C’è un momento preciso in cui una vita cambia direzione. Per Federica De Pretto, presidente dell’Enpa di Thiene e Schio, quel momento risale al 2004, quando varcò per la prima volta i cancelli dell’ex canile di Piovene Rocchette. «Ho visto come erano tenuti gli animali e ho capito che dovevo fare qualcosa per aiutarli», racconta con fierezza. Quella che doveva essere un’esperienza di volontariato si è trasformata in una missione quotidiana.
Decisivo l’incontro con Furia, una cagnolina anziana finita in canile dopo la morte del proprietario. «Pensavo che i familiari l’avessero adottata, invece avevano preso case e terreni ereditati e portato lei in canile. Non ho avuto il coraggio di lasciarla lì». Un gesto che ha segnato definitivamente il suo percorso: «Da quel momento ho deciso di dedicarmi agli animali abbandonati».
Oggi il suo ruolo è tutt’altro che simbolico. «Sono un presidente operativo. Seguo personalmente casi di abbandono, maltrattamenti, animali malati, oltre alla parte istituzionale». Una quotidianità fatta di emergenze, coordinamento dei volontari e rapporti con enti pubblici e cittadini. «È una grande responsabilità verso gli animali e verso la comunità. Servono decisioni rapide, ma anche ascolto e sensibilità».
Il canile di Schio, modello virtuoso
Il canile di Schio è spesso indicato come modello virtuoso, quasi un “hotel a quattro stelle” per cani. Il segreto, secondo De Pretto, è semplice quanto impegnativo: organizzazione e volontari.«Abbiamo circa 80 volontari che si alternano 365 giorni all’anno su due turni quotidiani, cerchiamo di essere sempre reperibili ma per le emergenze notturne si può contattare il servizio veterinario pubblico». Al centro, il benessere degli animali i quali vengono puliti, sgambati e nutriti due volte al giorno. Un approccio che punta sulla prevenzione e sulle adozioni consapevoli «Meno abbandoni significa meno ingressi in canile: è un equilibrio che si costruisce giorno dopo giorno».
La differenza tra volontariato e profitto
Una gestione che si distingue nettamente da quella privata. «Noi non siamo a fine di lucro. Investiamo continuamente nella struttura e nelle cure degli animali, anche a nostre spese». Negli anni sono stati realizzati nuovi spazi, box e ampliati i servizi, ma soprattutto, sottolinea, «c’è l’amore dei volontari». Il canile rappresenta «una svolta epocale» per il territorio dell’Alto Vicentino, dopo esperienze precedenti in strutture private ritenute inadeguate «Che sia gestito da noi conta molto, perché ENPA – Ente Nazionale Protezione Animali porta con sé una visione precisa: mettere sempre al centro il benessere dell’animale, senza compromessi attraverso scelte gestionali attente e trasparenti ».
Un volontariato duro, non idealizzato
Dietro l’immagine romantica del volontariato si nasconde però una realtà complessa. «È una missione. Ci sono situazioni drammatiche per cui non si dorme la notte. È una lotta continua, spesso anche contro l’ignoranza». I sacrifici personali sono importanti: «Ho
rinunciato a parte della carriera lavorativa, a molte amicizie e ho sacrificato molto anche la famiglia». Eppure, fermarsi non è un’opzione: «Penso spesso di mollare, ma poi prevale il senso di responsabilità. Sai che, se ti fermi, qualcuno ne paga le conseguenze».
Le storie che segnano
Le storie affrontate sono spesso difficili. «Il caso più disumano è sempre l’ultimo, quello che ancora non hai risolto». Tra i più recenti, quello di 25 cagnolini trovati in una casa disabitata. Ma non mancano i lieto fine, come quello di Neve, cucciola gravemente malata salvata dopo cure specialistiche.: «L’ho tenuta a casa con me, era così debole che non riusciva ad alzare la testa. Oggi è felicemente adottata e resto ancora in contatto con la famiglia».
Educazione e cultura del rispetto
Molto del lavoro Enpa passa dall’educazione. «Capita continuamente di dover spiegare che gli animali sono esseri senzienti». Tra gli equivoci più comuni, l’idea che un animale sia un impegno leggero. «Non si valutano tempo, costi e responsabilità. L’adozione impulsiva è uno degli errori più grandi». Non mancano richieste assurde: «Recentemente ci hanno chiesto un gatto per far accoppiare la propria gatta, come fossimo un’agenzia».
Il sogno di un gattile
Dopo il canile, il prossimo obiettivo è una struttura dedicata ai gatti. «È un sogno, ma serve volontà politica, uno spazio e fondi». L’urgenza è concreta: ogni anno vengono trovati numerosi cuccioli non autosufficienti e oggi sono spesso i volontari a ospitarli nelle proprie case. «Non riusciamo ad affrontare tutte le segnalazioni. Dovremmo essere un esercito». Nel frattempo è in progetto una sala degenza per gatti incidentati, attualmente ospitati in spazi non adeguati.
Una vita senza separazioni
Dopo tanti anni, separare vita privata e volontariato è impossibile. «Questo impegno è totalizzante. Non ci sono mai riuscita». Anche sul piano emotivo la sfida resta aperta: «Sto ancora imparando come farlo». Se potesse cambiare qualcosa, non ha dubbi: «Vorrei più empatia. Capire che un animale non è un oggetto, ma un essere vivente con emozioni e dignità».
Infine, una riflessione su alcuni comportamenti diffusi: «Se sono animali sani e hanno 4 zampe per camminare è una cosa assurda ma conosco persone che usano il passeggino per portare il proprio cane anziano fuori perché non riesce più a camminare: quello è un grande gesto di affetto». Lo stesso vale per i vestiti: «Ci sono situazioni e situazioni. Alcuni cani ne hanno bisogno, altri sono ridicoli».
Il messaggio ai futuri volontari
Il messaggio conclusivo è rivolto a chi vuole avvicinarsi al volontariato: «Non è un passatempo. Si incontra tanta sofferenza, ma è anche un percorso che arricchisce profondamente». Non servono eroi, ma «persone costanti e affidabili. Anche un piccolo contributo, se fatto con serietà, può fare una grande differenza».
Letteria Cavallaro
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