“Ho celebrato funerali, ho raccolto i cadaveri di persone suicidate in carcere. Ma quando ho visto mio padre morto ho scoperto davvero la morte.” Con queste parole intense, don Marco Pozza, originario di Calvene e cappellano del carcere “Due Palazzi” di Padova, ha aperto la sua intervista a Verissimo, dove ha ripercorso uno dei momenti più difficili della sua vita: la perdita del padre e la crisi profonda della propria vocazione sacerdotale.
Nel salotto di Silvia Toffanin, don Marco ha parlato con sincerità di quella che lui stesso ha definito una “storia d’amore tribolatissima” con Dio. “Viviamo sotto lo stesso tetto, ma a volte dormiamo in stanze separate”, ha ammesso, rivelando un rapporto fatto di preghiera, silenzi e domande rimaste senza risposta. La sua fede si è incrinata nel momento in cui la sofferenza degli altri, soprattutto dei detenuti che accompagna ogni giorno, si è intrecciata con il dolore personale. “Davanti al male che colpisce i più fragili, ti chiedi: perché lo permetti?”, ha raccontato, mettendo a nudo la fatica di restare saldo in una vocazione che lo porta costantemente sul confine tra bene e male, tra umanità e abisso.
L’incontro con Papa Francesco: “Mi ha detto: cerca la tua libertà”
A sostenerlo in quel periodo di smarrimento è stato Papa Francesco, con cui don Marco ha instaurato un rapporto profondo e autentico. “L’ho incontrato in un momento delicatissimo”, ha ricordato. “Per me è stato un secondo padre. Mi ha detto: ‘Cerca la tua libertà. Vai e cerca la tua strada. Se scegli un’altra via, promettimi che se ti chiamo mi rispondi, perché io voglio bene a Marco, non a don Marco.’” Quelle parole, ha spiegato il sacerdote, sono state una carezza e insieme una liberazione: gli hanno restituito la forza di riprendere il cammino, di accettare le sue fragilità e di continuare a vivere il sacerdozio come dialogo – non come certezza.
Tra carcere e vita, il coraggio di restare uomo
Oggi don Marco Pozza continua la sua missione nel carcere di Padova, accanto a detenuti e criminali che portano sulle spalle storie durissime. “Il male non va giustificato”, ha detto, “ma bisogna entrarci dentro per comprenderlo.”
Dietro la tonaca e le parole dure, resta la semplicità di un uomo nato a Calvene, figlio della sua terra e delle sue domande. In quell’incontro con Papa Francesco ha trovato il punto di equilibrio tra la crisi e la rinascita. “La fede non è non avere dubbi,” ha confidato, “ma continuare a camminare anche quando il buio non si dirada.”
di Redazione AltovicentinOnline
Stampa questa notizia




