Dal 5 al 20 settembre, nell’ex Lanificio Conte a Schio, un viaggio tra fotografie, documenti, filatelia, filmati e modellismo per celebrare un secolo e mezzo di ferrovia vicentina. Ci sono ferrovie che collegano semplicemente due città. E poi ci sono quelle che, nel tempo, finiscono per diventare parte dell’identità di un territorio. È il caso della Vicenza–Schio, che quest’anno celebra i suoi primi 150 anni.
Un anniversario che diventa occasione per guardare indietro, attraversare fotografie e documenti, ritrovare stazioni, locomotive, passaggi a livello e volti, ma anche per riscoprire il ruolo che questa linea ha avuto nella vita economica e sociale dell’Alto Vicentino. Era martedì 29 agosto 1876 quando la ferrovia venne aperta all’esercizio. A distanza di un secolo e mezzo, Schio le dedica una grande mostra allestita dal 5 al 20 settembre 2026 negli spazi espositivi dell’ex Lanificio Conte, in largo Fusinelle. L’iniziativa è organizzata dai Ferromodellisti Alto Vicentino di Schio, con il patrocinio del Comune di Schio, e curata da Roberto Sperotto. Non una semplice esposizione celebrativa, ma una sorta di guardaroba della memoria ferroviaria: oltre 150 anni di storia vengono ricomposti attraverso immagini, oggetti, mappe, documenti e testimonianze visive.
Oltre 200 fotografie per attraversare un secolo e mezzo
Il cuore della mostra è una grande rassegna fotografica che segue l’intero arco di vita della linea. Sono oltre 200 le immagini esposte, alcune delle quali in grande formato su tela, provenienti da archivi, associazioni, fondazioni e collezioni di appassionati. Il racconto non si limita alle locomotive. Anzi, sono proprio i dettagli apparentemente marginali a restituire il fascino quotidiano della ferrovia: la cura delle piante e dei fiori nelle stazioni e nei caselli, i mezzi impiegati per costruire e mantenere la strada ferrata, i passaggi a livello, le trasformazioni degli impianti e il traffico merci. Tra le immagini più curiose ci sono quelle dedicate ai carri utilizzati per il trasporto delle mietitrebbie Laverda, testimonianza di quel legame tra ferrovia e industria che ha accompagnato lo sviluppo economico del territorio. Particolare attenzione merita la sequenza fotografica realizzata da Luigi Sarolo nel 2007, durante l’ammodernamento della linea. Le immagini raccontano il cantiere, la sostituzione dei binari e il particolare treno utilizzato per i lavori: una sorta di backstage della ferrovia contemporanea, dove la tecnologia prende il posto della locomotiva a vapore senza cancellare la continuità della storia. Accanto a queste fotografie, gli scatti di Giampietro Gazzola, realizzati in anni diversi nella stazione di Schio, restituiscono invece la dimensione più iconica della ferrovia: locomotive, banchine, convogli e quell’atmosfera sospesa che appartiene alle stazioni di ogni epoca.
Quando anche un francobollo diventa memoria
C’è poi un capitolo più inatteso e prezioso: quello della filatelia ferroviaria, curato da Roberto Sperotto. La rassegna presenta le emissioni filateliche italiane dedicate alla ferrovia a partire dal 1939, mettendole a confronto con quelle di altri Paesi. Il risultato è un piccolo viaggio internazionale attraverso l’immaginario ferroviario: dal traforo del Sempione al treno rosso del Bernina, fino alla ferrovia Rimini–San Marino. Il francobollo, in questo percorso, diventa molto più di un oggetto da collezione. È una miniatura capace di raccontare infrastrutture, paesaggi, progresso e modernità, trasformando la ferrovia in un simbolo da spedire oltre confine.
La stazione di Schio, cuore di una storia più grande
Ampio spazio viene dedicato anche ai documenti e alla cartografia. Il tracciato della linea, i progetti e gli ampliamenti delle stazioni raccontano l’evoluzione di una ferrovia che ha dovuto adattarsi alle esigenze del territorio e della storia. Particolarmente significativo è il capitolo dedicato alla Grande Guerra, quando le stazioni della Vicenza–Schio furono ampliate per rispondere alle necessità logistiche legate al conflitto. A raccontare la centralità raggiunta dalla stazione di Schio è anche il suo storico piano di stazione, risalente all’epoca in cui erano ancora operative le linee verso Arsiero e Torrebelvicino e verso Asiago. Una mappa che oggi appare quasi come una fotografia dall’alto di un sistema ferroviario molto più articolato di quello che conosciamo.
Il cinema della memoria
La mostra avrà anche una dimensione cinematografica. Una parte dello spazio espositivo sarà infatti dedicata alla proiezione di video dedicati ai treni storici giunti a Schio, con immagini girate sulla piattaforma per la giratura situata all’estremo sud della stazione e rimossa nel 2001. Il materiale è curato da Giampaolo Piovan di Video 90 e permette di ritrovare una struttura ferroviaria ormai scomparsa, restituendo movimento a un luogo che oggi esiste soltanto nella memoria e nelle immagini. A completare il percorso, Umberto Echerle propone un’esperienza di visione stereoscopica attraverso un visore di fine Ottocento. Un modo suggestivo per entrare letteralmente dentro le immagini del passato e osservare la ferrovia con lo stesso stupore di chi la vide nascere.
E poi arriva il treno
Perché una mostra sulla ferrovia non poteva che avere, naturalmente, un treno in movimento. I Ferromodellisti Alto Vicentino, guidati da Alessandro Barone, hanno scelto un modello di grandi dimensioni LGB (Lehmann Gross Bahn) dedicato alla ferrovia più celebre del Vicentino: la Rocchette–Asiago. Il piccolo grande convoglio riproduce una locomotiva a cremagliera, un vagone passeggeri e un carro merci. Il percorso attraversa un grandioso ponte sull’Astico e imbocca la galleria della Pendola, riprodotta con particolare attenzione alla realtà storica. È il momento in cui la storia diventa movimento, il documento diventa paesaggio e il modellismo si trasforma in una forma sorprendentemente precisa di memoria.
Una storia ancora da scoprire
La mostra dedicata ai 150 anni della Vicenza–Schio sembra così costruire un ponte tra epoche diverse: dalla locomotiva a vapore alla ferrovia contemporanea, dalle grandi infrastrutture ai piccoli dettagli dei caselli, dai francobolli alle fotografie, fino ai modelli in movimento. Una celebrazione che non guarda soltanto al passato, ma racconta quanto profondamente la ferrovia sia entrata nell’immaginario e nella vita dell’Alto Vicentino. E il viaggio non è ancora completo. Altre iniziative sono infatti in corso d’opera e saranno svelate in occasione dell’inaugurazione.
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