di Paola Viero

Quando uno come lui si fa da parte, la domanda è inevitabile: cosa sta succedendo davvero a Schio? L’addio al consiglio comunale di Valter Orsi, ha colpito e non poco la città. Dentro e fuori il palazzo, perché nel bene o nel male un personaggio come lui ha segnato un’epoca politica della città.

Orsi parla con tono pacato. Ma le sue parole pesano. Racconta di un lungo silenzio stampa, scelto negli ultimi mesi. “Per uno che parla tanto, il silenzio fa più rumore di tante parole”, ammette. E il rumore, in effetti, si è sentito. E non poco, specie dalle opposizioni che  lo accusano di destabilizzare, o manovrare, il sindaco Marigo e la sua amministrazione. Tanto da portare Schio ad elezioni anticipate, con il messaggio chiave: “ha tradito gli elettori”.

“Nessuna crisi politica a Schio”
Ancor prima di spiegare perché ha lasciato il consiglio comunale, Orsi precisa che: “a Schio non c’è alcuna crisi politica. La maggioranza che sostiene il sindaco Cristina Marigo, ha i numeri e li avrà fino a fine mandato”, aggiungendo: “se avessimo voluto far cadere l’amministrazione, avremmo potuto farlo”.

Com’è stato il suo rapporto con Cristina Marigo?
Lo ripete più volte. Le vuole bene e vuole preservare il lungo rapporto di amicizia. “L’ho sostenuta fortemente nella sua candidatura e ancora credo che sia il sindaco giusto per Schio. Ho un gran rispetto per lei, che è una grande lavoratrice, una brava persona”, afferma Valter Orsi, riconoscendo che la sua figura potesse risultare ingombrante. Una presenza che, secondo lui, avrebbe spinto il sindaco a marcare fin dall’inizio una netta autonomia. E’ il destino dei leader storici: o vieni integrato nella nuova gestione, oppure vieni messo all’angolo. “Io mi sentivo così, messo in disparte, verso la strada della minore condivisione e della perdita di continuità su alcuni progetti. Quindi la mia scelta è stata quella di fare un passo indietro”.

Ci spiega perché si è dimesso?
Se Valter Orsi parla di Cristina Marigo con parole  di affetto, non nega le divergenze sul metodo, sull’isolamento vissuto e respinge qualsiasi lettura che parli di scontro personale o di tentativo di delegittimazione. “Non ho mai pensato di fare il sindaco ombra. Se avessi voluto, sarei entrato in giunta- chiarisce- Ma, prima di rovinare rapporti personali e di amicizia consolidati, preferisco fermarmi io”. Quello che lo ha portato a chiudere le porte del parlamentino scledense è stata la gestione interna: “perché comunque era un po’ di tempo che ponevo delle questioni nei luoghi adatti, come nelle riunioni di gruppo sul metodo di lavoro che l’amministrazione ha impostato-aggiunge- C’era poca condivisione, poco coinvolgimento e non solo dei gruppi ma anche dei cittadini, arrivando al punto di apprendere decisioni dell’amministrazione dalla stampa prima che nei gruppi di maggioranza. Il far partecipare era un metodo di lavoro che io avevo consolidato e che, secondo me, è stato uno dei fattori per cui la gente ci ha sempre premiato. Senza nulla togliere alle tematiche amministrative, dove abbiamo comunque discusso e che dopo non han visto mancare mai i voti a supporto delle scelte amministrative”. C’è poi un passaggio delicato: il timore, da parte di qualcuno, che la sua presenza potesse essere ingombrante. Un’ombra pesante, quella dell’ex sindaco che potesse ‘gestire’ la sua delfina. “Il mio passo indietro serve proprio a togliere ogni alibi, perché non ho mai pensato di fare il manovratore o il sindaco ombra”.

Lei a dicembre ha lasciato la presidenza del consiglio comunale in un momento cruciale: con il voto favorevole al recesso di Schio da AVA, oggi ViAmbiente. Una coincidenza?
“Sì, perché sin dall’inizio io sempre parlato di una rotazione: questi erano gli intenti. Poi, quando è stato il momento di presentarle le dimissioni, che arrivavano appunto da rotazione, alcuni articoli di stampa le spendevano come una crisi di maggioranza. Cosa non vera”. Non nega comunque che ci siano state delle frizioni, portandolo a chiedere cosa lui, e chi con lui, ci stesse a fare all’interno della coalizione. “Se parlare, se esprimere le proprie opinioni vuol dire essere visto come quello che vuole governare nell’ombra allora preferisco fare un passo indietro”.

