Piccole storie, grandi emozioni. Il Teatro del Centro giovanile di Santorso ha ospitato lo spettacolo “Piccole storie della Grande Guerra”, promosso dall’Associazione Italiana Tutela Salute Mentale di Schio (AITSaM). Una serata capace di intrattenere e al tempo stesso far riflettere, portando sul palco non solo episodi di vita al fronte e in patria, ma anche il tema, quanto mai attuale, del disagio mentale legato ai traumi di guerra, esploso allora senza che vi fosse alcuna consapevolezza.

Al centro della rappresentazione, una serie di scenette familiari: i figli e i mariti al fronte, le mogli e le madri in attesa, il parroco del paese, il postino – spesso messaggero di notizie strazianti – e il generale reduce, “un po’ fuori di testa” per i ricordi indelebili delle trincee. Nella sua mente scorrono ancora le montagne di morti, i bombardamenti, le urla, il dovere di uccidere; solo a tratti trova un fragile sollievo ripensando alla giovinezza, in un alternarsi di memoria e smarrimento che rende evidente il peso psicologico del conflitto.

Non meno significativa la scenetta delle due sorelle che, frugando nel baule del nonno, rinvengono brevi appunti dimenticati. Da quelle pagine emergono, con tono lieve ma efficace, le tante “novità” scoperte dai soldati provenienti dalle Alpi e dalle campagne di tutta Italia – Alpini e Fanti – come il caffè, il doversi tagliare i baffi per poter indossare la maschera antigas, o ancora l’origine del termine “crucco”, che pare derivi dalla parola che indica il pane in lingua croato‑slovena. Dettagli minimi, quotidiani, che restituiscono umanità a chi fu travolto dalla Storia.

A dare ritmo alla serata, l’alternanza tra le scenette e i momenti musicali curati da due formazioni corali. Da un lato i dieci componenti del coro musicale di AITSaM, formati e diretti da Raffaele Smaldone; dall’altro i quindici coristi del Coro segreto della parrocchia Santissima Trinità di Schio, diretti da Francesco Salvo. Ad accompagnarli, una piccola ma vivace “orchestra” composta da pianoforte, violino, due chitarre, basso e fisarmonica.

Il repertorio, rigorosamente classico, ha contribuito a coinvolgere e commuovere il pubblico: dall’immortale “Canzone del Piave” ai brani di cantautori che hanno saputo raccontare la guerra con profondità e delicatezza, come “La guerra di Piero” di Fabrizio De André e “Generale” di Francesco De Gregori. Canzoni che hanno fatto da ponte tra la memoria collettiva e la sensibilità contemporanea, suscitando applausi calorosi in sala.

Protagonisti assoluti della serata sono stati i frequentatori di AITSaM, affiancati dai volontari e da altre persone del territorio: una quarantina di interpreti in tutto, che per oltre un’ora si sono alternati sul palco, mettendosi in gioco in un’esperienza tutt’altro che scontata per chi non è abituato alle luci della ribalta. A guidarli, con energia e competenza, l’inarrestabile regista volontaria Sara Merli, da vent’anni attiva come organizzatrice, scenografa, regista e attrice teatrale a Milano e ora trasferita a Schio, dove è ormai considerata a pieno titolo “scledense honoris causa”. Le numerose prove e l’entusiasmo contagioso di Sara hanno rappresentato il motore dell’intero progetto.

Determinante anche l’apporto di Federica, Erica e Luisa, professioniste di AITSaM, che hanno messo a disposizione, su base volontaria, tempo, impegno e competenze per la buona riuscita dell’iniziativa. Impossibile poi non citare il “turbo Presidente” di AITSaM, Luciano Rossi, instancabile promotore e organizzatore, volontario ovunque nel territorio: una figura discreta nei modi, ma travolgente per energia, idee, iniziative e per quel sorriso sempre presente che sembra non spegnersi mai.

Lo spettacolo non si fermerà a Santorso: è già prevista la sua presentazione anche a Piovene Rocchette e a Thiene, mentre si comincia a guardare avanti alla nuova stagione teatrale. AITSaM conferma così la propria presenza sempre più radicata nel territorio, proponendo progetti culturali che mettono al centro il protagonismo delle persone con esperienza di disagio mentale: persone che si esprimono, recitano, cantano e si divertono a farlo insieme agli altri.

“Piccole storie della Grande Guerra” si è rivelato, in definitiva, molto più di uno spettacolo commemorativo: un’occasione di memoria condivisa, di riflessione sulla fragilità umana e di valorizzazione delle risorse di una comunità che, grazie al teatro, trova nuovi modi per parlare di guerra, di sofferenza, ma anche di rinascita e partecipazione.

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