È un quadro pieno di luci e ombre, che lascia spazio ad approfondimenti e riflessioni, quello che emerge da un’indagine su ‘Priorità e aspettative degli italiani per un nuovo Ssn’ presentata in occasione dell’ottava edizione di ‘Investing for Life Health Summit’.
L’evento, organizzato da Msd Italia e moderato dalla giornalista del Tg1, Giorgia Cardinaletti, rappresenta un appuntamento importante che riunisce illustri rappresentanti del mondo politico-istituzionale e accademico, esperti della comunità medico-scientifica e associazioni dei pazienti per dare vita a un confronto sui temi ‘caldi’ relativi a politica sanitaria, accesso all’innovazione e investimenti in sanità.
Il dibattito di questi giorni, conferma la necessità di continuare a mettere al centro dell’agenda politica il tema della salute e incentivare il più possibile gli investimenti a supporto dell’innovazione di cui le aziende farmaceutiche si fanno promotrici.
‘Grazie al progresso della ricerca scientifica abbiamo dato una nuova speranza di vita a molti pazienti ed è solo puntando sull’innovazione che potremo continuare a farlo, offrendo risposte ai bisogni di salute non ancora soddisfatti. Si tratta della vera chiave di volta, frutto di un’intensa attività di Ricerca & Sviluppo che rappresenta anche un asset strategico per il Paese- ha dichiarato la presidente e amministratrice delegata di Msd Italia, Nicoletta Luppi- In questo scenario, realtà come MSD ricoprono un ruolo di primo piano nel promuovere nuovi modelli di prevenzione e di cura e nel trasformare i progressi scientifici in benefici concreti per le persone. I dati lo dimostrano con chiarezza: il comparto farmaceutico è il settore trainante della nostra economia, l’unico manifatturiero stabilmente in crescita e tra i primi per import ed export, con un impatto positivo sul PIL nazionale. Siamo un’eccellenza da preservare e sostenere, perché rappresentiamo un volano di sviluppo per il Paese, anche in quanto datori di lavoro qualificato. È quindi urgente riconoscere pienamente questo valore strategico e continuare a destinare risorse e capitali alla sanità e alla spesa farmaceutica, considerandola non solo una voce di spesa, ma un fattore decisivo di crescita, sostenibilità e competitività. In un contesto in cui l’Italia deve fronteggiare l’invecchiamento della popolazione, la denatalità e un crescente peso delle malattie croniche, è indispensabile rimuovere con urgenza gli ostacoli alla crescita e all’attrazione di nuovi capitali – a partire dall’eliminazione del payback farmaceutico – e avviare una riforma sistemica che incentivi la progettualità industriale, sostenga la ricerca e valorizzi le soluzioni innovative. Solo così potremo garantire un accesso alle cure equo ed efficiente, mettere davvero al centro i pazienti e consentire al nostro Paese di guidare l’Europa verso un nuovo equilibrio tra accesso alle novità terapeutiche, promozione della ricerca e maggiore competitività a livello internazionale’.
I dati dell’indagine, condotta da Euromedia Research, confermano le liste d’attesa come il problema principale del Ssn (58% degli intervistati vs il 62% nel 2024), seguono altre priorità percepite dai cittadini quali l’organizzazione dei Pronto soccorso e servizi di emergenza (38%) e l’assistenza ospedaliera (25%). Si registra inoltre una crescita della domanda di un ruolo più incisivo dello Stato, non per sostituire le Regioni ma per assicurare standard uniformi e ridurre le disuguaglianze territoriali.
‘Questo governo- le parole del ministro della Salute, Orazio Schillaci- ha deciso di non ignorare l’annoso problema delle liste d’attesa e di affrontarlo con una legge organica che introduce misure chiare e incisive che spetta però alle Regioni attuare. Il governo ha fatto la sua parte: oggi ci sono regole e strumenti di controllo. Ma è necessario il contributo fattivo delle Regioni per un cambio di passo che non è più procrastinabile. Già oggi il livello centrale esercita il proprio potere di controllo e monitoraggio nell’interesse esclusivo dei cittadini attraverso la verifica degli adempimenti regionali nell’erogazione dei Lea e l’equità di accesso alle cure così come per il rispetto dei tempi di attesa’.