Sempre sulla vicenda Ava-Viambiente, ci dice cosa ne pensa?
Sul voto è chiaro: “siamo arrivati al punto di decidere e abbiamo comunque votato a favore, ma non ho condiviso fin dall’inizio la metodologia”.  Secondo Orsi si sarebbe potuto lavorare in modo più politico e meno conflittuale, evitando dinamiche di ‘muro contro muro’, senza strappi e senza  compromettere i rapporti con il territorio provinciale.  Non presenta l’uscita come un fulmine a ciel sereno, ma come un’ipotesi già messa sul tavolo in passato, quando era sindaco. E lo dice chiaramente: “l’avevamo già valutato a suo tempo, inserendolo anche nel Documento Unico di Programmazione, scelta che poi nel corso degli anni abbiamo scartato”. E, oggi, sul principio di fondo il suo pensiero è netto:  “ho sempre pensato che questo tipo di servizio dovesse essere pubblico, il rischio che possa diventare privato è una cosa che non mi piace molto”. Critica alla clausola del 10%: “è sbagliatissima, penalizza gli enti soci dissenzienti con la perdita del 10% del valore della loro quota nella società Viambiente” aggiunge: “secondo me c’è un’ottima possibilità di farla togliere con accettazione da parte di tutti i Comuni”. Riguardo al paragone con AVA, Orsi rigetta l’equivalenza: “c’è una clausola dove c’è il rischio, ma solo dopo motivazione presentata è provabile. Non è automatica”. Valter Orsi, inoltre, pone l’attenzione su un cambiamento tecnico che riguarda il sistema di voto dei soci, noto come ‘doppio voto’. “Prima il voto era calcolato combinando ‘teste e quote’, ora con ‘teste e abitanti’.  Auspico, e secondo me c’è la possibilità, di tornare alle teste e numero di quote, perché è molto più corretto da questo punto di vista nell’ambito di una società”. Ma non solo, si augura anche che la diatriba tra Schio e Viambiente si possa ricomporre: “prima che si arrivi alle vie legali. Altrimenti sarà troppo tardi”.

In queste ore le opposizioni, PD e FdI,  hanno affermato che con questa sua uscita lei manchi di rispetto verso gli elettori, accusandola di aver ‘usato la sua sindaca donna’ e del fallimento del progetto civico. Cosa risponde?
“Mi dispiace per loro ma non è così. Io non scappo e non manco di rispetto agli elettori, anzi: faccio un passo indietro  per garantire la serenità all’amministrazione Marigo che, son convinto, arriverà a fine mandato”, commenta e chiarisce la sua idea di civismo: “la civicità vera non è l’esclusione della politica, ma la massima espressione della politica. È un allontanamento dei partiti, ma con i partiti bisogna lavorare. Tornando sulle accuse mosse dalla minoranza, aggiunge: “ho osservato molto durante il mio periodo di silenzio e ho capito che c’era l’intenzione di inclinare i rapporti con vignette satiriche e simili. Non è così. Il sindaco è il sindaco, a prescindere dal genere”. Allontana da sé qualsiasi accusa di  ‘sessismo politico’, “basta guardare in passato a quante nomine ho fatto a donne ed in ruoli determinati”.

Lei sta tramando per un ribaltone?
“Assolutamente no” afferma smentendo una fuga programmata di altri consiglieri, aggiungendo: “e se mai si dovessero dimettere, i numeri alla maggioranza rimangono”.  L’ex sindaco ed ex presidente del consiglio comunale non mira, da quanto dice, ad alcun ribaltone. Ma se accadesse, o se invece si arrivasse alla naturale scadenza del 2029, cosa farebbe “Non credo nei ritorni e non mai ricandiderei” dichiara Valter Orsi. Pur lasciando ruoli istituzionali, Orsi sottolinea: “non mi allontano dalla politica,  sono sempre in mezzo ai cittadini scledensi, con i quali ho un rapporto bellissimo e se posso fare qualcosa per loro continuerò a farlo. Diciamo che questa è una fermata tecnica”.

 

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