Dalla tecnologia agli investimenti, dalla manutenzione delle reti ai comportamenti quotidiani, ogni intervento può diventare importante. Persino le piccole opere costruite oltre un secolo fa sul Grappa possono tornare a ricordare una lezione semplice: l’acqua va conservata quando c’è, perché aspettare l’emergenza può significare arrivare troppo tardi.

La crisi idrica non è più un fenomeno da affrontare soltanto nei mesi estivi. Per il Veneto, la siccità sta diventando una questione strutturale che impone una nuova programmazione dell’acqua, dagli usi agricoli a quelli domestici e produttivi.

A richiamare l’attenzione sulla necessità di cambiare approccio è Dario Bond, assessore regionale all’Agricoltura, che, in un’intervista rilasciata a Il Mattino,  indica negli invasi di accumulo una delle principali risposte alla scarsità d’acqua. Una strategia che, tuttavia, richiederà anni per produrre risultati concreti: progettazione, autorizzazioni e realizzazione delle opere possono richiedere tra i 24 e i 36 mesi.

La situazione del comparto agricolo rende il problema ancora più urgente. Secondo le stime riportate dal Mattino , la siccità avrebbe già provocato in Veneto danni per circa mezzo miliardo di euro, mentre Confagricoltura segnala una riduzione del raccolto di mais e mette in evidenza i rischi per produzioni come riso, soia, barbabietola, pomodoro e uva.

Acqua, una gestione da emergenza permanente

Secondo Bond, la vera svolta dovrebbe consistere nel considerare la gestione dell’acqua come una priorità permanente, senza aspettare l’arrivo della stagione più critica. L’obiettivo è coordinare maggiormente la gestione dei grandi bacini e degli invasi idroelettrici, programmando i rilasci in funzione delle effettive necessità del territorio. In questo processo diventa centrale il rapporto con Enel, indicata come uno degli interlocutori fondamentali per la gestione delle risorse accumulate nei bacini.

La Regione punta inoltre a coinvolgere agricoltori, consorzi di bonifica, tecnici della difesa del suolo e sistema meteorologico. Non un semplice tavolo istituzionale, ma una struttura capace di lavorare in modo continuativo e di utilizzare previsioni climatiche più articolate rispetto alle normali indicazioni meteorologiche di breve periodo.

Per decidere quanta acqua conservare e quando utilizzarla, infatti, non bastano più previsioni limitate a pochi giorni. Servono valutazioni stagionali e strumenti capaci di mettere in relazione precipitazioni, temperature, disponibilità dei bacini e fabbisogni del territorio.

Il ritorno dei piccoli invasi

Ed è proprio qui che il passato può offrire una soluzione inattesa.

Nel territorio del Monte Grappa esistono ancora tracce di una rete di piccoli bacini realizzati durante la Prima guerra mondiale. Strutture nate in un contesto completamente diverso, con l’obiettivo di garantire l’approvvigionamento idrico alle truppe impegnate sul fronte, che oggi potrebbero tornare utili, almeno in parte, per sostenere l’economia delle aree montane.

L’idea è quella di recuperare e rendere nuovamente operativi alcuni di questi micro-invasi, dopo averne verificato condizioni, sicurezza e reale funzionalità.

Non si tratta, naturalmente, di una soluzione sufficiente ad affrontare da sola la crisi idrica regionale. Ma il recupero di infrastrutture già esistenti potrebbe rappresentare una delle tante tessere di una strategia più ampia, soprattutto nei territori montani dove anche piccoli quantitativi d’acqua possono avere un peso significativo per agricoltura, allevamento e attività locali.

Servono nuovi invasi, ma anche meno sprechi

La strategia indicata dalla Regione passa però anche dalla riduzione dei consumi. L’acqua, sottolinea Bond, è destinata ad assumere un valore sempre maggiore e il suo utilizzo dovrà essere più consapevole. Questo significa intervenire sia sui comportamenti individuali sia sui sistemi di misurazione e tariffazione, prevedendo meccanismi capaci di scoraggiare consumi eccessivi.

Un altro capitolo riguarda la rete acquedottistica, sulla quale servono investimenti importanti per ridurre le perdite e migliorare l’efficienza del sistema. La questione, del resto, supera i confini del Veneto e richiede una programmazione nazionale.

Una sfida che guarda al futuro

La siccità non può più essere considerata un episodio destinato a risolversi spontaneamente con il ritorno delle piogge. La riduzione delle precipitazioni, l’aumento delle temperature e la maggiore irregolarità degli accumuli rendono necessario conservare l’acqua quando è disponibile per poterla utilizzare nei periodi di maggiore bisogno.

Da qui la necessità di accelerare sulla realizzazione di nuovi bacini, censire e recuperare quelli esistenti e migliorare il coordinamento tra tutti i soggetti che gestiscono la risorsa.

Dalla tecnologia agli investimenti, dalla manutenzione delle reti ai comportamenti quotidiani, ogni intervento può diventare importante. Persino le piccole opere costruite oltre un secolo fa sul Grappa possono tornare a ricordare una lezione semplice: l’acqua va conservata quando c’è, perché aspettare l’emergenza può significare arrivare troppo tardi.

di redazione AltovicentinOnline

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