“Spiace che, su questa finta autonomia, si faccia così tanto clamore e tante foto-opportunity, ma poca sostanza perché, appunto, sostanza ce n’è poca. Il presidente Stefani si limita a slogan di circostanza tipo: spesa migliore e servizi migliori, che non significano niente. E non mi soffermo nemmeno sul fatto che le altre Regioni possono impugnare questa pre-intesa rendendola, praticamente, inesistente”. La pensa così Davide Lovat, consigliere regionale di Szumski Resistere Veneto. “Purtroppo- continua- sulla pelle dei veneti si continua a lucrare posizioni politiche, anche personali, che richiedono un certo cinismo, ma ai grandi sorrisi va aggiunto che, intanto, si tratta per lo più di materie che non hanno bisogno delle determinazioni di Livelli essenziali delle prestazioni (Lep) e, per questo, materie secondarie. La vera verità è che si prospetta un iter talmente lungo che scavallerà l’attuale legislatura nazionale e di questa pre-intesa di fantomatica autonomia si sarà fatta soltanto propaganda politica. Sì, perché ora gli schemi di intesa verranno trasmessi alla Conferenza unificata Stato-Regioni per un parere che sarà espresso entro due mesi”. Poi i testi passeranno alla Camera e al Senato per l’esame delle commissioni che dovranno dare gli indirizzi entro 90 giorni. “E non è finita. Successivamente- evidenzia Lovat- tornerà tutto ai Consigli regionali che, a loro volta, non hanno un limite di tempo. Questo significa che le Regioni a guida leghista potrebbero anche tentare un’accelerata, ma le altre è tutto da vedere. Una volta licenziata la pre-intesa dai Consigli regionali si torna al Consiglio dei ministri che ha 45 giorni per deliberare, allegando il tutto a un disegno di legge che, a sua volta, inizierà l’iter parlamentare”.
Insomma, “se tutto andrà liscio, se non ci fossero opposizioni e Regioni contrarie all’introduzione della Sanità tra le materie oggetto d’intesa, si arriverebbe a scadenza della legislatura- conclude Lovat- e non è detto che non si faccia intervenire, di nuovo, la Consulta perché, spiegano molti tecnici, le funzioni ‘non Lep’ legate alla salute sono finite nelle pre-intese e questo trova molti ostacoli e dimostra come, questa riforma, è soltanto ‘finta autonomia’ e non ha niente a che fare con il Federalismo.
Manildo: “Non c’è un euro in più”
“Siamo passati dall’autonomia dei sogni all’autonomia dei prestigiatori. Vedere la giunta esultare per una firma che non porta un solo euro di risorse statali in Veneto è la conferma che Stefani, ormai a corto di argomenti, si è ridotto a vendere fumo”. Così Giovanni Manildo, capogruppo del Pd in Consiglio regionale del Veneto, commentando la sigla sulle pre-intese riguardanti le materie ‘non-Lep’ di ieri. Il dito è puntato sui 300 milioni aggiuntivi per la sanità, “un capolavoro di creatività contabile: non stiamo parlando di nuovi stanziamenti per assumere medici o tagliare le liste d’attesa, ma della semplice gestione dei fondi integrativi privati. In sostanza, Zaia e Stefani spacciano per un successo dell’autonomia i soldi che i cittadini e le imprese già versano di tasca propria alle assicurazioni. È come se qualcuno vi prendesse il portafoglio e poi pretendesse un applauso perché ha deciso di amministrare i vostri risparmi. Se questo è il nuovo modello, siamo alla vigilia di una privatizzazione strisciante che trasforma il diritto alla salute in una mutua aziendale”. Dopo “vent’anni di retorica sulla specificità veneta, sulla bandiera di San Marco e sul residuo fiscale- continua Manildo- oggi ci consegnano un’autonomia prêt-à-porter. I testi firmati ieri sono fotocopie identiche a quelle di altre Regioni. Una riforma standardizzata, calata dall’alto e puramente burocratica, che non risolve i problemi reali, ma serve solo a mettere una bandierina elettorale prima delle prossime scadenze. Hanno scelto la strada delle materie ‘facili’ per aggirare i paletti della Corte costituzionale, ma la verità è che su scuola, trasporti e infrastrutture -dove servirebbero i Lep- e i soldi dello Stato- siamo ancora a zero”.
Sulla materia della Protezione civile, poi, per Manildo “frammentare la gestione delle emergenze è una scelta pericolosa e irresponsabile. Le alluvioni e le calamità non leggono i cartelli stradali e non si fermano ai confini regionali. Dividere il coordinamento nazionale significa solo creare più burocrazia quando servirebbe velocità e unità d’azione. Questa non è efficienza, è il tentativo disperato di una parte politica di riscuotere le cambiali elettorali a scapito della sicurezza e della trasparenza per i cittadini veneti”.
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