“Lo ammette anche l’ex assessore Elisa De Berti che, a tornare indietro, la Pedemontana non andava fatta così. Soprattutto non si dovrebbero fare opere dove i privati guadagnano e il pubblico sborsa miliardi di euro per generazioni”. Sono le parole del capogruppo di Resistere Veneto in Consiglio regionale, Riccardo Szumski, che puntualizza: “Si realizzano opere “a debito” e i cittadini ne faranno le spese per i prossimi 40 anni. Poi si fanno stime sul traffico ipotizzato che nessuno può controllare, ma nella realtà si scopre che tutto quest’uso della strada non c’è. Allora, per alzare i numeri, si fanno degli affidamenti a società private – aggiungendo costi a costi – e si incentivano i transiti, utilizzando altro denaro pubblico o aumentando i pedaggi. Oppure si fanno accrocchi: si pensa di mettere insieme Cav e autostrade e da qui prendere la cassa e utilizzarla per coprire i buchi. Insomma, un coacervo di circoli viziosi e fanfaronate per alimentare la fuffa per i cittadini. La sostanza è che l’anno scorso, per far reggere i conti della Pedemontana, ci sono voluti una cinquantina di milioni di euro e quest’anno, più o meno, la stessa cifra. Soldi che vengono tolti da altri servizi. Infatti, sull’altro fronte, la Regione del Veneto dall’anno scorso ha aumentato l’Irap e uno degli aumenti più alti (+ 0,65) è ricaduto sul farmaceutico. Furbescamente si colpiscono i cittadini più anziani che devono frequentare più di altri le farmacie. Aumenti che toccano centinaia di migliaia di aziende venete e quindi prodotti che poi costano di più a tutti. Poi ci si lamenta se la spesa al supermercato costa sempre di più. Intanto si corre, con i debiti, sulle strade e superstrade. Ma non basta: la Regione non stampa denaro e quindi, se spende male, deve trovare risorse aumentando le tasse o tagliando i servizi, e siccome i servizi sono prevalentemente sanitari e sociali, si va a tagliare in questi settori. Durante le legislature del Presidente Zaia ci sono state: sospensione/riduzione delle prestazioni extra-LEA (Livelli Essenziali di Assistenza), che includevano interventi specifici per disabili e anziani non autosufficienti. Restrizioni nei criteri di accesso alle Impegnative di Cura Domiciliari (ICD). Nel 2025, ad esempio, i contributi regionali di 400 euro/mese per anziani non autosufficienti hanno escluso chi ha già beneficiato del contributo nel 2024 e, in alcuni bandi, sono stati differenziati i requisiti tra assistiti a domicilio e in struttura, con una contrazione della platea beneficiaria. Sono stati messi in discussione o ridimensionati progetti legati alla “vita indipendente”. Tagli al telesoccorso e teleassistenza. Aumenti delle rette delle Rsa dove, come nella sanità, non si trovano operatori sanitari perché sono sottopagati. Per non parlare di liste d’attesa sempre più lunghe”.
Conclude Szumski: “Non so se le categorie che sostengono questo modo di fare ne traggono vantaggio: penso sempre che, con una gestione più oculata dei fondi pubblici, anche loro pagherebbero meno tasse, con meno burocrazia; Leggo dichiarazioni in base alle quali sembrano contenti di avere l’Irap aumentata e una strada “a debito”. Ora rischiano anche un aumento dell’Irap come tutti i veneti. Io, invece, credo che questo modo di amministrare debba essere completamente ribaltato”.
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