“In soli sette mesi, dal 22 ottobre 2025 al 24 giugno 2026, il Parlamento ha approvato la riforma dello Statuto di Autonomia del Trentino-Alto Adige/Südtirol che amplia e rafforza ulteriormente le competenze delle Province autonome di Trento e Bolzano. Si tratta di una legge di revisione costituzionale approvata in doppia lettura sia alla Camera che al Senato. Sono state quattro votazioni in cui si è registrato, in tutto, un solo voto contrario e poche decine di astenuti: questa è la nitida fotografia di una realtà ormai sotto gli occhi di tutti. Quando esiste una reale volontà politica, l’autonomia si realizza in tempi rapidissimi”. Sono le parole dei consiglieri regionali Riccardo Szumski e Davide Lovat (Resistere Veneto) che puntualizzano: “Naturalmente non abbiamo nulla contro i cittadini del Trentino o del Südtirol che, anzi, fanno benissimo a difendere i propri interessi e a ottenere sempre maggiori spazi di autogoverno. Il problema è un altro: il Veneto ha espresso con il referendum del 22 ottobre 2017 una volontà popolare chiarissima, con oltre due milioni di cittadini favorevoli all’autonomia, e da allora ha ricevuto soltanto rinvii, promesse e propaganda. La coincidenza della data del 22 ottobre nei due percorsi è oltremodo significativa: per la riforma dello Statuto delle Province autonome sono bastati sette mesi, per l’autonomia del Veneto stiamo aspettando da otto anni e sette mesi. È sempre più evidente l’ipocrisia delle forze politiche, tanto di destra quanto di sinistra, che sui territori si presentano con il vessillo dell’autonomia per raccogliere voti, salvo poi trasformarsi in perfetti centralisti una volta arrivati a Roma. Gli stessi partiti che in Veneto promettono autonomia e federalismo sono poi quelli che votano, senza esitazione, provvedimenti come Roma Capitale oppure finanziano con decine di miliardi il Ponte sullo Stretto, mentre al Veneto continuano a negare persino quanto previsto dalla Costituzione. Ma il problema non riguarda soltanto Roma. Anche nel Consiglio regionale del Veneto abbiamo assistito a una dimostrazione plastica di come i partiti eterodiretti dai vertici nazionali antepongano le indicazioni provenienti dalla capitale agli interessi dei territori che dovrebbero rappresentare”.
“Appena eletti, come primo provvedimento – ricordano i due consiglieri – abbiamo presentato una mozione che chiedeva semplicemente di estendere a tutte le Città metropolitane, quindi anche Venezia, le medesime prerogative e gli stessi margini di autonomia riconosciuti a Roma Capitale. Una proposta di puro buonsenso, finalizzata a garantire pari dignità istituzionale ai territori. Eppure, nessun altro consigliere regionale ha avuto il coraggio di votarla: gli unici voti favorevoli sono stati i nostri. Quel voto rappresenta una macchia indelebile nella storia del Consiglio regionale del Veneto, perché dimostra che, oltre che a Roma, ormai neppure a Venezia molti eletti rispondono ai propri elettori, ma esclusivamente alle segreterie dei partiti nazionali. Più che di bandiere possiamo parlare di autentiche banderuole politiche: in campagna elettorale parlano veneto, ma nelle istituzioni parlano romano. La vicenda del nuovo Statuto del Trentino-Alto Adige/Südtirol è emblematica: in pochi mesi il Parlamento ha approvato una riforma costituzionale che rafforza ulteriormente territori già dotati di ampie competenze e ingenti risorse finanziarie. Per il Veneto, invece, anche dopo il referendum non è arrivato praticamente nulla. Si sta consumando un vero paradosso italiano: gli ultimi restano ultimi e i primi diventano sempre più primi e sempre più ricchi. Mentre le aree montane venete si spopolano, i servizi arretrano e i Comuni faticano persino a garantire le funzioni essenziali, lo Stato continua a drenare ogni anno ingenti risorse prodotte dai veneti senza restituire al territorio strumenti adeguati a governare il proprio futuro”.
“Il Veneto non chiede privilegi, ma rispetto. Chiede che venga finalmente attuata la volontà democratica espressa dai cittadini nel referendum del 2017. Se il Parlamento è in grado di modificare rapidamente la Costituzione quando c’è una volontà politica, allora è evidente che il problema non è tecnico o giuridico: il problema è politico. È tempo che i veneti smettano di delegare ad altri la difesa dei propri interessi e tornino ad essere protagonisti del proprio destino politico, economico e istituzionale”, concludono Szumski e Lovat.
Comunicato Stampa
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