La Croce del Monte Maggio, che da Laghi domina l’Alto Astico come un punto fermo tra cielo e terra, si è riempita di volti, bandiere e passi lenti. Una salita nel giorno della commemorazione ai Caduti, avvenuta domenica 5 luglio, dove l’aria si fa so
ttile e la vista sembra allargarsi fino a toccare la storia. Una celebrazione sentita e dove non si è andati soltanto per ricordare. Si è andati per restare in ascolto.
La cerimonia si è svolta nel segno della tradizione: l’alzabandiera, la deposizione della corona d’alloro, la Messa. Gesti che si ripetono ogni anno e che proprio per questo non perdono forza, ma la accumulano. In certi luoghi la storia non si racconta soltanto: si vede, si respira, si tocca nelle pietre e nei sentieri che furono trincee. Il Monte Maggio, durante la Grande Guerra, non era un panorama. Era un confine. Un punto esatto in cui il mondo si divideva tra chi avanzava e chi resisteva. E oggi, a distanza di più di un secolo, quella linea non è scomparsa: si è trasformata in memoria condivisa.
Su questo crinale la memoria assume una forma più concreta. Alla Croce del Monte Maggio si trova anche la lapide dedicata al capitano Attilio Venini, insignito della Medaglia d’Oro al Valor Militare. Durante la Prima guerra mondiale, il Monte Maggio rappresentava uno dei punti di contatto tra il Regno d’Italia e l’Impero austro-ungarico. Più che un confine lineare, era una zona di prima linea, caratterizzata da scontri ravvicinati e da posizioni spesso contese metro per metro. In questo contesto, nell’aprile del 1916, il capitano Venini assunse il comando della 91ª compagnia, successivamente confluita nel battaglione “Monte Suello”. Poche settimane dopo, il reparto fu inviato sull’Altopiano dei Sette Comuni in risposta alla Strafexpedition, l’offensiva austro-ungarica iniziata il 15 maggio 1916. Il 18 maggio, nel pieno dei combattimenti, la situazione del reparto divenne particolarmente difficile. Venini decise di esporsi direttamente per coordinare i propri uomini sotto il fuoco nemico. Colpito in modo grave, rifiutò l’evacuazione per non lasciare la compagnia e rimase al posto di comando per diverse ore, continuando a dirigere le operazioni fino alla morte. Per questo gli fu conferita alla memoria la Medaglia d’Oro al Valor Militare. Oggi la sua lapide si trova accanto alla Croce del Monte Maggio, come testimonianza legata alla storia del luogo e ai fatti della Prima guerra mondiale.
di Redazione AltovicentinOnline
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