Roberto Vannacci alza il tiro e chiama in causa Luca Zaia. Il leader di Futuro Nazionale propone un faccia a faccia pubblico a Treviso “su due idee diverse di destra”, marcando la distanza dal governatore veneto. “Vediamo se accetterà — dice l’ex generale — io non mi sono mai tirato indietro di fronte a nessun confronto civile, purché non si trasformi in una gazzarra. Credo che Zaia sia in grado di tenere una discussione civile”. L’invito, destinato a far rumore in un territorio dove Vannacci rivendica crescita di consensi, arriva mentre il movimento punta a strutturarsi e a misurarsi nelle urne.
Sul terreno veneto Futuro Nazionale prepara infatti lo sbarco alle amministrative del prossimo anno. “A Verona e a Padova si vota perché scadono le amministrazioni a maggio e con grande probabilità saremo presenti con nostre liste e candidati”, afferma Vannacci, lasciando aperta la porta a intese: coalizione di centrodestra sì, ma solo “se coerente con i nostri principi e le nostre linee rosse”. Altrimenti, la rotta resterà autonoma. “Ci votano perché abbiamo dimostrato coerenza e attaccamento a dei valori”, insiste, attaccando una parte del centrodestra che “oggi si trova alla deriva”.
Il radicamento passa anche dall’organizzazione territoriale. A Schio e nell’Alto Vicentino si è riunito il Comitato Costituente “Schio Vicenza 1287”, che ha assegnato deleghe operative: dal referente del comitato e vice responsabile sanità Alexandros Zachos, al responsabile enti locali Dario Peripoli, fino al tesoriere Diego Fontana, ai responsabili comunicazione, sicurezza, politiche sociali, ambiente e sport. Sottolineata la scelta generazionale: una diciottenne alla guida del settore Giovani, segnale della volontà di coinvolgere nuove energie. Bilancio dei primi 25 giorni definito “positivo”, tra crescita di interesse, nuove collaborazioni e maggiore presenza sul territorio.
Intanto, sullo sfondo, infuria la “guerra dei sondaggi”. L’ultima rilevazione Ipsos-Doxa per il Corriere fotografa Futuro Nazionale al 6% e la Lega di poco sotto, al 5,6%. Lettura respinta dal Carroccio, che oppone l’Human Index — un indicatore che incrocia demoscopia e sentiment social — secondo cui la Lega sarebbe al 7% contro il 5,6% di Vannacci. Numeri diversi, stessa conseguenza: la tensione entra anche nella convention della Lega Giovani in Riviera, dove Matteo Salvini ribadisce l’approccio di lungo periodo. “Non mi esalto quando vanno bene, non mi deprimo quando vanno male. Il mio sondaggio è il giorno del voto, autunno 2027. Obiettivo: centrodestra confermato al governo e Lega in doppia cifra”, dice il segretario.
Dentro la Lega il dibattito resta acceso. Luca Toccalini, leader dei giovani, rivendica sale piene e mobilitazione, accusando “certa stampa” di ignorare i segnali favorevoli. Dal fronte dei territori arrivano letture divergenti: Alberto Stefani elogia l’attenzione di Salvini alle realtà locali e ammonisce chi “si ricorda del partito solo quando è al 34%”, mentre Massimiliano Romeo, capogruppo al Senato e riferimento dell’area nordista, invoca “forti cambiamenti” e priorità più sintonizzate con la gente. Lo strumento individuato da Salvini, il “Tavolo dei territori”, convince poco soprattutto in Veneto, dove i sondaggi vengono passati al setaccio e la sensibilità autonomista è storicamente forte.
Nel quadro, la figura di Vannacci divide e catalizza. Per Igor Iezzi, deputato milanese vicino al segretario, il generale “è la novità che fa comodo a chi vuol male al centrodestra, anche usando sondaggi di parte”, e i litigi interni non aiutano. Eppure proprio il Veneto rischia di diventare il laboratorio di una competizione tutta interna all’area: da un lato una destra identitaria e movimentista che cerca spazio e simboli (il duello con Zaia), dall’altro una destra amministrativa, radicata e pragmatica, che rivendica risultati sul territorio.
Se il confronto pubblico auspicato da Vannacci dovesse davvero andare in scena a Treviso, potrebbe trasformarsi in un test nazionale: non solo per misurare il peso delle “due destre”, ma per capire quale narrazione — tra coerenza valoriale e capacità di governo — parlerà di più a un elettorato che in Veneto resta decisivo per gli equilibri del centrodestra. In attesa delle urne, la contesa si gioca sul campo delle percezioni, tra sondaggi contestati, organizzazione locale e leadership in cerca di conferme.
di Redazione AltovicentinOnline
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