I cittadini italiani esprimono fiducia nell’innovazione, riconoscendo negli investimenti in Ricerca & Sviluppo un fattore decisivo che ha portato a terapie più efficaci, a diagnosi precoci, a diagnostica avanzata, alla chirurgia moderna, generando al contempo un impatto positivo sull’economia del Paese. A confermare questa percezione sono i dati dell’indagine: il 40% degli intervistati individua nell’innovazione il principale motore dell’allungamento della vita, mentre il 44% attribuisce un’elevata importanza all’impegno in Ricerca & Sviluppo dell’industria farmaceutica. Una fiducia che si estende anche al ruolo del comparto sanitario e farmaceutico, considerato dall’80% dei cittadini un elemento chiave per la crescita economica italiana.
‘Dai dati della ricerca- ha commentato Alessandra Ghisleri, Ceo di Euromedia Research- emerge che, nel 2025, quasi un italiano su due (46%) ritiene che il diritto alla salute, sancito dall’articolo 32 della Costituzione, non sia pienamente rispettato. Al contrario, le valutazioni positive si concentrano in alcune regioni del nord, come Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna, rafforzando la percezione di un sistema sanitario diseguale, legato più alle performance territoriali che a standard nazionali uniformi. È inoltre diffusa la convinzione che l’Italia investa meno della media Ue in sanità (38%)’.
‘Il giudizio (voto medio: 5.74) sul Servizio sanitario nazionale- ha proseguito- risente non solo della quantità delle risorse, ma anche di una gestione percepita come inefficiente e della mancanza di priorità politiche chiare. Il 44% degli italiani, inoltre, ritiene molto importante lo sforzo di ricerca e sviluppo dell’industria farmaceutica nella lotta alle principali malattie’.
Le motivazioni principali che invece rallenterebbero gli investimenti nella sanità pubblica in Italia sono considerate la gestione inefficiente delle risorse disponibili (30%) e le diverse priorità della politica (17%). L’accesso alle terapie innovative, però, è percepito come ancora lento (87% degli intervistati) e disomogeneo, nonostante il riconoscimento di una ricerca attiva e produttiva (28%) e la presenza di molti centri di eccellenza (24%).
‘In una fase storica in cui la competitività internazionale rappresenta una leva decisiva per la crescita economica e la sicurezza della Nazione- è intervenuto il presidente di Farmindustria, Marcello Cattani- l’industria farmaceutica in Italia conferma il proprio ruolo centrale nel sistema produttivo.
Nel 2025 si è affermata come uno dei principali motori dell’export italiano, con un incremento del 28,5% rispetto all’anno precedente e un valore complessivo di circa 69,2 miliardi di euro, una performance nettamente superiore alla media del manifatturiero nazionale (+3,2%). Questi risultati sono il frutto di investimenti continui in ricerca, innovazione, competenze altamente specializzate e qualità produttiva. E il rafforzamento della competitività passa anche dalla capacità di attrarre ricerca clinica’.
‘A livello europeo, secondo una ricerca di Frontier Economics pubblicata dall’European Federation of Pharmaceutical Industries and Associations (Efpia)- ha continuato- il raggiungimento degli obiettivi Ue per attrarre studi clinici, con un incremento dell’11%, target fissato da Commissione europea, European Medicines Agency (Ema) e Heads of Medicines Agencies (Hma), potrebbe consentire a 35mila pazienti europei di accedere a trattamenti innovativi. L’impatto sarebbe rilevante anche sul piano economico e sociale: 4 miliardi di euro aggiuntivi all’anno per i sistemi sanitari e l’economia, 18.000 nuovi posti di lavoro e tre milioni di giorni di malattia evitati. Per mantenere e consolidare questa leadership sono essenziali un quadro regolatorio e politiche industriali che favoriscano innovazione, collaborazione pubblico-privato e accesso tempestivo alle nuove terapie’.
