“Oggi è un giorno da ricordare: il cammino verso l’Autonomia si fa ancora più breve e il passo si fa ancora più deciso. I Veneti stanno aspettando da troppo tempo di vedere riconosciuto un diritto a cui aspirano perché garantito dalla Costituzione. Dopo l’approvazione degli schemi di intesa definitivi da parte della Giunta un mese fa, il Consiglio regionale ha raccolto la palla e nei tempi essenziali ora ha assicurato il via libera. Non resta che un passaggio in Consiglio dei ministri e il voto definitivo in Parlamento. Il Veneto ha fretta”. È il commento del presidente della Regione del Veneto, Alberto Stefani, al voto favorevole dell’assemblea di Palazzo Ferro Fini agli schemi di intesa definitivi tra Governo e Regione per l’Autonomia differenziata. Un percorso iniziato il 22 ottobre 2017, quando oltre 2 milioni e 300 mila veneti andarono alle urne e il 98,1 per cento dei votanti disse sì.
Al momento le materie sul tavolo sono Protezione civile, Professioni, Previdenza complementare e integrativa, Tutela della salute – Coordinamento della finanza pubblica. “Qualcuno mi deve spiegare come si possa rinunciare o, addirittura pensare, che avere queste maggiori condizioni di autonomia con contratti integrativi migliori, possibilità di intervenire sui fondi integrativi nella spesa sanitaria, una maggiore capacità di spesa nella programmazione dell’edilizia sanitaria e in quella tecnologica, sia qualcosa di sbagliato”, osserva il governatore.
“Non credo lo possa dire nessuno. Se la riforma porterà a casa qualcosa per il Veneto, tutti dovrebbero fare squadra e capire l’importanza strategica che una riforma come l’autonomia può portare al nostro territorio”.
Dalla maggioranza toni di soddisfazione. “Quello compiuto oggi dal Consiglio regionale è un passaggio storico per il Veneto, perché il percorso dell’Autonomia entra finalmente in una fase concreta e attuativa”, dichiara Claudio Borgia, capogruppo di Fratelli d’Italia. “Non siamo più soltanto davanti a una rivendicazione politica, ma a responsabilità e strumenti precisi che potranno consentire al Veneto di decidere meglio, più rapidamente e più vicino alle esigenze dei cittadini”.
L’esponente Fdi si toglie poi un sassolino dalla scarpa: “Chi continua a descrivere Fratelli d’Italia come una forza contraria all’Autonomia viene smentito dai fatti: è con questo Governo che è stata approvata la legge nazionale di attuazione dell’art. 116 della Costituzione ed è con questo Governo che il negoziato con il Veneto è arrivato fino alle intese che oggi approviamo. Senza questa volontà politica nazionale, la richiesta espressa dai veneti sarebbe rimasta ancora una volta incompiuta”.
Per Forza Italia il capogruppo Alberto Bozza, con gli altri consiglieri azzurri Jacopo Maltauro e Mirko Patron, rivendica l’azione del partito a favore di un’Autonomia da raggiungere attraverso “un percorso graduale, ma concreto. È l’approccio che ha sempre avuto Forza Italia, a Roma come a Venezia. Da fondatori del centro destra, abbiamo cercato fin dal principio di porci come equilibratori delle diverse sensibilità della coalizione, indicando la strada maestra, cioè abbandonare gli slogan, la demagogia e gli estremismi da una parte e i tabù dall’altra, e lavorare tutti assieme smussando gli angoli e con un approccio riformista e pragmatico”.

Netta la bocciatura del Pd. “Messi di fronte a un pacchetto di competenze di ripiego, con zero autonomia fiscale e un Consiglio regionale mortificato nel suo ruolo, ci siamo rifiutati di fare da passacarte”. A dirlo è Giovanni Manildo, capogruppo del Partito Democratico in Consiglio regionale del Veneto, correlatore del provvedimento e precisando i motivi che hanno portato il gruppo dem a non partecipare al voto. “Oggi non abbiamo assistito allo storico traguardo dell’autonomia del Veneto ma al sipario che cala in modo liberatorio su trent’anni di propaganda politica. Dopo decenni di promesse su trattenimento delle tasse e 23 materie, ci è stato presentato un pacchetto ridotto al minimo sindacale. In sanità non arrivano nuove risorse e la previsione sui fondi integrativi rischia di creare un’inaccettabile sanità a due velocità, discriminando i cittadini per reddito e territorio”.

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