Chi ne capisce un po’ di criminalità organizzata l’aveva capito subito che quello non era un attentato incendiario firmato dalla mafia. Una vergogna, una storia senza precedenti, una vile simulazione che ha messo in moto la macchina della giustizia con uomini, magistrati e persino sacerdoti impegnato nella lotta alla camorra. Oggi quella vicenda prende una svolta clamorosa. Secondo la ricostruzione della Procura di Vicenza, l’ordigno esploso il 30 maggio scorso davanti all’abitazione  di Adriano Cappellari, collaboratore  del quindicinale L’Altopiano e del quotidiano Il giornale di Vicenza,  non sarebbe stato il frutto di un attentato, ma di una simulazione. Gli inquirenti ipotizzano infatti che a provocare l’esplosione sia stato lo stesso Cappellari che nel frattempo aveva anche goduto della scorta.

Mesi di paura a Enego
Per mesi, a Enego, ogni nuovo episodio aveva alimentato la stessa domanda: chi c’è dietro quella scia di intimidazioni che ha scosso la tranquillità dell’Altopiano? Un interrogativo rimasto senza risposta fino alla svolta impressa dalla Procura della Repubblica di Vicenza, che mercoledì ha reso noto l’esito delle prime indagini che, va ribadito, sono ancora nella fase preliminare.

La perquisizione e le accuse
I Carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Bassano del Grappa hanno eseguito una perquisizione personale, domiciliare e informatica nei confronti di Adriano Cappellari, indagato, a vario titolo, per incendio, calunnia, simulazione di reato continuata, procurato allarme e truffa ai danni di un ente pubblico.

L’ordigno e la ricostruzione degli investigatori
Al centro dell’inchiesta c’è l’esplosione avvenuta il 30 maggio scorso davanti alla casa di Cappellari. Un episodio che aveva suscitato forte allarme nella comunità e che, secondo la ricostruzione della Procura, sarebbe stato simulato. Per arrivare a questa ipotesi investigativa, i Carabinieri hanno ricostruito nel dettaglio la preparazione dell’ordigno, ricostruendo gli acquisti fatti online: bombolette di gas e alcol, arrivate nell’unica consegna a Enego, incrociando i tempi di consegna e chi aveva ricevuto il pacco dal corriere. Ma non solo.

Le telecamere e il lavoro del reparto scientifico
A rafforzare il quadro investigativo, secondo la Procura, ci sarebbero anche le immagini dei sistemi di videosorveglianza, che immortalerebbero una persona ritenuta compatibile, per corporatura e altezza, con Adriano Cappellari. Un contributo decisivo sarebbe arrivato anche dagli accertamenti del reparto investigazioni scientifiche, che ha analizzato i reperti recuperati dopo la deflagrazione. Secondo gli investigatori, i materiali rinvenuti sarebbero compatibili con quelli acquistati online e pagati, sempre secondo la ricostruzione della Procura, con una carta di credito riconducibile all’indagato.

Le altre presunte intimidazioni
L’esplosione del 30 maggio non è l’unico episodio finito sotto la lente della Procura. Nel corso delle indagini, coordinate dall’autorità giudiziaria, gli investigatori hanno ricostruito anche una serie di fatti denunciati nei mesi precedenti. Nel fascicolo sono confluite le segnalazioni relative a lettere minatorie e ad altri presunti atti intimidatori avvenuti tra novembre e febbraio, episodi che avevano alimentato un clima di paura e tensione nella comunità di Enego. Il procuratore della Repubblica di Vicenza, Lino Giorgio Bruno, sottolinea che il procedimento è ancora nella fase delle indagini preliminari e ribadisce che Adriano Cappellari deve essere considerato non colpevole fino all’eventuale accertamento definitivo delle responsabilità con una sentenza irrevocabile.

La scorta, la solidarietà e le prese di posizione. Procura: “Tutto falso”
All’indomani dell’esplosione, ai primi di giugno, ad Adriano Cappellari era stata assegnata una tutela di quarto livello: un’auto non blindata con due carabinieri incaricati di accompagnarlo negli spostamenti. “Mi hanno assegnato un’auto con due carabinieri e i miei spostamenti devono essere programmati. Una situazione un po’ pesante, devo abituarmi, però almeno mi sento più sicuro” aveva dichiarato all’Adnkronos. Ma non solo. Su di lui, anche un’ondata di solidarietà eccezionale: da Stefani,  Zaia e Meloni.

di Redazione AltovicentinOnline

 

La mafia a Enego? Bastava fare il proprio mestiere. Perchè sdegna il falso attentato di Adriano Cappellari e la sua mitomania – AltoVicentinOnline

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