‘In questo contesto- ha inoltre detto- si inserisce anche il dibattito internazionale su strumenti come la ‘Most Favored Nation’, che lega i prezzi nazionali ai livelli più bassi applicati in altri Stati. Solo un approccio equilibrato, capace di coniugare sostenibilità della spesa, rapido accesso alle terapie, riconoscimento del valore dell’innovazione e tutela della competitività industriale, può garantire che l’industria farmaceutica continui a essere un pilastro della salute pubblica e dell’economia nazionale, contribuendo al benessere dei cittadini e al rafforzamento del ruolo internazionale dell’Italia’.
Gli italiani chiedono una sanità sempre più centrata sulla persona: quasi la metà vorrebbe pazienti attivamente coinvolti nelle decisioni di cura (il 49%), ma solo una minoranza percepisce oggi un’attenzione adeguata ai bisogni individuali, mentre il ruolo delle associazioni è riconosciuto, pur con ampi margini di rafforzamento. La trasformazione digitale e l’intelligenza artificiale sono viste come un aiuto concreto all’assistenza (per circa 7 su 10), soprattutto per alleggerire il lavoro degli operatori e migliorare l’accuratezza delle diagnosi, confermando telemedicina e Ia come strumenti di supporto alle visite tradizionali, con il medico saldamente al centro delle decisioni.
In tema di prevenzione, si chiede al Ssn di puntare soprattutto su oncologia e malattie cardiovascolari, mentre l’adesione alle vaccinazioni mostra una lieve flessione. Sul fronte dell’informazione, il medico di medicina generale resta la fonte più autorevole, affiancato da portali medico-scientifici qualificati e associazioni di pazienti, con i media generalisti in calo di centralità e la disinformazione sanitaria in lieve diminuzione, pur veicolata soprattutto dai social, in particolare su vaccini e alimentazione.
A fare da corollario alla mattinata di ‘Investing for Life Health Summit’, oltre a quanto emerso dall’indagine, ci sono stati alcuni topic particolarmente rilevanti come la nuova governance per la farmaceutica e l’immunizzazione e la prevenzione come investimento. Ma anche le strategie per attrarre Ricerca & Sviluppo in Italia, l’accesso all’innovazione terapeutica, il superamento del meccanismo del payback toccati nel corso di tre tavole rotonde.
PROMUOVERE L’INNOVAZIONE: STRATEGIE PER ATTRARRE RICERCA E SVILUPPO IN ITALIA.

Tumori e malattie cardiovascolari rappresentano le due prime cause di morte a livello globale. Per contenerne l’impatto in Europa sono state messe a punto due iniziative strategiche: l’Europe’s Beating Cancer Plan, che mira a rafforzare prevenzione, diagnosi, trattamento e qualità di vita dei pazienti oncologici e, per quanto riguarda le malattie cardiovascolari, il Safe Heart Plan, finalizzato a contrastare quella che viene definita l’epidemia silente cardiovascolare.
Nonostante questi importanti passi avanti, gli unmet medical need restano molto elevati.
‘La cosiddetta ‘epidemia silente’ dovuta alle malattie cardiovascolari- è intervenuto il presidente della Fondazione Sisa, direttore Centro Studi Aterosclerosi MultiMedica, Alberico Catapano- rappresenta oggi una delle principali minacce per la salute pubblica e per la sostenibilità dei nostri sistemi sanitari. In questo contesto, l’Eu Safe Hearts Plan costituisce un passaggio strategico: non è soltanto un documento di indirizzo, ma una vera e propria roadmap per ridurre in modo prevenibile morti premature, disabilità e costi sociali. L’Italia intende tradurre questo piano europeo in azioni concrete attraverso tre direttrici prioritarie: rafforzare la prevenzione e la diagnosi precoce sul territorio, assicurare percorsi assistenziali omogenei e di qualità su tutto il territorio nazionale e investire in formazione, innovazione digitale e raccolta sistematica dei dati per monitorare gli esiti in tempo reale’.
‘A tal proposito- ha evidenziato- apprezziamo l’impegno in questa direzione da parte del nostro governo. Investire nell’Eu Safe Hearts Plan significa investire nel futuro del Paese: ogni euro destinato alla prevenzione cardiovascolare si traduce in un ritorno in termini di anni di vita in buona salute, produttività e sostenibilità del sistema sanitario e in una riduzione significativa delle spese pubbliche e private legate alla cronicità cardiovascolare. Se non interveniamo oggi per arginare questa epidemia silente, rischiamo domani un carico di malattia e di spesa difficilmente sostenibile. Per questo riteniamo indispensabile un impegno politico, finanziario e culturale forte e corale, capace di rendere l’Italia uno dei Paesi guida nell’implementazione del piano’.
