AGI – C’è chi affronta sentieri anche impegnativi con scarpe basse, da città, perfino in infradito o Crocs. C’è chi non ha nemmeno un’idea di cosa sia una mappa e per orientarsi si affida al cellulare (senza considerare che in montagna quasi sempre si ha grossi problemi di ricezione). E c’è chi arriva in quota con abbigliamento da città, se non proprio da mare.
“E dove li soccorriamo? – ha poi proseguito – Abbiamo moltissimi interventi al Lago di Sorapis e alle Tre Cime di Lavaredo, luoghi “instagrammati” per eccellenza. Ma sui social tutto sembra facile e accessibile. Soccorriamo tante persone per traumi agli arti inferiori perché invece di scarponcini indossano scarpe basse, magari da città, perché sui social si vede la foto dell’escursionista arrivato, che prende il sole, che si gode il tramonto e tutto sembra facile come una passeggiata in città”. E nella stragrande maggioranza dei casi: nessuna mappa, nessuna corda, nessuna barretta energetica o sacco a pelo da usare in caso di necessita’, nessun fischietto o luce utile per la segnalazione.
Solo pochi giorni fa il Soccorso Alpino ha tratto in salvo una coppia marchigiana sopravvissuta senza cibo e riparo per sei giorni sulle Dolomiti, nella provincia di Pordenone. “Sono persone salvate solo grazie alla caparbietà dei nostri soccorritori che non hanno mai mollato – prosegue – ma loro hanno rischiato tanto, hanno intrapreso un sentiero non agibile e poi perso la traccia. La tecnologia va bene, ma serve anche un bagaglio tecnico: un GPS ha una normale approssimazione e se dieci metri di differenza su un sentiero piano sono poca cosa, dieci metri in parete sono tantissimi”.
I costi degli interventi di soccorso
Dopo sei giorni di ricerche ininterrotte, la coppia marchigiana si ricorderà bene questa esperienza. E non solo per la paura di ritrovarsi soli e a rischio di vita, ma anche per l’aspetto economico. La legge è chiara: se un escursionista è ferito, il soccorso è gratuito; se un escursionista è illeso, allora deve farsi carico delle spese sostenute per la sua ricerca. Il che si traduce in cifre decisamente importanti. Qualche esempio? Circa 90/100 euro per minuto di volo di un elicottero e 200 euro di chiamata (e altri 50 euro per ogni ora di ricerca) per le squadre di terra. Tariffe che fanno si’ che un “normale” servizio di soccorso possa tranquillamente superare i 3.000-5.000 euro di costo, fino a punte di 7.500 euro in caso di chiamata immotivata.
Agi (foto generica di repertorio)
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