Martina Caironi e Simone Salvagnin, due atleti paralimpici che hanno dato straordinario lustro allo sport italiano. La prima, bergamasca, ha chiuso nel 2024 una carriera leggendaria nell’atletica: quattro Paralimpiadi, da Londra a Parigi, sette medaglie olimpiche di cui tre d’oro e ventuno tra europei e mondiali, prima di intraprendere una nuova sfida come Legacy Specialist e Ambassador di Milano Cortina 2026. Il secondo, vicentino, musicista di formazione, ha perso progressivamente la vista a causa di una retinite pigmentosa diagnosticata a tredici anni, e ha saputo trasformare la propria fragilità in un percorso straordinario: paraclimber di livello internazionale, esploratore capace di attraversare l’Islanda in autonomia, è oggi impegnato nel progetto paralimpico verso Los Angeles 2028.

I due sportivi saranno tra i protagonisti del convegno “Paralimpiadi 2026: il fisioterapista al fianco degli atleti”, in programma nel capoluogo scaligero sabato 21 febbraio, organizzato dall’Ordine dei Fisioterapisti del Veneto Settentrionale, province di Belluno, Treviso, Vicenza e Verona. L’obiettivo è valorizzare il ruolo del fisioterapista, figura sanitaria la cui centralità è sempre più rilevante nella cura e nell’attività di prevenzione e che agisce in modo trasversale e a tutti i livelli, nel mondo dello sport e non solo.

Il fisioterapista contribuisce infatti a migliorare la qualità della vita del singolo e, più in generale, può rappresentare una figura centrale per l’intera collettività, come dimostrano anche le storie dei due atleti. «Il fisioterapista deve conoscere il tipo di disabilità con cui lavora. Nel mio percorso è stata una figura fondamentale, accanto al coach, al preparatore atletico e al tecnico ortopedico», sottolinea Martina Caironi, che paragona lo sport paralimpico alla Formula 1 per la complessità della componente tecnica. «C’è una ricerca continua su oggetti artificiali che si integrano al corpo. Ogni dettaglio può fare la differenza tra una medaglia e una sconfitta».

Un concetto che trova piena corrispondenza nell’esperienza di Simone Salvagnin: «Ritornare sul corpo è stata la mia messa a terra, come quella degli impianti elettrici. La corporeità è sempre un ottimo modo per relazionarsi con la propria coscienza». Salvagnin, che è anche fondatore di Emozionabile, portale che raccoglie oltre 230 esperienze accessibili sul territorio italiano, aggiunge: «Il primo passo è riappropriarsi del proprio spazio corporeo. È una grande rivoluzione, e il fisioterapista in questo percorso è un alleato indispensabile».

Da qui nasce un incontro articolato che coinvolge istituzioni, mondo dell’associazionismo, sanità, università e sport. In sala, oltre a Caironi e Salvagnin, ci saranno i campioni olimpionici Paola Pezzo e Fulvio Valbusa, rappresentanti delle Aziende sanitarie, delle Amministrazioni pubbliche, del Comitato Paralimpico e del mondo accademico, in un confronto moderato dal giornalista sportivo Sergio Meda.

«Abbiamo voluto costruire un evento che mettesse al centro le persone e i loro bisogni di salute, sempre più complessi. Il convegno del 21 febbraio rappresenta un’occasione concreta per far dialogare mondi diversi e rafforzare quelle reti virtuose che sono alla base di una sanità efficace e di una società realmente inclusiva», conclude Laura Melotti, presidente dell’Ordine dei Fisioterapisti del Veneto Settentrionale.

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