“Il Veneto oggi ha scelto di prendersi cura di chi si prende cura. La legge approvata dal Consiglio regionale riconosce e valorizza il ruolo centrale di chi, tutti i giorni, segue una persona cara malata, con disabilità, non autosufficiente o che necessita di essere accudita per particolari necessità assistenziali. Abbiamo mantenuto la promessa: al caregiver familiare, che sarà inserito nella rete dei servizi sociali e sanitari, è riconosciuto il valore sociale ed economico che rappresenta come risorsa per tutta la società”.

Così il Presidente della Regione del Veneto, Alberto Stefani, esprime grande soddisfazione per l’approvazione a Palazzo Ferro Fini della legge regionale che riconosce la figura del caregiver familiare.

“Ancora una volta il Veneto dimostra sensibilità e visione – prosegue Stefani -. La legge approvata è un importante segnale di civiltà, una nuova pietra miliare del percorso sociosanitario che mette al centro la persona e le relazioni umane. Riguarda più di 260.000 veneti per i quali l’attività del caregiver non è soltanto un impegno familiare, ma si configura come un prezioso e fondamentale tassello della rete di assistenza. Per questo deve contare sul giusto riconoscimento sociale nel sistema regionale integrato dei servizi e del Welfare”.

“Nella prima seduta del Consiglio regionale di questa legislatura, durante il mio discorso di insediamento, avevo lanciato una proposta: approvare una legge di civiltà, lavorando insieme, maggioranza e opposizione – aggiunge Stefani -. Con orgoglio oggi abbiamo raggiunto l’obiettivo. Ringrazio la giunta e tutti i Consiglieri, anche per l’impegno di questi mesi e il senso di responsabilità dimostrato. Di fronte a scelte come queste non ci possono essere divisioni politiche davanti all’interesse dei nostri cittadini. Oggi non vince una parte, oggi vince il Veneto”.

 

La soddisfazione della consigliera Dem Chiara Luisetto

 

Oggi è una giornata storica per la nostra Regione. Con l’approvazione all’unanimità della legge sui caregiver familiari, il Veneto compie un atto di civiltà e fa una scelta di campo precisa: trasformare una presenza finora silenziosa in una figura pienamente riconosciuta, tutelata e sostenuta dalle istituzioni».

A dichiararlo è la consigliera regionale del Partito Democratico e vicepresidente della commissione Socio-sanitaria, Chiara Luisetto, prima firmataria della legge, a margine dell’approvazione finale del provvedimento in Aula consiliare. La proposta era stata condivisa nei mesi scorsi dal presidente della Regione Alberto Stefani «che ha cofirmato e ha contribuito direttamente al rafforzamento del testo».

«I caregiver familiari sono il cuore pulsante del nostro sistema di welfare, ma per troppo tempo sono stati lasciati soli ad affrontare un carico emotivo, fisico ed economico devastante. Parliamo di oltre 600 mila persone in Veneto, in maggioranza donne della cosiddetta generazione ‘sandwich’, schiacciate tra lavoro, cura dei figli e assistenza ai genitori anziani o con disabilità, che spesso hanno dovuto rinunciare all’impiego e alla propria salute per stare accanto a un familiare caro. Da oggi il messaggio che inviamo è chiaro: per il sistema pubblico queste persone esistono, hanno voce e hanno diritto a essere sostenute».

«Questa legge – prosegue Luisetto – nasce da un lungo percorso di ascolto e partecipazione che ha visto il coinvolgimento del Terzo settore, delle forze sindacali, delle associazioni e delle esperienze dirette dei cittadini, trovando una forte convergenza trasversale. È il frutto di un lavoro corale e ringrazio chi ha creduto fin dall’inizio in questo percorso comune».

«Con questo provvedimento – spiega la consigliera dem – garantiamo interventi precisi e strutturati: dai servizi di sollievo per consentire momenti di riposo e far fronte alle emergenze, al supporto psicologico contro il burnout, fino all’informazione e alla formazione specifica gratuita se richiesta. Inseriamo formalmente il caregiver nel Piano Assistenziale Individualizzato, gli riconosciamo il diritto alla conciliazione tra vita lavorativa e di cura e, per la prima volta, prevediamo la certificazione delle competenze acquisite, offrendo un’opportunità concreta anche per chi vorrà reinserirsi nel mercato del lavoro».

«Ma non consideriamo questa legge un punto di arrivo, bensì l’assunzione di una responsabilità precisa. La cura non può più essere derubricata a fatto privato o individuale: è un bene sociale e un bisogno collettivo. Da domani – conclude Luisetto – saremo al lavoro affinché a queste risorse e a questi diritti corrispondano servizi accessibili e capillari su tutto il territorio. Prendersi cura di chi si ama non deve mai più significare essere lasciati soli».

 

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