Il 91% dei consumatori italiani vuole sapere da dove provengono gli alimenti che porta in tavola ogni giorno. È quanto emerge dai dati Censis diffusi da Coldiretti in occasione della Giornata mondiale dei diritti del consumatore del 15 marzo scorso, dedicata a sicurezza, informazione e libertà di scelta.
Un dato che racconta un Paese sempre più attento alla qualità, alla salute e al legame tra cibo ed economia locale, e che chiede regole chiare contro pratiche commerciali poco trasparenti.
Gli italiani dicono no al “cibo anonimo”
La trasparenza sull’origine è ormai un criterio decisivo nelle scelte alimentari. La maggioranza degli italiani rifiuta prodotti senza identità e preferisce alimenti che raccontano un territorio, una filiera e chi li produce. Sapere da dove viene ciò che si mangia è diventato, per molti, sinonimo di fiducia e responsabilità verso sé stessi e l’ambiente.
L’origine in etichetta: una battaglia lunga vent’anni
Da anni Coldiretti porta avanti la richiesta di rendere obbligatoria l’indicazione di provenienza su tutti gli alimenti, anche a livello europeo. L’obiettivo è superare le ambiguità della cosiddetta “ultima trasformazione”, la norma doganale che spesso oscura l’origine reale degli ingredienti.
In Italia, circa l’80% della spesa alimentare è oggi tracciabile, ma restano aree grigie: legumi in scatola, frutta destinata a marmellate e succhi, grano usato per pane e biscotti, oltre a carne e pesce serviti nella ristorazione. Un obbligo europeo colmerebbe queste lacune, garantendo piena trasparenza ai consumatori.
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