VALORIZZARE L’INNOVAZIONE: UNA NUOVA GOVERNANCE NON PIÙ RIMANDABILE.

Un’altra epidemia è quella, legata soprattutto all’invecchiamento della popolazione, che riguarda le malattie croniche. La ricerca portata avanti dalle aziende farmaceutiche è fondamentale per migliorare il trattamento e la gestione di queste patologie e le Associazioni dei Pazienti hanno un ruolo sempre più centrale nei processi di valutazione e accesso all’innovazione terapeutica.
‘Da circa un decennio- ha ricordato la presidente di Europa Donna Italia, Rosanna D’Antona- le associazioni pazienti hanno acquisito la consapevolezza di essere un interlocutore autorevole nel sistema sanitario, ottenendo un coinvolgimento sempre più strutturato nelle società scientifiche delle patologie rappresentate. Allo stesso tempo, anche il volontariato ha cambiato volto: le associazioni oggi sono sempre più competenti e professionali. Un traguardo di cui siamo orgogliose e che si s’inserisce anche nel solco di un ampio lavoro di formazione che portiamo avanti a beneficio delle circa 200 associazioni della nostra rete, allo scopo di rafforzarne la capacità di rappresentanza e rendere sempre più efficace la loro presenza ai tavoli istituzionali. La strada resta lunga: in Italia la cultura del patient engagement non è ancora pienamente radicata, ma la Legge di Bilancio 2025, implementando la partecipazione delle organizzazioni di pazienti ai processi decisionali in sanità, ha segnato, a nostro avviso, un passaggio epocale che vedrà i suoi frutti a breve, appena le disposizioni saranno operative’.
Negli ultimi anni abbiamo assistito a un’accelerazione senza precedenti nella scoperta di farmaci in grado di modificare profondamente il decorso di molte patologie, in particolare in oncologia, e allo sviluppo di una medicina sempre più personalizzata, grazie alle terapie geniche e alle altre tecnologie avanzate. Queste innovazioni pongono però interrogativi cruciali in termini di equità di accesso e sostenibilità economica del Servizio Sanitario Nazionale.
‘L’Italia si colloca in undicesima posizione tra tutti i Paesi europei per l’accesso ai farmaci (439 giorni, ovvero 14,6 mesi, dall’approvazione Ema alla solo pubblicazione del decreto di rimborso in GU, dati anche in significativo peggioramento negli ultimi 2 anni rispetto al 2020-2023 senza considerare poi i mesi aggiuntivi necessari per i prontuari regionale e per la preparazione ed aggiudicazione delle gare di acquisto per i farmaci ospedalieri) e addirittura in quattordicesima posizione per quel che riguarda i nuovi farmaci oncologici. Quindi possono occorrere anche più di due anni dall’approvazione di Ema alla messa a disposizione in Italia delle terapie a base dei nuovi farmaci, frutto della più avanzata e moderna ricerca scientifica ai pazienti che ne hanno bisogno. La conseguenza è un implicito consistente risparmio della spesa farmaceutica che mal si concilia con il sacrosanto diritto alle cure migliori per i pazienti affetti da importanti patologie’ ha detto Francesco Cognetti, presidente Foce.
INNOVAZIONE ACCESSIBILE: DALLA TEORIA AI FATTI.

A fronte di avanzamenti significativi della ricerca, l’accesso alle terapie non segue sempre lo stesso ritmo. Persistono infatti importanti disomogeneità a livello regionale in Italia e tra i Paesi europei, in particolare per quanto riguarda le malattie rare e i farmaci orfani.
