L’intelligenza artificiale da una parte, la transizione ecologica e digitale dall’altra. È questa la doppia rivoluzione che sta ridisegnando in profondità il mercato del lavoro italiano, modificando non solo le professioni del futuro ma, soprattutto, quelle che già oggi consideriamo “note”, consolidate, persino immutabili. A evidenziarlo è la nuova edizione del volume Green jobs. Come transizione ecologica e intelligenza artificiale stanno cambiando il lavoro, firmato da Tessa Gelisio e Marco Gisotti (Edizioni Ambiente), che aggiorna l’analisi basandosi sui dati del Sistema Informativo Excelsior di Unioncamere.
Le professioni non spariscono: cambiano valore
Secondo gli autori, il mutamento più radicale non riguarda tanto i lavori destinati a scomparire quanto quelli che stanno cambiando pelle sotto i nostri occhi. Nei prossimi anni il fabbisogno complessivo di lavoratori in Italia è stimato tra 3,3 e 3,7 milioni di persone. Una quota crescente sarà assorbita da professioni già esistenti, ma profondamente rinnovate nelle modalità operative e nelle competenze richieste.
La vera emergenza, osservano Gelisio e Gisotti, non è trovare un’occupazione, ma comprendere che molti lavori non sono più quelli che immaginiamo. “Continuiamo a pensarli come dieci anni fa, mentre sono già cambiati.”
L’IA non cancella i lavori, ma ne assottiglia le parti ripetitive
Se l’opinione comune teme che l’intelligenza artificiale sostituirà intere categorie professionali, i dati raccontano una storia diversa. L’impatto maggiore riguarda le attività standardizzabili, sia manuali sia cognitive: tutto ciò che può essere automatizzato, organizzato in sequenze, delegato a un algoritmo.
Tra le mansioni più esposte:
- inserimento dati
- segreteria tradizionale
- contabilità standard
- customer service ripetitivo
- traduzioni automatiche
- pratiche amministrative a basso valore aggiunto
L’IA non elimina queste professioni, ma riduce il peso delle attività più meccaniche, spingendo le imprese a cercare figure capaci di gestire le parti più complesse, creative e relazionali dei processi.
La sostenibilità cambia (quasi) tutto: non solo il “verde” tradizionale
La transizione ecologica sta trasformando il lavoro quotidiano molto più di quanto si percepisca. Non si limita a creare nuove professioni: aggiorna in profondità quelle esistenti, infiltrandosi in settori lontani dal mondo dell’ambiente.
Oggi, per esempio:
- i muratori devono conoscere materiali isolanti avanzati e criteri energetici
- gli elettricisti integrano fotovoltaico, sistemi di accumulo e domotica
- i tecnici agricoli utilizzano droni, sensori e piattaforme di analisi
- cuochi e ristoratori si misurano con sprechi ridotti e nuove filiere sostenibili
- i manutentori operano su impianti sempre più digitalizzati
- la logistica ottimizza consumi, percorsi e flotte
- i tecnici sanitari gestiscono materiali e rifiuti complessi con criteri di sostenibilità
Siamo di fronte a un cambiamento sotterraneo ma capillare: la sostenibilità non è un settore, ma una nuova grammatica del lavoro.
Tornano centrali i mestieri tecnici evoluti: il paradosso dell’era digitale
Mentre il dibattito pubblico si concentra sull’IA e sulla paura della sostituzione tecnologica, le imprese italiane si scontrano con una carenza crescente: mancano tecnici qualificati. Installatori fotovoltaici, elettricisti evoluti, specialisti dell’efficienza energetica, operatori di cantiere, tecnici ambientali, professionisti ESG, data analyst ambientali: figure che uniscono manualità, tecnologia e competenze ecologiche.
Accanto a loro, continuano a essere richiesti ingegneri energetici, tecnici della gestione ambientale, elettricisti civili e specialisti del riciclo.
Secondo gli autori, “il lavoro del futuro non sarà solo digitale, ma ibrido: tecnico, ambientale, capace di adattarsi a contesti che cambiano rapidamente”.
Un mercato del lavoro che corre più veloce del dibattito pubblico
Oggi quattro quinti delle professionalità ricercate dalle imprese richiedono competenze verdi e digitali insieme. Ma il discorso pubblico continua a muoversi con lentezza, ancorato a modelli ormai superati.
Il rischio? Continuare a immaginare il lavoro guardando nello specchietto retrovisore proprio mentre la rivoluzione – anzi, le rivoluzioni – sono già in atto.
La fotografia di Gelisio e Gisotti racconta un Paese che si sta trasformando rapidamente e che avrà bisogno, sempre di più, di lavoratori capaci di muoversi tra tecnologia, sostenibilità e competenze pratiche. Una sfida che riguarda imprese, istituzioni, formazione e cittadini. E che non può più essere ignorata.
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