In mezzo alla tragedia, ci sono anche i grazie che non si riescono a dire. Come quello della moglie del 50enne di Chioggia che una settimana fa si è accasciato lungo il sentiero che porta a Malga Pozze, a Enego, sempre più riprendere conoscenza. Ora, la donna, pur sospesa tra il dolore di quei drammatici minuti sull’Altopiano lancia un appello sui social: “Non ho ringraziato quegli escursionisti di nazionalità italiana e tedesca che insieme ai miei carissimi amici hanno cercato in tutti i modi di salvarlo. Poi una frase che dice tutto: “grazie per averci provato. Grazie infinite”.

È un appello che nasce da una tragedia e che oggi prova a trasformare il dolore in riconoscenza. La famiglia di Christian Tiozzo Fasiolo cerca quelle persone che domenica 20 settembre si trovavano lungo il percorso verso il Monte Chiesa, passando da piazza delle Saline a Malga Pozze attraverso la Selletta Caviglia. Il 50enne chioggiotto era in escursione con la famiglia quando è stato colto da un improvviso malore. I primi a intervenire sono stati proprio i familiari e alcuni escursionisti, poi sono arrivati il Soccorso alpino, l’ambulanza di Asiago e l’elisoccorso di Padova. Tutti i tentativi di rianimarlo si sono rivelati purtroppo inutili. Una corsa contro il tempo finita nel modo più drammatico.

Molto conosciuto a Chioggia per il suo impegno nel mondo dello sport, Tiozzo era dirigente della società Borgo San Giovanni, dove era una figura stimata e apprezzata. La sua scomparsa ha suscitato profondo cordoglio in città. Ma ora, accanto al dolore, resta anche un pensiero rivolto a quelle persone che, nei momenti più drammatici, non si sono voltate dall’altra parte. La moglie racconta di non essere riuscita, travolta dalla situazione, a ringraziare gli escursionisti che si erano fermati per tentare di salvare Christian. Un gesto che, nonostante il dolore di quelle ore, le è rimasto impresso. Da qui l’appello affidato ai social: condividere il messaggio e aiutare la famiglia a rintracciare quegli escursionisti italiani e tedeschi che hanno partecipato ai disperati tentativi di soccorso. Per poter dire loro, anche se a distanza di giorni, quel grazie che in quel momento non è stato possibile pronunciare.

Non c’è più nulla da fare per cambiare il tragico epilogo di quella giornata. Ma c’è ancora una cosa che la famiglia può fare: dire finalmente quel grazie rimasto strozzato in gola. “Grazie per averci provato”. Poche parole. Ma, dopo una tragedia come questa, forse sono quelle che contano di più.

di Redazione AltovicentinOnline

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