Una lettera accorata, personale, quasi intima. Ma allo stesso tempo dura, diretta, senza giri di parole. È quella pubblicata dal quotidiano Avvenire e firmata dal giornalista Umberto Folena, che si rivolge a Roberto Baggio non solo come icona del calcio, ma come uomo che ha sempre rappresentato valori profondi dentro e fuori dal campo.

Il tono non è quello della polemica sterile, ma di una delusione autentica. Folena si presenta infatti come un tifoso che “gli vuole bene”, cresciuto ammirando il campione – in particolare ai tempi della ACF Fiorentina – e che oggi fatica a riconoscerlo nella scelta di diventare testimonial dell’industria delle scommesse. Il cuore della lettera sta proprio qui: non un attacco, ma una ferita.
Chi scrive si rivolge a Baggio come a un punto di riferimento morale, ricordandone la spiritualità, lo stile di vita, la coerenza che lo hanno reso molto più di un semplice fuoriclasse. Ed è proprio per questo che la sua adesione a campagne legate al gioco d’azzardo appare, agli occhi dell’autore, come un tradimento di quei valori. Una scelta che colpisce soprattutto chi, come lui, lo ha sempre visto come esempio positivo.

“Un rigore sbagliato”

L’immagine scelta è potente e simbolica: quella del rigore.
“Capita a tutti di sbagliare un calcio di rigore”, scrive Folena, ma stavolta – sottolinea – si tratta di un errore “molto, molto grosso”. Un riferimento inevitabile alla carriera di Baggio, ma usato qui per parlare di responsabilità pubblica: quando un personaggio così amato presta il proprio volto a un settore controverso, l’impatto va ben oltre una semplice scelta commerciale.

Il nodo dell’azzardo

La lettera entra poi nel merito della questione, citando numeri e dinamiche dell’industria del gioco in Italia: un comparto enorme, con un volume d’affari stimato in centinaia di miliardi e milioni di giocatori coinvolti.

Ma il punto più critico riguarda la dipendenza: secondo quanto riportato, una piccola percentuale di giocatori patologici contribuirebbe in modo determinante ai ricavi complessivi. Un dato che, per l’autore, mette in luce una contraddizione di fondo tra il messaggio del “gioco responsabile” e la realtà economica del settore.

Un appello, non una condanna

Nonostante la durezza dei contenuti, la lettera mantiene fino alla fine un tono di apertura. Non c’è condanna definitiva, ma un invito a riflettere, a informarsi, a fare eventualmente un passo indietro.

“Si può rimediare”, scrive Folena. Ed è forse questo il passaggio più significativo: la speranza che il campione possa tornare a essere coerente con quell’immagine che per anni ha incarnato.

Oltre il caso Baggio

Il caso sollevato dalla lettera va oltre il singolo episodio. Tocca un tema sempre più attuale: il ruolo dei personaggi pubblici nella promozione di attività controverse e il confine tra libertà individuale e responsabilità sociale.

Ma, soprattutto, racconta qualcosa di più semplice e umano: la delusione di un tifoso che continua a voler bene al proprio idolo, proprio mentre ne critica una scelta.

Fonte (https://www.avvenire.it/idee-e-commenti/caro-roberto-baggio-il-gioco-dazzardo-e-un-rigore-sbagliato_106722)

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