulo di energia trasmessa dal vento alla superficie dell’acqua. Quando venti molto forti persistono per lungo tempo su un grande tratto di mare libero, l’energia trasmessa al mare si accumula in onde più lunghe e più alte. Nel caso di Harry, il vento intenso ha agito su una vasta area del Mediterraneo centrale per molte ore, con direzioni costanti e un mare già carico di energia termica, generando onde di eccezionale altezza.

Che estate ci attende? Quale scenario meteorologico?

Premesso che la Meteorologia ferma proprio campo d’azione entro alcuni giorni pertanto non è possibile esprimere una previsione del tempo così a lunga scadenza, possiamo esprimere qualche considerazione Climatologica, quindi con il supporto della statistica e dei trend sulle macro variabili atmosferiche. Guardando i segnali attuali, ci aspettiamo estate con temperature sopra la media e umidità spesso elevate, condizioni favorevoli a ondate di calore prolungate e a un’atmosfera carica di energia nei mesi caldi. Questo non

significa necessariamente una continua presenza di cicloni forti come Harry, ma una maggiore probabilità di ondate di calore, temporali intensi e fenomeni convettivi violenti che possono svilupparsi localmente, soprattutto in condizioni di instabilità. Questi aspetti sono coerenti con le proiezioni climatiche che vedono un Mediterraneo sempre più caldo e un’atmosfera più energizzata nei mesi estivi.

Aurore boreali nel nord-est: possono essere dannose per la salute?

Le aurore boreali sono fenomeni elettrofisici legati all’interazione tra il vento solare e la magnetosfera terrestre. Esse possono essere visibili in latitudini insolitamente basse durante periodi di forte attività solare. Dal punto di vista della salute umana, le aurore in sé non rappresentano un rischio diretto per i tessuti biologici, ma possono essere associate a disturbi elettromagnetici che, in casi di tempeste geomagnetiche molto intense, possono influenzare le reti elettriche, sistemi di comunicazione o satelliti. Tuttavia, per la salute fisica diretta di una persona che guarda il cielo, non ci sono evidenze di effetti dannosi causati dalle aurore. Sono altresì consapevole che questi fenomeni, soprattutto in epoche più remote, suggerivano considerazioni scaramantiche o superstiziose, ecco vorrei tranquillizzare i lettori, anche se non del tutto. Nel senso che purtroppo sciagure, lutti ed eventi infausti sono avvenuti in passato e continueranno purtroppo a capitare, semplicemente perché sono parte del normale corso delle cose, non perché essi siano in qualche modo portati o favoriti/indotti da fenomeni come le aurore boreali o le SAR, pienamente normali e scientificamente spiegate.

 

F.C.

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