Una montagna che non si limita a resistere, ma prova a ripensare il proprio futuro partendo proprio dal suo capitale naturale.

Si chiama «Alto Astico: Anfibi, Laghetti e Terre Ospitali» ed è destinato a diventare uno dei progetti simbolo della transizione ecologica nelle Terre Alte vicentine. L’iniziativa, promossa dall’Unione Montana Alto Astico, ha ottenuto un finanziamento di 360.000 euro dalla Fondazione Cariverona nell’ambito del bando «Capitale naturale 2024» e si svilupperà fino al 2028, interessando le proprietà silvo-pastorali pubbliche dei Comuni di Arsiero e Lastebasse.

L’obiettivo del progetto è chiaro: migliorare la connettività ecologica e rafforzare la tutela della biodiversità in un’area montana particolarmente sensibile agli effetti del cambiamento climatico. Gli interventi previsti puntano a creare e consolidare habitat favorevoli per la fauna anfibia, alla rinaturalizzazione di piccoli laghetti e specchi d’acqua di alta quota, e alla salvaguardia di ambienti che rappresentano un vero patrimonio ecologico.

Le Terre Alte dell’Alto Astico, con la loro alternanza di pascoli, boschi e laghetti, sono infatti un mosaico naturale di grande valore. «Il progetto Alto Astico racconta una montagna che non si limita a difendersi dal dissesto, ma sceglie di investire sulla propria biodiversità. Anfibi, laghetti, prati e boschi non sono cartoline: sono infrastruttura ecologica», sottolinea il presidente dell’Unione Montana Alto Astico, Marco Lorenzato.

Il finanziamento di Fondazione Cariverona si inserisce in una strategia più ampia di accesso a risorse esterne che l’Unione Montana sta portando avanti da anni. La forma associata consente infatti ai piccoli Comuni di presentarsi uniti a bandi regionali, nazionali ed europei di importo significativo, difficilmente affrontabili da soli per complessità tecnica e dimensioni economiche.

«Ringrazio la Fondazione Cariverona per aver creduto in un progetto che dimostra come anche un piccolo ente possa accedere a risorse importanti quando ha una visione chiara del proprio territorio», afferma Lorenzato, rimarcando come la capacità progettuale sia ormai una leva decisiva per i territori montani.

Alto Astico non nasce nel vuoto, ma si affianca ad altre iniziative ambientali già attive. L’Unione Montana Alto Astico è infatti impegnata, tra le altre cose, nel monitoraggio storico della frana del Brustolè – in collaborazione con l’Università di Bologna dal 1997 – nella gestione regolamentata della raccolta dei funghi epigei e nelle funzioni amministrative legate al patrimonio malghivo e pascolivo dei Comuni di Arsiero e Lastebasse.

Si delinea così una vera e propria filiera della tutela ambientale, che va dalla sicurezza del territorio alla valorizzazione delle sue risorse naturali, fino alla gestione sostenibile dei pascoli e delle attività tradizionali.

Per Lorenzato, parlare di anfibi, laghetti e boschi significa parlare anche di sviluppo locale: «Tutelare la biodiversità non è un esercizio per addetti ai lavori: è una scelta che ha ricadute concrete sulla qualità ambientale, sull’attrattività turistica e sulla vita delle comunità montane».

di redazione AltovicentinOnline

 

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