In molte città italiane, ogni episodio di criminalità, degrado o movida violenta scatena una reazione immediata: le proteste si riversano sui sindaci. I social si riempiono di accuse, i consigli comunali si infiammano e la politica locale finisce sotto pressione. Ma c’è un punto essenziale che spesso sfugge al cittadino medio: la sicurezza pubblica non è una competenza dei sindaci, bensì dello Stato.

Chi è davvero responsabile della sicurezza

Secondo la normativa italiana, l’ordine pubblico e la sicurezza pubblica, ossia la prevenzione e la repressione dei reati, la tutela delle persone e dei beni,  sono competenze esclusive dello Stato, esercitate tramite il Ministero dell’Interno e le forze di polizia (Polizia di Stato, Carabinieri, Guardia di Finanza).

Come spiega , la legge distingue chiaramente tra ordine pubblico, che attiene alle prerogative statali, e sicurezza urbana, che rientra nel perimetro amministrativo dei Comuni.
Il Testo Unico degli Enti Locali (TUEL) consente al sindaco di emanare ordinanze contingibili e urgenti,  ad esempio per motivi di igiene, incolumità o decoro urbano,  ma solo in casi circoscritti. Non può, invece, disporre di pattuglie statali o coordinare direttamente operazioni di pubblica sicurezza, ruoli che spettano a Prefetto e Questore.

Il ruolo “ibrido” del sindaco: amministratore locale e ufficiale di governo

Il sindaco riveste una duplice funzione: da un lato rappresenta la comunità locale, e quindi può adottare provvedimenti per il decoro, la vivibilità e la tranquillità cittadina; dall’altro, agisce come ufficiale del Governo sul territorio, collaborando con il Prefetto in materia di sicurezza. Tuttavia, come evidenzia , i suoi margini d’azione restano limitati: può segnalare aree critiche, coordinare la Polizia Locale, partecipare ai patti per la sicurezza urbana e promuovere interventi di prevenzione. Non può però né comandare le forze dell’ordine statali né gestire il numero di agenti sul territorio.

La carenza di risorse locali

Il problema è aggravato da un tema strutturale: la scarsità di personale nella Polizia Locale. Dal 2009 gli organici si sono ridotti di circa 11.000 unità, passando da 60.000 a 48.000 operatori. L’Associazione Nazionale Comuni Italiani (ANCI) ha chiesto l’istituzione di un Fondo unico nazionale da 500 milioni di euro per colmare il divario e garantire almeno una pattuglia ogni 25.000 abitanti nelle ore notturne.
Un obiettivo ancora lontano, soprattutto per i Comuni medio-piccoli, che spesso affrontano emergenze senza adeguati strumenti o risorse.

Un fraintendimento che alimenta sfiducia

Come ha sottolineato l’ex Questore Raffaele Clemente in un incontro , molti episodi di cronaca vengono impropriamente attribuiti ai sindaci, anche se rientrano nella competenza delle autorità di Pubblica Sicurezza. Questo “scaricabarile” percettivo indebolisce la fiducia dei cittadini nelle istituzioni e genera frustrazione: il cittadino vede nel sindaco il volto più vicino del potere, ma ignora che il sindaco stesso spesso non ha i mezzi per intervenire in modo diretto contro la criminalità.

Sicurezza urbana: un lavoro di squadra, non un capro espiatorio

Il concetto moderno di sicurezza urbana non si esaurisce nell’ordine pubblico: include prevenzione sociale, riqualificazione degli spazi, inclusione e coesione civica.  I sindaci possono favorire questi aspetti, ma per le emergenze di sicurezza vera e propria serve un’azione coordinata con lo Stato.

In sintesi, se le strade di una città sembrano insicure, la causa non è (solo) nel municipio. Il problema è spesso più profondo ,  nel mancato equilibrio tra competenze, risorse e percezione di responsabilità.
Prima di condannare il sindaco, occorrerebbe chiedersi quanto gli è davvero concesso fare per la sicurezza dei cittadini, e quanto invece dipende dal Governo Centrale. E anche questi, quando si candidano, dovrebbero evitare di utilizzare questo tema come campagna elettorale.

di Redazione AltovicentinOnline

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