‘Se una terapia non arriva a chi ne ha bisogno- ha dichiarato la delegata per l’estero Uniamo e vicepresidente Eurordis, Simona Bellagambi- rimane un mero risultato di ricerca. L’Italia è il secondo Paese europeo per numero di farmaci in commercio dopo l’autorizzazione di Ema, con una percentuale del 98%. In altri Paesi europei non si arriva neanche al 50%, dunque in merito alla disponibilità dei farmaci orfani non possiamo lamentarci. Ciò che si può migliorare è in primo luogo la tempistica di approvazione dei trattamenti, soprattutto per le terapie che riguardano patologie per le quali non esistono alternative terapeutiche e quelle per malattie altamente degenerative; in secondo luogo è necessario accelerare i tempi che intercorrono dall’approvazione alla reale accessibilità per la persona che ne ha bisogno. Nel nostro Paese, infatti, l’ulteriore passaggio dalle Regioni introduce elementi di complessità che ritardano quest’ultima fase. Occorre uno sforzo collettivo perché possa essere raggiunta una reale equità di accesso per tutti i cittadini, italiani ed europei’.
Altro tema fondamentale è quello della governance della spesa sanitaria, oggi affidata a meccanismi, come il payback, che dovrebbero contenerla ma che in realtà penalizzano le aziende e premiano le Regioni meno ‘virtuose’.
‘Il payback- ha sottolineato Massimo Garavaglia, presidente VI Commissione Finanze, Senato della Repubblica- era nato molti anni fa come misura di contenimento, ma oggi è diventato tutt’altro: uno strumento surrettizio per coprire i buchi di bilancio delle Regioni. Paradossalmente finisce per incentivare la spesa, perché oggi la norma prevede che, se una ragione sfora, metà del disavanzo viene coperto dall’impresa. Ma se quei soldi tornano poi alla Regione che ha sforato, è evidente che il meccanismo diventa un premio a chi sfora di più. Più spendi più incassi. È un controsenso. La quota a carico delle aziende andrebbe quindi eliminata, lasciando alle Regioni la piena responsabilità della programmazione con un tetto di spesa chiaro e vincolante. Sarebbe una soluzione semplice, che riporterebbe razionalità e trasparenza’.
La gestione della spesa sanitaria dovrà essere sempre più indirizzata a sostenere investimenti in ricerca e qualità delle cure, bilanciando le esigenze di contenimento con il più ampio accesso all’innovazione.
‘Il sistema sanitario italiano- è intervenuto il presidente Commissione Welfare Regione Lombardia, Executive Board Member Agenzia Italiana del Farmaco (Aifa), Emanuele Monti- è un’eccellenza mondiale riconosciuta ponendo le basi su un modello erogativo prossimo ai cittadini con le regioni protagoniste. Nel preservare questo principio oggi serve rendere più responsabili le regioni al fine di evitare marcate difformità tra territori, anche nel governo della farmaceutica che deve vedere il bilanciamento tra l’accesso all’innovazione e il contenimento alla spesa. In questa logica un percorso di superamento del payback, nato come strumento regolatorio della spesa deve vedere un’evoluzione che sostenga investimenti in ricerca e sviluppo e garantisca ai pazienti italiani le migliori cure’.
PREVENZIONE: INVESTIRE OGGI PER LA SALUTE DI DOMANI. Nell’ottica di migliorare la qualità di vita dei pazienti oncologici e promuovere la cultura della prevenzione, è sempre più diffusa l’idea che la prevenzione non vada letta come una voce di costo, ma come un vero e proprio investimento per il sistema sanitario e per il Paese.
‘La prevenzione- ha precisato la Fondatrice di Fondazione Incontradonna, Adriana Bonifacino- è la pietra angolare del nostro Servizio sanitario nazionale, che tutela la salute e la qualità di vita della collettività. Vaccinazioni e screening, modelli di sanità pubblica, rappresentano una quota limitata della spesa sanitaria, pur generando un impatto significativo sulla maggiore efficienza del sistema nella sua totalità. Da una parte e in primis la salute del cittadino, dall’altra il beneficio economico sociale. L’Hpv Awareness Day rappresenta un’occasione importante per riflettere su quanto la prevenzione possa ridurre il rischio di una diagnosi oncologica. Come Fondazione IncontraDonna abbiamo posto la prevenzione al primo capitolo del Manifesto 2025-2027, riconoscendola come pilastro di una sanità più equa e sostenibile. È tempo che venga considerata un investimento strutturale’.

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