di Natalia Bandiera
E’ un uomo provato Giuliano Stivan, sindaco di Dueville finito su tutti i giornali per aver cacciato un ragazzo con problemi psichici dall’aula consiliare. E secondo l’opposizione, lo avrebbe fatto con toni bruschi, che nessuno dovrebbe mai usare con un ragazzo, a prescindere dal problema disabilità. Se all’inizio il primo cittadino ha negato minacciando di denuncia chi lo accusava, dopo qualche giorno si ferma a riflettere su quanto accaduto. Nel frattempo, ha incontrato i genitori del ragazzo e non ci sta a passare per quello che discrimina le persone con disabilità. “Se avessi capito che era un ragazzo con problemi lo avrei invitato a mettersi accanto a me, lo avrei preso per mano e altro che cacciare…Pensavo fosse un bullo e questa vicenda mi sta facendo molto male”.
Stivan parla di un grosso equivoco e se la notizia del sindaco che caccia lo studente disabile dall’aula del Comune, con cinismo giornalistico, sarebbe da prima pagina del Corriere della Sera, quando ascolti il tono dimesso del primo cittadino che si sfoga con sincerità al di là dell’attacco politico, si comprende che si è trattato di un grosso malinteso, dove la colpa non può andare tutta a Stivan. Ci si chiede come sia possibile che una scolaresca, di cui fa parte uno dei tanti ragazzi disabili della nostra società sempre più integrata, entri in Comune per partecipare ad una cerimonia di paese e dinanzi ai comportamenti bizzarri accompagnati dalle classiche ecolalie di chi ha un problema, nessuno degli insegnanti intervenga per spiegare la situazione. Il sindaco è stato brusco, fuori luogo e il fatto che non abbia riconosciuto una disabilità intellettiva la dice tutta sull’ignoranza che c’è ancora sui disturbi mentali. Questi sono diffusissimi, ma occorre ancora un percorso culturale che appare in salita se si valuta un fatto, sul quale occorre una riflessione a tutto campo. Perchè l’insegnante non è intervenuta? Cosa costava dire che quel ragazzo non si stava comportando “male” per volontà, ma perchè vittima di un disturbo? I bambini che hanno raccontato a casa l’episodio, facendo intervenire l’associazione genitori, hanno dimostrato di essere migliori degli adulti perchè hanno denunciato. Così come ha denunciato Esserci per Dueville, che ha svolto il ruolo che un’opposizione deve avere in un Comune. Cosa doveva fare? Tacere?
Eppure, sui social sono stati attaccati ferocemente perchè a detta di qualcuno hanno mentito e hanno strumentalizzato. Chi li conosce, a prescindere dalle simpatie politiche, sa benissimo che solo dei mostri potrebbero strumentalizzare un fatto del genere, valutato nella giungla del web e da alcuno commentatori non con empatia e umanità, ma con tifo politichese .
Commenti feroci, che la dicono tutta sul clima che vige a Dueville, dove chi è di destra deve dare per forza ragione al sindaco e chi è dall’altra parte all’opposizione, prescindendo dai fatti.
Eppure quanto accaduto potrebbe dare origine a qualcosa di importante e di incommensurabile valore, affrontando il tema disabilità senza la solita retorica. Quanto successo al sindaco Stivan accade giornalmente a molte persone che si imbattono in un ragazzo con sindrome autistica: non lo riconoscono perchè fisicamente è un giovane normodotato, anzi solitamente molto bello. Non riconoscendolo lo giudicano un bullo, un discolo, un teppistello, uno insomma che non conosce le regole. Gli autistici in luoghi estranei e dove c’è confusione, generalmente vanno in ansia e mettono in atto comportamenti inadeguati e problematici. Era stato portato in Comune lo studente di Dueville, prima della cerimonia prevista per conoscere i luoghi affinchè non fossero per lui una novità che gli creasse disagio?
Ha fatto bene l’opposizione a denunciare l’accaduto, se non lo avesse fatto il sindaco Stivan non avrebbe imparato una lezione che non gli consentirà più di alzare i toni a prescindere da una disabilità. Bisogna però, riconoscere che possiamo imbatterci in qualsiasi momento della nostra vita in un ragazzo “speciale” dai comportamenti bizzarri, al ristorante, al supermercato, per la strada o in qualsiasi negozio. Se vogliamo parlare veramente di integrazione dobbiamo imparare a riconoscere questi esseri meravigliosi, che non sono extraterrestri, ma ragazzi che possono e devono stare in mezzo a noi anche durante una cerimonia in Comune, se l’adulto riesce a fare da filtro. Siamo sicuri che grazie a questa vicenda dolorosa, a Dueville non accadrà mai più qualcosa di simile.
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