Parlare di affettività, emozioni e sessualità con ragazzi e ragazze con disabilità significa affrontare un tema spesso trascurato, ma fondamentale per la crescita personale e l’autonomia. È da questa consapevolezza che al Liceo Corradini è nato un innovativo progetto di educazione affettiva, sviluppato durante l’anno scolastico con il coinvolgimento di studenti, famiglie e docenti.

A raccontarne la genesi è la dirigente scolastica  Marina Maino , la quale sottolinea come l’iniziativa sia nata direttamente da un’esigenza espressa dai genitori. «All’inizio dell’anno abbiamo organizzato un incontro dedicato alle famiglie degli studenti con disabilità per presentare la progettualità del liceo e costruire un rapporto di fiducia reciproca. In quell’occasione è emerso chiaramente il bisogno di affrontare il tema dell’affettività e della sessualità, soprattutto perché molti ragazzi frequentano il triennio e si stanno avvicinando alla vita adulta».

Proprio i genitori hanno avuto un ruolo determinante, non solo nel segnalare la necessità del percorso, ma anche nel suggerire il nome della professionista che lo avrebbe condotto, la dottoressa Mara Pigatto. Per loro è stato organizzato un incontro preliminare durante il quale sono stati illustrati obiettivi e modalità del progetto.

Dopo la pubblicazione di un apposito bando, il Liceo ha avviato la collaborazione con l’esperta, costruendo un percorso che ha coinvolto dieci studenti e studentesse in cinque laboratori settimanali di due ore ciascuno. Accanto ai ragazzi sono stati coinvolti anche insegnanti e famiglie. I docenti di sostegno hanno partecipato a un momento formativo specifico per approfondire le tematiche dell’affettività e della sessualità nelle persone con disabilità.

L’obiettivo principale era fornire strumenti adeguati per comprendere e vivere relazioni, emozioni e cambiamenti personali. Il percorso si è concentrato su tre grandi aree: amicizia, amore e sessualità; educazione alle emozioni; intimità, salute sessuale e comportamenti socialmente appropriati.

Secondo la dirigente, il tema resta ancora poco affrontato a causa di stereotipi e tabù che continuano a circondare la disabilità. «Spesso si fatica a confrontarsi su argomenti che appartengono alla sfera più personale e intima della vita. A questo si aggiungono paure individuali e, talvolta, barriere culturali ancora presenti nella comunità».

Uno degli aspetti più significativi del progetto è stato l’adattamento delle attività alle caratteristiche e alle esigenze dei partecipanti.  Mara Pigatto ha personalizzato il percorso incontro dopo incontro, utilizzando immagini, situazioni concrete, storie sociali, attività di gruppo, lavori a coppie e simulazioni pratiche.

Nel corso dei laboratori i ragazzi hanno imparato a distinguere tra amicizia e amore attraverso l’analisi di immagini e situazioni quotidiane. Successivamente hanno affrontato il tema delle emozioni, condividendo esperienze personali e riflettendo

sulla propria identità, sui gusti e sulle relazioni. Gli incontri finali hanno approfondito la conoscenza del corpo e dei cambiamenti legati alla crescita, affrontando temi come il menarca, la polluzione e le differenze individuali nei tempi di sviluppo. Grande attenzione è stata riservata anche all’educazione al consenso e ai comportamenti appropriati. Attraverso attività pratiche, gli studenti hanno riflettuto su quali parti del corpo possano essere toccate solo con il consenso dell’altra persona e su come comportarsi nelle relazioni con familiari, amici e sconosciuti. L’obiettivo era promuovere un approccio sano, rispettoso e protettivo verso sé stessi e gli altri.

La risposta degli studenti è stata molto positiva. «Hanno partecipato con entusiasmo e interesse, ciascuno secondo le proprie capacità comunicative e personali», spiega la dirigente. Dall’esperienza è emerso anche come molti ragazzi abbiano una rete relazionale piuttosto limitata, spesso circoscritta alla famiglia, ai parenti e a pochi compagni o amici, rendendo ancora più importante un percorso di questo tipo.

Anche per gli insegnanti l’iniziativa ha rappresentato un’importante occasione di crescita professionale. La formazione ha fornito strumenti per comprendere meglio i bisogni degli studenti e accompagnarli nel loro vissuto affettivo e relazionale. Inoltre è stata presentata la metodologia Foxx da poter attivare in presenza di comportamenti disfunzionali.

Tra gli episodi che meglio raccontano il valore del progetto, la dirigente cita alcuni piccoli ma significativi cambiamenti osservati nei ragazzi. «Alcuni studenti hanno modificato il modo di relazionarsi con le figure adulte di riferimento, limitando gli abbracci e preferendo una stretta di mano, dimostrando una maggiore consapevolezza dei confini relazionali».

Per il Liceo Corradini si tratta di un’esperienza che potrebbe diventare un modello anche per altri istituti. «È un progetto replicabile – conclude la dirigente – purché venga affidato a personale qualificato ed esperto, perché si tratta di una tematica importante e particolarmente delicata».

Un’iniziativa che dimostra come l’educazione affettiva non sia un tema secondario, ma un tassello essenziale per garantire inclusione, consapevolezza e qualità della vita alle persone con disabilità, contribuendo a superare pregiudizi ancora troppo radicati nella società.

 

Letteria Cavallaro

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